Strage di Vergarolla, nessun libro di storia ne parla

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Vergarolla

Le rocce sgretolate dall’esplosione colpirono con violenza le persone che erano sulla spiaggia, il fuoco divampò nella pineta, il mare divenne rosso

Un fatto epocale quello che avvenne la mattina del 18 agosto 1946 a Pola, capoluogo istriano fino al 1947 italiano (poi ceduto alla Jugoslavia di Tito e oggi facente parte della Croazia).

In quell’agosto a Vergarolla, sulla spiaggia di Pola ancora italiana, 28 mine anti sommergibile e anti sbarchi, in precedenza disinnescate dagli alleati presenti nella Città, ma ancora con il tritolo all’interno, accatastate su una parte della battigia, furono fatte esplodere dolosamente, tra le migliaia di bagnanti assembrati per assistere a una manifestazione sportiva di stampo patriottico. Il luogo e il giorno della strage non furono scelti a caso, in quanto il giorno precedente, 17 agosto 1946, a Parigi si chiudeva la sessione plenaria della Conferenza di pace e le grandi potenze vincitrici si accingevano a decidere sui confini adriatici d’Italia, in particolare proprio sulle sorti di Pola, la cui popolazione era al 95% italiana, ancora sperava nel rispetto dell’autodeterminazione dei popoli.

La maggioranza dei cittadini non voleva che la loro italianissima Pola potesse essere ceduta al maresciallo comunista Tito del quale ben conoscevano l’odio verso il nostro popolo, e un referendum popolare qualche mese prima aveva sancito la non cessione.

Tutta la Città scossa

La strage avvenne alle 14.15 di quella domenica. L’apocalisse irruppe improvvisa durante il riposo tra una gara e l’altra, le rocce sgretolate dall’esplosione colpirono con violenza le persone che erano sulla spiaggia, il fuoco divampò nella pineta, il mare divenne rosso del sangue delle vittime, sparse le loro membra a centinaia di metri, testimoni ricordano le grida dei gabbiani che se le contendevano. Tutta la Città fu scossa dal fragore, vetri in frantumi, un funereo fu il presagio in quella nuvola di fumo nerastra che si vedeva salire dal mare.

Il primo giorno a solo 64 corpi fu possibile dare un nome, il secondo giorno i morti erano già saliti a 100. Furono 200 i feriti e molti di essi rimasero invalidi. Furono poi i medici a fare un bilancio mettendo insieme i pezzi e contando le membra. Un terzo dei morti erano bambini. Il messaggio era chiaro, i titini non li volevano. Agli italiani non restò che l’esodo. E Pola in pochi mesi si svuotò dei suoi 34mila abitanti diventando una città fantasma.

Gli antefatti

La guerra era finita ormai da un anno e mezzo, la Repubblica Italiana era nata da due mesi e mezzo: quella di Vergarolla è dunque la prima e più sanguinosa strage terroristica nella storia dell’Italia. Eppure ancora oggi finge di non sapere, nessun libro di scuola ne parla.
Bene ha fatto il ministro Sangiuliano che in un comunicato stampa del Ministero della Cultura di questi giorni, ha dichiarato: ”Ricordare la strage di Vergarolla è un dovere morale . Per questa strage nessun colpevole fu individuato. In quel clima postbellico che spinse gli istriani ad abbandonare case e Città. Una strage per troppo tempo volutamente dimenticata”.

L’inchiesta

Fu condotta dalle autorità alleate angloamericane che pur riconoscendo la dolosità del fatto, dettero l’impressione di agire con poca determinazione per l’accertamento di mandanti ed esecutori.

Quando il 9 giugno del 1945 terminò la seconda guerra mondiale con l’Italia e la Germania sconfitte, i territori furono divisi in zona A e zona B. Nella zona A l’amministrazione militare era degli anglo americani ,mentre la zona B era amministrata dalle forze Jugoslave.La città di Pola, a maggioranza italiana, venne inclusa nella zona A ma era circondata dal territorio della zona B.La strage fu il punto di svolta per la popolazione italiana per andarsene,in quanto una volta partiti gli alleati la vita con i titini sarebbe stata impossibile.

C’è una informativa ritrovata negli archivi degli inglesi nel 2008 e pubblicata su Il Giornale Il Piccolo secondo cuiL’esplosione per l’attentato fu pianificata dal servizio segreto jugoslavo OZNA. C’è il nome di un agente di questo servizio come uno degli esecutori materiali dell’attentato stesso”.

Un ricordo

Tra coloro che si distinsero nel soccorrere i cittadini di Pola spicca il medico Geppino Micheletti (Trieste 18-7-1905, Narni 8-12-1961) il quale rimase per 48 ore nell’ospedale della Città per operare le centinaia di feriti. Nella strage perse due figli Carlo di 9 anni e Renzo di 6 oltre al fratello e alla cognata. Per due interi giorni non lasciò il suo posto nonostante il grande dolore per la perdita dei figli e dei parenti.

Una pagina nera della nostra storia che non può essere dimenticata dalle nuove generazioni.

 

Giancarlo Cocco

Foto © 7giorni, CulturaIdentità, Centro Studi Malfatti

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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