Operazione Africa per la Turchia

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Africa

L’avanzata di Ankara è strategica e articolata sia sul fronte militare che culturale ed economico

La Turchia sta cercando di competere con la penetrazione della Cina e della Francia in Africa diffondendo una rete di influenza con investimenti e accordi di difesa. Da quando è entrato in carica nel 2002, Recep Tayyip Erdogan, ha visitato 31 Paesi africani, sia come presidente che nella sua precedente veste di primo ministro. L’Istituto per gli studi sulla sicurezza dell’Ue elogia questa strategia, citandola come un modello da cui l’Europa potrebbe imparare.

Al fine di rafforzare i suoi legami con il continente africano la Turchia ha attribuito importanza all’apertura di ambasciate. Il numero in Africa è passato da 12 nel 2002 a 44 oggi. Di conseguenza, quelle africane ad Ankara, da 10 all’inizio del 2008, è aumentato a 38.

Secondo il ministero degli Esteri turco, le attività in Africa sono state ulteriormente ampliate con istituzioni come la TIKA (Agenzia turca per la cooperazione e il coordinamento) che forniscono assistenza allo sviluppo ai Paesi terzi. L’AFAD (agenzia di risposta ai disastri) fornisce assistenza a molti Paesi, mentre si stanno diffondendo filiali di istituzioni come l’Istituto Yunus Emre (diffusione della cultura, della lingua e dell’arte turca), la Fondazione Maarif (gestione delle istituzioni educative all’estero), la Fondazione religiosa turca e l’Agenzia Anadolu (agenzia di stampa statale Anatoli).

Fatturato 40 miliardi di dollari

Uno degli indicatori più concreti del rafforzamento delle relazioni della Turchia con l’Africa è l’aumento delle relazioni economiche e delle cifre commerciali. Il commercio totale con il Continente africano ha raggiunto i 40 miliardi di dollari, in aumento dai 5,4 nel 2003. Turkish Airlines vola verso 60 destinazioni in Africa. Dal 2008 infatti prevale il dogma, dove apre una scuola in Turchia, seguita dal volo della Turkish Airlines.

Il quotidiano The Nation, che circola nel Continente africano, ha recentemente titolato “In che modo la Turchia si oppone al dominio economico della Cina in Africa?” L’analisi evidenzia che alcuni progetti precedentemente assegnati a società cinesi sono poi andati a quelle turche, in quanto Pechino, che sembrava imbattibile in questo settore, ha iniziato a perdere terreno rispetto a nuovi concorrenti. L’infiltrazione turca arriva in un momento in cui la Banca Mondiale ha annunciato che la spesa per le infrastrutture raggiungerà i 300 miliardi di dollari all’anno fino al 2040, a causa della rapida crescita della popolazione africana e degli effetti dell’urbanizzazione. L’Associazione degli appaltatori turchi riferisce che le aziende turche attualmente svolgono oltre il 20% dei lavori di costruzione internazionali in Africa.

Soprattutto, la Turchia si avvicina a quei Paesi che non hanno superato il trauma del colonialismo con il principio del “rispetto della sovranità”. Wamkele Mene, segretario generale dell’Area di libero scambio continentale africana, ha dichiarato ai media: «La Turchia arriva senza bagaglio coloniale. Questo è un vantaggio».

Strategia ad ampio raggio

Oltre al business, l’impronta della Turchia si sta espandendo attraverso il soft power, Africacon numerose iniziative di educazione e sensibilizzazione. Ha anche un ruolo come fornitore regionale di armi, in particolare droni armati. “La Turchia sta facendo un importante passo avanti diplomatico e istituzionale in Africa”, riferisce l’Economist, sottolineando che “oltre agli ingegneri, sta anche inviando armi e soldati”.

