Saman Abbas, arrestata la madre

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La svolta culturale e legale nel Pakistan per l’emancipazione della donna e la collaborazione internazionale

Venerdì 31 maggio è stata arrestata, in un villaggio ai confini con il Kashmir, Nazia Shaheem, la madre di Saman Abbas, la diciottenne uccisa a Novellara il 1° maggio del 2021. La donna, cinquantunenne, era latitante da più di tre anni. La ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva firmato la richiesta di estradizione per entrambi i genitori nel settembre del 2021.

Mandato di cattura internazionale

Shabbar, il padre della giovane, era stato arrestato nel novembre del 2022 nella Regione del Punjab su mandato di cattura internazionale. Dal momento dell’arresto al suo arrivo in Italia trascorsero però quasi dieci mesi. Per lui la procedura di estradizione fu particolarmente lunga per la mancanza di accordi bilaterali in materia fra Italia e Pakistan. Il via libera da parte della magistratura, dopo molti rinvii, arrivò nel luglio 2023 e la concessione da parte del Governo pachistano arrivò a fine agosto. Un evento storico. Shabbar atterrò in Italia su un volo dell’Aeronautica militare nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre 2023.

Su Nazia pendeva ancora il mandato di cattura internazionale. Dei cinque imputati per l’omicidio di Saman, i genitori, lo zio e i due cugini, mancava solo lei. Entrambi i genitori erano stati condannati all’ergastolo nel dicembre 2021, pur non essendo presenti in aula durante il processo per l’omicidio della figlia. Nazia ora comparirà davanti ai giudici di Islamabad, iniziando l‘iter di estradizione in Italia per scontare la sua pena, come il marito.

Significato

L’arresto in Pakistan della donna rappresenta una svolta culturale e legale, sia in termini di emancipazione che di collaborazione con altri Paesi. Si dà un forte segnale alla comunità pakistana nel Mondo: il matrimonio forzato è un reato e come tale viene perseguito, perché di fatto si continua a praticare nonostante le disposizioni legislative. Nazia infatti è stata per tutti questi anni protetta dal suo clan perchè considerata un’eroina per quanto fatto alla figlia. È la prima volta che una donna viene catturata per un presunto delitto d’onore.

Gli avvenimenti

Ripercorriamo la vicenda di questo abominevole delitto. Saman era nata in Pakistan il 18 dicembre 2002. All’età di 14 anni si era trasferita in Italia con i genitori e il fratello minore Ali Haider. La famiglia risiedeva in una cascina di campagna nella cittadina emiliana di Novellare. Il padre lavorava come bracciante per un’azienda agricola. Ottenuta senza problemi la licenza media, i genitori le impedirono di proseguire gli studi liceali, sebbene ancora scuola dell’obbligo.

Tramite il social TikTok nel 2020 aveva conosciuto Ayub Saqib che, come emerso poi dalle indagini, l’avrebbe illusa sia relativamente al sogno del matrimonio che della maternità. Fu comunque questa relazione all’origine del rifiuto della ragazza al matrimonio forzato con un cugino pakistano. Saqib nel corso delle indagini testimoniò le violenze subite da Saman le minacce di cui fu egli stesso vittima da parte del padre della ragazza. Secondo i suoi racconti Saman era spesso costretta a rimanere in casa, non poteva tenere da parte denaro e poteva usare il telefono solo un’ora al giorno. Talvolta il padre la chiudeva fuori di casa ed era costretta a dormire sul marciapiede.

Rifiuto di accettare il matrimonio imposto

In effetti la giovane si era rivolta ai servizi sociali per fermare le nozze in Pakistan e aveva denunciato i genitori per maltrattamenti e induzione al matrimonio. La denuncia comprendeva anche il sequestro dei suoi documenti, in seguito al tentativo finito male di fuga in Belgio. La ragazza venne quindi ospitata con estrema segretezza in una comunità minorile dove rimase fino all’aprile del 2021. Decise di tornare a casa per recuperare i suoi documenti e sposarsi con il suo fidanzato.

All’ennesimo rifiuto da parte dei genitori di consegnarglieli, il 22 aprile sporse una nuova denuncia nei confronti dei familiari. Fu questa l’ultima volta in cui venne vista pubblicamente prima di sparire l’1 di maggio. Per le indagini sono state fondamentali le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola. La notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 ripresero gli ultimi minuti della vita di Saman, accompagnata dal padre e dalla madre con lo zaino in spalla verso le serre.

La madre probabile esecutrice materiale dell’omicidio

Qui è entrata con la mamma che dopo poco è uscita sola. Potrebbe essere stata addirittura lei l’esecutrice materiale dell’omicidio della figlia. Le motivazioni della sentenza infatti la indicano come una donna dalla personalità ferma e risoluta, secondo quanto si ricava dalle intercettazioni telefoniche. Esse ne restituiscono un profilo tutt’altro che succube, come sostenuto di proposito dalle dichiarazioni del figlio minore. Tale profilo induce a ritenere inevitabile che lei abbia partecipato attivamente ai momenti in cui si è decisa la sorte di Saman. Nella serra l’aspettavano anche lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq.

I coniugi Abbas vennero filmati per l’ultima volta proprio il primo maggio all’aereoporto Milano Malpensa, imbarcati in un volo di sola andata per Lahore. Lo zio e i cugini furono rintracciati in Francia e in Spagna tra maggio 2021 e febbraio 2022. Il fratello venne messo al sicuro in una struttura protetta poiché non emersero elementi da cui ipotizzare il suo coinvolgimento nell’omicidio e nella soppressione del cadavere. Il corpo della ragazza è stato ritrovato a novembre in un casolare abbandonato poco distante dalla cascina dove risiedevano gli Abbas.

La lotta per la libertà di Saman Abbas è stata anche paragonata alla ribellione femminile delle proteste in Iran a seguito della morte di Mahsa Amini nel settembre  2022.

 

Veronica Tulli

Foto © Corriere di Bologna, Il corriere delle città, MasterX iulm

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