Un percorso di 500 passi nel centro storico di Parma per scoprire i capolavori di Antonio Allegri detto il Correggio
Si chiama Correggio 500 la nuova iniziativa dell’assessorato alla Cultura di Parma che accende i riflettori sull’artista che più di tutti ha legato il suo nome alla Città emiliana. Antonio Allegri (1489-1534) non era neppure parmigiano: fu chiamato il Correggio perché proveniva da questa contea del reggiano, dove mosse i primi passi da pittore. Intorno al 1520 approda a Parma e qui esplode il suo talento.
Una camera capolavoro e due preziose cupole
L’anniversario che Parma vuole ricordare sono i 500 anni dalla realizzazione di una delle sue opere più grandiose: la cupola della basilica di San Giovanni, nell’omonimo monastero benedettino maschile, portata a termine proprio nel 1524. E lo fa creando un percorso di 500 passi nel suo centro storico, che è raccolto e grazioso come una bomboniera. Il percorso si snoda dall’antico monastero femminile di San Paolo, dove il Correggio ha creato la Camera della Badessa, a San Giovanni (nella foto a destra) passando per il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta, dove l’artista ha realizzato la cupola con l’Assunzione della Vergine.
La badessa Giovanna e il suo circolo
La prima tappa ha una storia curiosa. Siamo in un ex monastero femminile, utilizzato
nella seconda metà dell’Ottocento come convitto e scuola per formare le future maestre. Oggi gli spazi da tempo sconsacrati sono un museo, in cui spicca la Camera della Badessa del Correggio, ultimata nel 1522. È un appartamento spettacolare, che ci si aspetterebbe di vedere a Roma, non a Parma. Ma nella Città emiliana questo convento fondato nel IX secolo godeva di grande prestigio. Tutti gli aristocratici del posto sognavano di avere una figlia badessa. Giovanna da Piacenza, della ricca famiglia dei Bergonzi, ottiene l’incarico nel 1500 e crea una piccola corte rinascimentale, con letterati e artisti. Ingaggia Alessandro Araldi per dipingere una stanza con motivi a grottesche (nella foto) secondo la moda all’epoca.
Una stanza ispirata alla classicità
Araldi realizza anche una copia del Cenacolo di Leonardo per il refettorio, oggi
conservata alla Galleria Nazionale. E chiama l’amico Antonio Allegri, che al monastero di San Paolo crea per Giovanna una stanza ispirata alla classicità, con un pergolato di fronde e vimini intrecciati in cui si aprono dei finti ovali con putti in atteggiamento giocoso. A parte il riferimento a Diana, dea della castità, l’atmosfera mitologica e pagana è poco adatta a una religiosa. Alessandro Farnese, futuro pontefice, è infastidito da questa donna colta e potente. Impone alle benedettine la clausura e abolisce l’incarico a vita per la badessa.
Un’autentica epifania
L’itinerario prosegue verso il monastero di San Giovanni, anch’esso soppresso da Napoleone. Qui, a differenza di San Paolo, i monaci sono riusciti a tornare e se ne prendono cura tuttora. Dopo aver lavorato con successo per le benedettine, Correggio è chiamato dalla congregazione maschile per dipingere la cupola della basilica (nella foto). E qui l’artista produce un altro capolavoro, ispirato all’Apocalisse di San Giovanni che racconta del secondo avvento di Cristo. Lo vediamo comparire al centro, attorniato dagli apostoli, in una nube luminosa contornata da un vortice di nuvole bianche. È un’autentica epifania. Quest’opera è grandiosa ma anche difficile da ammirare per la sua collocazione.
In occasione di Correggio 500, un’installazione creata dal fotografo Lucio Rossi e intitolata “Il cielo per un istante in terra” offre una diversa visuale. Esposta nel monumentale refettorio del monastero, è il fotopiano dell’intera opera di Correggio, che consente di cogliere ogni minimo dettaglio. In questo modo, è possibile scorgere anche San Giovanni che ascende al Cielo, visibile solo ai monaci e non ai fedeli, perché questa parte dell’affresco è rivolta verso il coro riservato ai religiosi.
Difeso da Tiziano e Vasari
Infine, presso il Duomo c’è il terzo capolavoro. La cupola dedicata all’Assunzione di Maria è detta “cupola della discordia”. Correggio si dedica a quest’opera nel 1524, dopo aver ultimato i lavori a San Giovanni. L’idea dell’artista è così rivoluzionaria da far storcere il naso ai benpensanti. La madre di Cristo è difficile da identificare nella marea di personaggi che affollano la cupola.
Invece lo sguardo cade subito su una figura scomposta, sospesa nel vuoto, che sembra in caduta libera. Non si sa chi sia: c’è chi ipotizza che Correggio abbia dipinto Lucifero cacciato dal Paradiso. Ci si perde fra tante gambe al vento, che all’epoca piacquero poco ai parmigiani, che volevano addirittura fare delle modifiche all’opera. Se oggi possiamo ammirarla come l’artista l’ha concepita e dipinta, c’è da ringraziare Tiziano. Il pittore, di passaggio a Parma, vide la cupola del Duomo e venne informato delle polemiche. E pare che abbia esclamato: «Voi siete matti, questa è la più bella di tutte!». Anche Vasari intervenne a difesa del Correggio, sostenendo che per dare un giusto compenso al pittore la cupola andrebbe girata e riempita d’oro.
Arte e cucina a braccetto
L’iniziativa Correggio 500, inaugurata il 9 settembre scorso, resterà aperta fino al 31 gennaio prossimo, con un unico biglietto d’ingresso per San Giovanni e San Paolo. Al primo è possibile visitare anche la biblioteca monumentale, oltre alla mostra di Lucio Rossi, mentre all’altro si può fare anche l’esperienza della realtà aumentata di “Hortus Conclusus 2.0”. Correggio 500 è l’occasione perfetta per riscoprire un grande artista cinquecentesco, gustare dell’ottima cucina in quella che è la capitale della Food Valley italiana e perdersi fra gli altri monumenti e musei della Città, come la Pilotta, di grande fascino.
Maria Tatsos
Info: parmawelcome.it
Foto © ufficio stampa Esseci, Lucio Rossi Foto R.C.R. Parma, Maria Tatsos













