L’illegalità costa alle imprese oltre 38 miliardi di euro

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Illegalità

Secondo Confcommercio il 66 % dei consumatori ritiene che fare acquisti on-line sia più facile, ma cadono nella trappola degli articoli contraffatti

Si è svolta a Roma, in Piazza Belli, storica sede di Confcommercio, l’undicesima edizione di “Legalità ci piace”. Giornata dedicata dalla confederazione a riflettere e promuovere la cultura della legalità. Nel corso del convegno, oltre il presidente Carlo Sangalli sono intervenuti il sottosegretario di Stato all’Interno Molteni, la vice presidente di Confcommercio con incarico per la legalità, Patrizia Di Dio, il comandante delle Unità Speciali della Guardia di Finanza generale Rosario Massino e infine il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara.

Dati allarmanti sulla contraffazione

L’ufficio studi di Confcommercio, ha stimato che lo scorso anno l’illegalità è costata alle imprese del commercio e pubblici esercizi ben 38,6 miliardi di euro, e ha messo a rischio 268mila posti di lavoro regolari. Nel dettaglio risulta che l’abusivismo nella ristorazione pesa per 7,5 miliardi di euro, la contraffazione per 4,8 miliardi, la piaga del taccheggio per 5,2 miliardi. Altri costi per contenere la criminalità, assicurazioni, spese difensive, ferimenti, ammontano a quasi 7 miliardi e ora si fa avanti la cyber criminalità con ben 3,8 miliardi sottratti.

L’andamento dei crimini

L’usura è il fenomeno criminale in maggior aumento percepito dagli imprenditori del terziario. Se nel 2019 la valutazione era al 12,7% a distanza di cinque anni è arrivata al 24,4%. Così se aggressioni e violenze erano al 18% nel 2021, nel 2023 sono esplose al 21,3. Le estorsioni e il rachet nel 2019 erano al 15,2%, nel 2023 sono giunte al 19,6%. Di contro rispetto al 2019, lo scorso anno vi sono state meno rapine (18,9%) e meno abusivismo (19,2%).

I furti sono il crimine che preoccupa di più gli imprenditori, sia sul piano della sicurezza personale che su quello dei collaboratori. I valori percentuali dei furti perpetrati sono arrivati nel 2023 a 30,4%, gli atti vandalici e le spaccate alle vetrine al 22,5 %, le rapine al 18,4% e le aggressioni al 14,6%.

Di fronte a tentativi di usura e rachet il 62% degli intervistati, ritiene che si debba sporgere denuncia mentre il 27% non saprebbe cosa fare. Un 35% (dato 2024) però dichiara che si rivolgerebbe alla associazione di categoria mentre un 40% (sempre anno corrente) segnalerebbe la situazione in maniera informale alle forse dell’ordine.

Canali e prodotti di acquisto utilizzati

Il 70.6% di coloro che hanno acquistato beni o servizi in maniera illegale ha utilizzato canali di vendita online.

Nella ricerca prodotta da Format Research tra i beni illegali acquistati al primo posto sono i servizi di intrattenimento, film, abbonamenti tv, musica ecc. Seguono poi prodotti di elettronica ed elettrodomestici, quindi profumi e cosmetici. I biglietti piratati per eventi sono al 57,4 (più 17,4 % rispetto al 2019) mentre farmaci e prodotti parafarmaceutici sono al 58,6 (più 19,6% rispetto 2019).
La motivazione del perché si acquista un prodotto contraffatto è connesso principalmente a ragioni economiche. Diffusa l’idea che risparmiando si faccia un buon affare o perché l’articolo in originale costa troppo. Taluno lo fa in quanto ritiene che il venditore abusivo sia in difficoltà e lo vuole aiutare.

Le imprese esposte alla criminalità

Sono al Sud quelle più esposte a usura e rachet. In primis i ristoranti (29.7%) seguite dai dettaglianti alimentari (28,6% ). Sei imprese su dieci (62,8%) si ritengono penalizzate dalla contraffazione e dall’abusivismo. Molti dalla concorrenza sleale con una pesante riduzione dei ricavi. Otto imprese su dieci hanno investito in sicurezza con sistemi di videsorveglianza e di allarmi antifurto. Il dato più alto è al Centro e al Sud con l’82%, in particolare le tabaccherie che sono le più esposte 98%, e le aziende di trasporto 86,2%.

Fenomeno in espansione

La quasi totalità dei consumatori è consapevole dei rischi che si possono correre acquistando prodotti illegali, in particolare il 70,6% ne indica per la salute e il 55,6% per la sicurezza. Commentando i dati dell’indagine il sottosegretario Molteni ha precisato: «la sicurezza garantisce la convivenza civile, la coesione sociale e la vivibilità. Spetta allo Stato con il controllo del territorio, ma ognuno deve fare la propria parte».

La vice presidente Di Dio ha confermato che: «i dati sono preoccupanti. Il fenomeno della illegalità riguarda ora non solo le grandi Città, ma anche le piccole».

Il generale Rosario Massino, nel suo intervento, ha parlato del monitoraggio costante delle Fiamme Gialle del commercio on-line che è in espansione. Ha rivelato che ci sono due unità preposte a individuare e prevenire le frodi telematiche. «Si monitorano le strategie, il nostro obiettivo è bloccare le criptovalute. Cerchiamo di capire le aggregazioni la loro direzione e come si muovono». A proposito dei beni contraffatti ha aggiunto: «chi produce beni contraffatti non paga le tasse, ma non paga neppure adeguatamente i lavoratori, non paga i contributi. Bisogna quindi massimamente presidiare questo fenomeno».

Il ministro Valditara da parte sua ha voluto precisare che: «siamo insieme per combattere una comune battaglia. Bisogna cominciare dalla scuola. La cultura delle regole è fondamentale».

L’unione fa la differenza

«Senza l’intervento al nostro fianco sia a livello nazionale che locale di istituzioni e forze dell’ordine» – ha dichiarato il presidente Sangalli – «senza questa preziosa alleanza, la “Giornata della Legalità ci piace”, rischierebbe di rimanere solo una bella iniziativa. Invece é fatta per respingere la solitudine degli imprenditori di fronte a fenomeni che sembrano sempre più grandi di loro. Sia i reati violenti che quelli definiti “bianchi” alimentano e sono alimentati da un parallelo avanzare della criminalità organizzata. Noi ci battiamo tutti insieme per dire che la ”Legalità ci piace“ ma soprattutto ci piace l’idea che possa diventare sempre più una battaglia comune da affrontare attraverso i territori, i settori, le generazioni, che la Confcommercio fronteggerà in tutte le sue manifestazioni».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Mark-up, Ilprimatonazionale, Giancarlo Cocco, Eurocomunicazione

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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