Il professor Mauro Canali, dopo tante ricerche negli archivi in varie parti del Mondo porta alla luce fatti, fino a oggi, sconosciuti
Nella elegante location de “La Palazzina azzurra “ di San Benedetto del Tronto, un folto pubblico ha seguito la presentazione della nuova edizione del libro “Il delitto Matteotti” da parte del prof. Mauro Canali, già professore di storia contemporanea dell’Università di Camerino che per anni ha insegnato in questo territorio. Ha accolto l’autore, il libraio Mimmo Minuto direttore di “Libri ed eventi” al quale si devono meritoriamente i grandi appuntamenti con gli scrittori nella cittadina del piceno. Ha dialogato con il prof. Canali lo storico prof. Gino Troli presidente del Circolo dei sambenedettesi già assessore alla Cultura del Comune di San Benedetto e poi della Regione Marche.
Il contenuto del nuovo libro
Frutto di molti anni passati dal prof. Canali nelle ricerche in archivi in varie parti del Mondo
sulla vicenda del delitto Matteotti e fa seguito alla mostra da lui stesso curata a Roma a Palazzo Braschi e terminata il 16 giugno scorso. Canali ha fatto ricerche approfondite anche all’archivio di Stato di Roma e commentando le modalità di come maturò il delitto dell’esponente socialista ha affermato: «Matteotti venne ucciso perché era divenuto un personaggio scomodo per il regime, in quanto fustigatore della corruzione che cominciava a crescere all’interno. Tutto ruotava su un accordo tra il Governo fascista e una compagnia petrolifera americana, la Sinclair Oil. Matteotti, che in precedenza era stato in Inghilterra, aveva ricevuto da parlamentari britannici documenti riservati dai quali risultava la corruzione di alti membri del fascismo, che avevano concesso lo sfruttamento esclusivo per 50 anni per l’estrazione del petrolio nel nostro territorio».
«La corruzione toccava anche la famiglia Mussolini nella persona del fratello del Duce, Arnaldo», prosegue il prof. Canali. «La tesi generale è che l’omicidio di Matteotti fu determinato dal suo discorso alla Camera dei deputati del 30 maggio 1924 nel quale denunciava violenze e brogli elettorali nelle elezioni che si erano svolte il 6 aprile. Questa tesi non regge. Dal mio nuovo lavoro emerge la figura di un Matteotti coraggioso e deciso avversario del regime fascista. Non è possibile che Mussolini abbia deciso di far uccidere il suo avversario solo alla luce di un discorso alla Camera».
Altri documenti emersi
Canali ha parlato ampiamente anche dell’assassino Amerigo Dumini che, per un certo tempo, ricattò il Duce da cui ebbe elargizioni cospicue in denaro. Dopo la conquista della Libia si arricchì con commerci illeciti. Rispedito in Italia, mandato al confino alle Tremiti per cinque anni. Poiché si sentiva braccato, Dumini, nato negli Usa – racconta Canali – nel 1933 fece sapere a De Bono di aver consegnato a un gruppo di avvocati americani un manoscritto con la verità sul delitto Matteotti “e i suoi mandanti”, manoscritto che le autorità americane avrebbero dovuto rendere pubblico nel caso fosse ucciso. Nonostante i processi subiti anche dopo la seconda guerra mondiale, e qualche anno di carcere, Dumini ha sempre fruito di amnistie. Morto nel 1967 per collasso cardiaco è sepolto nel cimitero del Verano.
Un libro quindi che appassiona e che rivela aspetti fino a oggi non conosciuti, anche della moglie e dei figli di Matteotti ai quali il regime elargì riservatamente significativi aiuti finanziari, su indicazione del Duce.
Giancarlo Cocco
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