Ue – Onu “sconcertati” per la nuova legge in Afghanistan

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Afghanistan

Il Paese piomba di nuovo nel Medioevo con le donne chiuse in casa e la polizia morale onnipotente

Nel contesto del peggioramento della crisi umanitaria e degli sconvolgimenti economici, la popolazione in Afghanistan ha subito un’estrema repressione e violazioni dei diritti umani. Critiche esplicite arrivano dalla comunità internazionale sulla nuova legge per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio approvata in Afghanistan. Secondo le Nazioni Unite è “angosciante”, per l’Unione europea è “sconcertante”. Di fatto, la normativa, rende la voce delle donne illegale se udita in pubblico..

«È una visione angosciante per il futuro dell’Afghanistan», ha affermato Roza Otunbayeva, capo della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, sottolineando che si tratta di una legge che «estende le già intollerabili restrizioni sui diritti delle donne e delle ragazze afghane».

L’alto rappresentante per la Politica estera, Josep Borrell, a nome dei 27 ha affermato che l’Unione europea è «inorridita» dalla nuova legge, che «conferma ed estende severe restrizioni sulla vita degli afghani imposte dai Talebani» e rappresenta «un altro serio colpo ai diritti di donne e ragazze afghane, che non possiamo tollerare». Da qui l’appello Ue ai Talebani a «porre fine a questi abusi sistemici e sistematici su donne e ragazze, che potrebbero costituire una persecuzione di genere, un crimine contro l’umanità secondo lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, di cui l’Afghanistan è Stato firmatario».

Sarà di grande aiuto… Dicono…

Approvata in tempi strettissimi dalla guida suprema dei talebani, l’invisibile emiro Hibatullah Akhundzada, che governa l’Afghanistan per decreto dalla sua roccaforte di Kandahar, la nuova legge stabilisce in particolare che “le donne devono coprire completamente il corpo in presenza di uomini che non appartengono alla loro famiglia”, compreso il viso, “per evitare tentazioni”. Ma soprattutto, le donne non devono far sentire la propria voce in pubblico, ad esempio cantando o recitando poesie.

Le leggi, esposte in un documento di 114 pagine, raccolgono nuovi divieti, ma anche norme già esistenti e generalmente note nel Paese. L’obbligo per le donne di indossare il burqa, ad esempio, era già in vigore dal maggio 2022. La novità è che adesso tutti questi divieti sono stati codificati in un’unica legge, costituendo la prima dichiarazione formale delle leggi sul vizio e la virtù in Afghanistan dopo la presa del potere dell’organizzazione politica e militare afghana, nel 2021.

“Secondo questa legge, il ministero è tenuto a promuovere il bene e proibire il male in conformità con la Sharia islamica“, ha affermato il ministero della Giustizia in una nota

«Vi assicuriamo che questa legge islamica sarà di grande aiuto nella promozione della virtù e nell’eliminazione del vizio», ha dichiarato il portavoce del ministero, Maulvi Abdul Ghafar Farooq.

Donne e ragazze

L’articolo 13 della legge stabilisce, infatti, che le donne e le ragazze devono coprire il proprio corpo in pubblico in ogni momento e che è essenziale mantenere nascosto anche il viso per evitare di attirare o essere causa di tentazione. Gli abiti indossati non devono essere trasparenti, attillati o corti. In particolare, sono tenute a coprirsi di fronte a uomini e donne non musulmani per prevenire la corruzione morale. Con i non musulmani, peraltro, è vietato stringere rapporti di amicizia, sia per gli uomini sia per le donne.

La voce di una donna è considerata privata, quindi non dovrebbe essere ascoltata in pubblico mentre canta, recita o legge ad alta voce, secondo la norma. È poi vietato per le donne guardare uomini a cui non sono legate da parentela di sangue o matrimonio. Le leggi prevedono anche che i conducenti di veicoli non debbano trasportare donne senza la presenza di un tutore maschio.

I talebani hanno esteso il divieto per le donne di lavorare fuori casa, aggiungendo anche i posti di lavoro presso le Nazioni Unite. Sono rimasti in vigore i divieti per le Afghanistanoccupate nel settore pubblico, tranne che sanità, istruzione primaria o specifiche istituzioni di sicurezza, come gli aeroporti o le carceri femminili. Alle donne è stato vietato di apparire in pubblico da sole o di viaggiare per più di 72 chilometri senza un accompagnatore maschio. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, la chiusura forzata dei saloni di bellezza a partire da luglio ha colpito circa 60.000 imprese gestite da donne. Ribadito il divieto per il genere femminile di partecipare ad attività sportive o di visitare i parchi pubblici. In alcune province, tra cui Herat, le autorità talebane hanno riferito di aver introdotto ulteriori restrizioni localizzate, come il divieto alle donne sole di andare al ristorante.