Secondo il quotidiano Oksijen, “è chiaro che Ankara sta sviluppando una strategia aggressiva in campo diplomatico, economico e militare. Dimostra come l’interazione con queste Regioni serva a un duplice scopo per la Turchia: diversificare i partenariati contro l’isolamento e affermare la sua autonomia strategica dall’Occidente”.

Secondo Il Giornale, le analisi affermano che “l’Ue ha interesse a comprendere le motivazioni e le strategie della Turchia. Inoltre, i cambiamenti geopolitici più ampi rendono sempre più importante per l’Unione sviluppare un partenariato costruttivo con la Turchia e affrontare i potenziali punti di attrito.

L’Italia si fa avanti

Il recente rovesciamento dei regimi filo-francesi in Niger, Mali e Gabon, e il simultaneo ritiro delle forze di Parigi, hanno gravemente indebolito la storica influenza politica ed economica della Francia in Africa occidentale. Secondo la BBC, questa situazione ha stuzzicato l’appetito in Italia, che vuole creare una sfera di influenza nel Continente africano. I media turchi riferiscono che il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha espresso il desiderio di agire congiuntamente con la Turchia in Africa durante la sua visita ad Ankara lo scorso gennaio.

Scuole

Anche i passi avanti della Turchia nel campo dell’istruzione sono impressionanti. Le “scuole Maarif” turche forniscono istruzione a circa 20.000 studenti in 25 Paesi africani, hanno riferito i media. In passato, la maggior parte delle scuole erano state fondate da FETO (gulenisti), ma le buone relazioni di Ankara con i Paesi africani hanno contribuito a trasferire la loro proprietà alla nuova istituzione. Negli ultimi dieci anni hanno ricevuto borse di studio per studiare nelle Università turche. Il quotidiano Oksijen riferisce che gli studenti che si diplomano in queste scuole trovano facilmente lavoro come manager in molte aziende fondate per sviluppare il commercio tra la Turchia e l’Africa.

Accordi militari

L’impronta militare di Ankara sta crescendo in Africa. La Turchia ha sostenuto il Governo di Tripoli con aiuti militari contro il regime di Haftar e ha cercato di dimostrare di avere una forte presenza nella Regione. I passi compiuti in Somalia hanno contrapposto la Turchia all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Ankara ha firmato accordi militari con diversi Paesi tra cui Nigeria, Senegal e Togo. Molti di questi hanno beneficiato dell’esperienza della Turchia nella lotta al terrorismo. È anche un dettaglio sorprendente che un numero crescente di ambasciatori africani nominati in Turchia siano generali in servizio o in pensione.

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, non sarebbe una sorpresa che le vendite militari della Turchia, come droni e veicoli corazzati nella Regione, valgano ora miliardi di dollari. L’accordo con la Somalia per proteggere la sua piattaforma continentale potrebbe portare alla creazione di una base navale nel Paese o a Gibuti.

La Turchia sta guadagnando influenza anche attraverso gli aiuti umanitari. Eroga Africadenaro principalmente attraverso organizzazioni internazionali. Nel 2003, circa il 60% degli aiuti turchi è stato concesso in questo modo. Oggi questa cifra è scesa al 2%. Con l’aiuto diretto, le bandiere turche adornano pacchi alimentari, scuole e cerimonie di inaugurazione dei pozzi d’acqua. “La Turchia è nota per dare assegni in bianco quando si ha un disperato bisogno di aiuto economico o militare”, ha dichiarato, al quotidiano Oksijen, Abel Abade Emisieh, che lavora per il think tank britannico Chatham House.

Tuttavia, i media turchi riportano che anche le serie TV e i film girati in Turchia sono tra le produzioni più viste in Africa su piattaforme come Netflix. Molti africani dicono di aver imparato il turco da queste serie TV. È stato riferito che hanno persino influenzato la struttura socio culturale di molti Paesi africani, come Nigeria e Uganda.

 

George Labrinopoulos

Foto © Focus on Africa, Anadolu Ajansi, Middle East Eye, Daily Sabah, Analisi Difesa

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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