Volponi e noi. Stenogrammi di filosofia, letteratura e politica
Le celebrazioni urbinati per ricordare Paolo Volponi a 100 anni dalla nascita, si arricchiscono con un interessante saggio di Antonio De Simone dal titolo “Romanzo occidentale. Volponi e noi. Stenogrammi di filosofia, letteratura e politica” edito Mimesis. Si tratta di ritratti di pensiero del grande scrittore urbinate su Giacomo Leopardi, Pier Paolo Pasolini e Peter Sloterdijk e un intermezzo al filosofo Edgar Morin, attraverso stenogrammi filosofici e letterari coinvolgenti anche la sfera della politica e la storia delle idee. A fare questo milieu culturale è Antonio De Simone, filosofo e saggista e docente di Filosofia della dell’Università di Urbino che nella sua attività ha contribuito alla ricerca nazionale e internazionale dell’opera di Simmel e Habermas.
Il cromatismo volponiano
Con “Romanzo occidentale” l’autore riprende quella sorta di diaspora in cui si consumano le parole dell’Io e le mode dell’anima nel rumore del Mondo. Concetti cari ai pensatori urbinati, Italo Mancini, Carlo Bo, Luigi Alfieri, Domenico Losurdo, che hanno vissuto queste stagioni anche attraverso una critica del linguaggio. Un humus creativo in cui è cresciuto Paolo Volponi e che dopo la parentesi torinese e romana, ha rivissuto nella sua Urbino.
“Per continuare a voler bene e a vivere in Urbino occorre arrivare a congiungersi, oltre i fili e la rete di qualsiasi descrizione e relazione, con le immagini vaganti, astrali o artistiche, della città; sfidare ogni volta la vertigine dell’aquila di pietra sopra l’abisso della punta dei torricini”. Nel poeta e scrittore urbinate vi e uno zibaldone culturale che risale al Rinascimento e che diventa umano, secondo il pensiero di Carlo Bo, tra poesia, letteratura, saggistica, critica, oggi purtroppo un Contini e dimenticato, e prevale il rumore, la confusione nella letteratura contemporanea. Una digressione che ho voluto per far notare ai lettori e alle nuove generazioni, il salto culturale dall’insegnamento di Paolo Volponi, un classico del Novecento e le nuove frontiere letterarie che sfidano internet e l’intelligenza artificiale.
Romanzo occidentale
Merito di De Simone avere esposto accanto ai dipinti di Paolo Volponi in mostra a Palazzo Ducale in questi giorni, una galleria virtuale e valoriale che lo rilegge in sintonia con la voce “memoriale“, “corporale” e “ducale” del suo modus scribendi, nella politicità del fatto letterario e nella ricostruzione di un theatrum filosofico, dove emerge tra utopia e una sana ideologia da recuperare, la domanda del destino del Pianeta tra humanitas e animalitas, che anche un altro grande scrittore, Italo Calvino, aveva denunciato nei suoi romanzi e fiabe.
Paolo Volponi ha compreso la crisi del capitalismo industriale, quella lotta fra bios e tecnica, nel conflitto fra natura e cultura, delle cupidigie del potere, delle repentine trasformazioni della Città, dell’era digitale e soprattutto nell’inquietudine del divenire nella macchina mondiale, tra necessita e insecuritas. E il dopo Volponi presenta un nuovo palcoscenico umano in cui domina una dialettica tra memoria e innovazione. Ed è egli stesso a evidenziare questi aspetti filosofici, che riprendono la filosofia greca: “La realtà è una specie di palla infuocata in movimento, mossa da tutte le intemperanze, le speranze, i bisogni, le paure, le angosce, le scoperte, le vittorie, le novità che gli uomini individualmente o a gruppi, esprimono come disordine, come energia. Il romanzo muove questa realtà ed è mosso da questa realtà. Non ci sono più personaggi perché nessuno agisce come tale e l’unico personaggio è il potere”.
L’umano e l’animale
Volponi e il pensiero postumanistico contraddistingue la prima parte del saggio in cui, riprendendo dall’insegnamento di Morin, evidenzia la crisi del pensiero contemporaneo.
Nella seconda parte De Simone parla di sipario volponiano. E vengono evidenziate le drammaturgie del moderno. Crisi di un sistema industriale che ritroviamo nelle opere “Corporale”, “Il Pianeta irritabile”. Poi il saggio su altri aspetti, rapporto fra classicità e contemporaneo e una parte conclusiva “L’Aquila e i torricini” con una scena meta teatrale da finale cala il sipario ducale.
Paolo Montanari
Foto © Luigia Sorrentino, Apple Books