Tanto orrore

Oltre al divieto di iscrizione alle scuole oltre la scuola primaria, alle Ong internazionali, inclusi i programmi guidati dall’Unicef, è vietato di fornire istruzione a livello di comunità ed è chiesto loro di passare i programmi alle organizzazioni locali. Secondo quanto riferito, tra giugno e luglio quasi 4.500 donne sono state licenziate dai posti di lavoro nel settore dell’istruzione.

Diverse agenzie delle Nazioni Unite hanno segnalato un aumento dei matrimoni precoci e forzati, nonché della violenza di genere e dei femminicidi, rimasti impuniti. I talebani hanno progressivamente dissolto il quadro istituzionale di sostegno alle sopravvissute alla violenza di genere, che era attivo sotto il precedente Governo, lasciando che le sopravvissute dipendessero dalla legge della sharia (legge islamica) e fossero a rischio di ulteriori abusi. Sono stati diffusamente segnalati casi di donne e ragazze vittime di depressione che, in alcuni episodi, le ha portate al suicidio.

Nessun diritto

Le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso sono illegali e punibili con la morte. Le persone Lgbti continuano a subire una moltitudine di violazioni dei diritti umani perpetrate dai talebani, tra cui discriminazioni, violenza mirata, minacce e detenzione arbitraria. Molte hanno continuato a vivere nascoste, temendo per la propria vita, mentre sono segnalati anche alcuni episodi di matrimoni forzati di persone Lgbti.

Un tempo si chiamava libertà d’espressione

Lo spazio per la libertà d’espressione e per i media continua a ridursi drasticamente. A marzo, almeno due giornalisti, un uomo e una donna, uccisi in un attentato dinamitardo. Decine di persone arbitrariamente arrestate e molestate per aver espresso critiche nei confronti dei talebani o per violazione delle regole talebane. Almeno 64 giornalisti sono detenuti.

Tra agosto 2021 e agosto 2023, oltre l’80% delle giornaliste ha smesso di lavorare a causa delle crescenti restrizioni. Altre limitazioni comprendevano l’apparizione in televisione delle donne solo a volto coperto. I talebani hanno chiuso con la forza per 20 giorni la stazione radiofonica e televisiva Hamisha Bahar, nella provincia di Nangarhar, perché aveva tenuto corsi di giornalismo a persone di genere misto. Tra l’agosto 2021 e lo stesso mese del 2023 più della metà degli organi d’informazione registrati ha chiuso i battenti e due terzi di tutti i giornalisti hanno lasciato il lavoro. Continua anche la repressione nei confronti di coloro che esprimevano opinioni critiche nei confronti dei talebani, anche verso chi lo faceva attraverso l’uso dei social media.

 Pena di morte e torture

Persone sottoposte ad arresti e detenzioni arbitrari e a sparizioni forzate sono rimaste a rischio di esecuzione, morte in custodia, tortura e altri maltrattamenti. L’Unama ha registrato 1.600 episodi di violazioni dei diritti umani in detenzione tra gennaio 2022 e luglio 2023, metà dei quali costituiscono tortura e altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti. A giugno, Amnesty International ha riscontrato prove che i talebani nel 2022 avevano torturato a morte almeno tre civili, accusati di essere affiliati all’Frn, nella provincia di Panjshir. Nessuna indagine su questo o altri casi di tortura.

A maggio, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il continuo ricorso alle esecuzioni e alle punizioni corporali pubbliche da parte dei talebani. Fino a giugno era stata segnalata almeno un’esecuzione pubblica. La Corte suprema de facto dell’Afghanistan ha riferito che centinaia di persone erano state condannate alla qisas (legge del taglione) e alla lapidazione. È continuato il ricorso a punizioni corporali pubbliche assimilabili a tortura e altri maltrattamenti. L’Unama ha documentato 274 uomini, 58 donne e due ragazzi fustigati pubblicamente, tra novembre 2022 e aprile 2023, e 103 persone condannate a tali punizioni a partire da maggio.

Crisi umanitaria

La devastante crisi umanitaria si è aggravata nel corso dell’anno, esacerbata dalla presa del potere dei talebani nel 2021, da disastri come terremoti e inondazioni e anni di continua Afghanistansiccità. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno stimato che il numero di persone bisognose di assistenza è aumentato da 18,4 milioni nel 2022 a quasi 29 milioni all’agosto 2023. L’Oms ha avvertito che milioni di persone erano a rischio di malnutrizione e malattie, con scarso o nessun accesso all’assistenza sanitaria e al cibo, di cui 2,3 milioni di minori. Le difficoltà umanitarie erano destinate ad aumentare anche per il rimpatrio di massa dei rifugiati afgani da parte del Pakistan. Anche l’Iran e la Turchia hanno continuato a rimpatriare i rifugiati afgani. Il sistema sanitario ha continuato a dipendere dagli aiuti internazionali ed è rimasto fragile a causa della mancanza di infrastrutture e risorse adeguate.

 

Ginevra Larosa

Foto © The Hill, Business Insider, Times of India, CPJ, UNHCR

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