Una ricerca trentennale conferma gli effetti nocivi del tabacco, ma non è l’unico fattore di rischio per la salute
Tra i pericoli che concorrono maggiormente alla perdita di anni vita in buona salute un posto di primo piano spetta sicuramente al fumo di sigarette, riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come uno dei più gravi problemi di salute pubblica al Mondo. Quando si fuma una sigaretta, nei polmoni si sprigionano più di 4000 sostanze chimiche. Tra le più pericolose c’è il catrame, le cui sostanze cancerogene si depositano nel polmone e nelle vie respiratorie, oltre a sostanze irritanti che favoriscono infezioni, bronchite cronica ed enfisemi. Tra le sostanze tossiche e cancerogene c’è poi la nicotina, principio attivo responsabile del quadro di dipendenza.
Il fumo delle sigarette è causa di cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie e ha un effetto negativo sul sistema riproduttivo sia dell’uomo che della donna, riducendo la fertilità.
Non tutti sanno che…
Gli ostacoli per chi vuole smettere di fumare sono spesso di natura psicologica e generalmente si tende a sopravvalutarli. Chi vuole provare ad abbandonare l’abitudine al fumo deve però tenere conto di alcune informazioni:
- il desiderio impellente della sigaretta dura solo pochi minuti e si può cercare di distrarsi con piccoli accorgimenti come masticare una gomma o una caramella, bere un bicchiere d’acqua, chiacchierare con qualcuno, fare una passeggiata;
- i sintomi dell’astinenza si attenuano già nella prima settimana;
- già dopo 20 minuti dalla cessazione del fumo si ottengono i primi effetti benefici per l’organismo. Non è detto che smettere di fumare faccia per forza ingrassare. Un aumento di peso di circa 2-3 chilogrammi è possibile ma per limitare il problema è sufficiente cambiare gradualmente le proprie abitudini;
- fumare è considerato da molti un “piacere”, ma chi smette, di fatto, recupera alcuni piaceri perduti, come assaporare il vero gusto degli alimenti, sentire gli odori e respirare meglio.
- la sensazione di rilassamento che provoca la sigaretta, aspetto fondamentale per i fumatori nel decidere di continuare, è solamente dovuta all’effetto della nicotina sul cervello. Smettendo, già dopo una settimana dalla cessazione, si ha una “reale” sensazione di calma non accompagnata da un senso di mancanza e frustrazione.
La ricerca
“Anche a distanza di 30 anni dall’ultima sigaretta, il fumo è in grado di modificare i
geni umani contribuendo all’insorgenza di malattie negli ex fumatori”. Questi gli agghiaccianti risultati di uno studio trentennale pubblicato sul Journal of Cardiovascular Genetics e presentati dal preside della Harvard School of Public Health, prof. Andrea Baccarelli alla prima conferenza internazionale di medicina ambientale organizzata da Sima (Società italiana di medicina ambientale) presso l’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara.
“I marcatori epigenetici dei fumatori, vale a dire le alterazioni (metilazioni del Dna) degli interruttori dei nostri geni non ritornano mai più nelle condizioni precedenti, nemmeno a distanza di decenni dalla cessazione del fumo di sigaretta”, rivela lo studio. “Gli effetti nocivi del fumo si presentano quindi anche a distanza di 30 anni dall’ultima sigaretta, contribuendo all’insorgenza di gravi patologie cardiovascolari negli ex fumatori e aumentando il rischio di infarti e ictus. Ma a lasciare una importante impronta genetica sull’essere umano sono anche gli inquinanti ambientali, che impattano sulla salute ancor prima della nascita e già a partire dalla fase della gravidanza”.
Non solo il fumo
«Le ricerche sperimentali condotte su placente umane sembrano riscontrare differenti alterazioni epigenetiche a seconda della tipologia di inquinanti più diffusi nelle diverse Città, a seconda della predominanza di emissioni da traffico o di tipo industriale, come quello delle acciaierie», sottolinea il rettore dell’Università di Chieti, prof. Liborio Stuppia. «Sono proprio queste alterazioni epigenetiche le responsabili dell’epidemia di obesità e del calo della fertilità che si diffondono rapidamente a livello mondiale, come risultato delle continue interazioni tra i contaminati ambientali (metalli pesanti, bisfenolo, microplastiche ecc.) e il patrimonio genetico già nel grembo materno o presenti addirittura prima della nascita nelle cellule germinali dei futuri genitori».
La placenta è un organo deciduo, quindi temporaneo, che si forma nell’utero durante la gravidanza. Il suo scopo è nutrire, proteggere e sostenere la crescita fetale. La
funzione, quindi, è quella di ossigenare, nutrire, difendere e disintossicare l’organismo durante lo sviluppo prenatale, ma se la madre in questione è costantemente in contatto con agenti inquinanti ciò non avviene. Durante il suo sviluppo, emette sottili proiezioni capillari all’interno della parete dell’utero. Le proiezioni si ramificano in una complessa disposizione ad albero, che aumenta notevolmente la superficie di contatto tra le pareti dell’utero e la placenta, in modo da permettere lo scambio di una maggior quantità di sostanze nutritive e di scarto. La placenta è pienamente sviluppata verso 18–20 settimane, ma continua a crescere per tutta la gravidanza.
Inquinanti responsabili
«Oggi le alterazioni degli interruttori epigenetici dei nostri geni dovute al contatto con inquinanti ambientali ad azione interferente endocrina sono causa di ben 3,5 milioni di casi di asma nel Mondo, oltre che dell’incremento del numero di diabetici, inclusi i bambini che sempre più soffrono di questa patologia», afferma il vicepresidente Sima, Prisco Piscitelli. «Si stima che il numero dei diabetici nel complesso passerà dagli attuali 463 milioni a 578 milioni nel 2030, per raggiungere quota 700 milioni di malati nel 2050, con un incremento del 51%».
«Tra i principali inquinanti responsabili di queste modifiche epigenetiche vi sono i metalli pesanti (come piombo, mercurio e cadmio), i composti organici (come i pesticidi) e le
polveri sottili (PM2.5), emesse soprattutto dal traffico urbano e dall’industria. L’esposizione a questi agenti tossici è stata associata a un aumento del rischio di malattie croniche, quali il cancro, le malattie cardiovascolari e quelle neurodegenerative. È sempre più urgente spostare i riflettori verso una vera prevenzione primaria, attraverso una nuova visione in grado di rimuovere le cause ambientali che contribuiscono all’insorgenza di malattie specie in ambito pediatrico», afferma il presidente Sima, Alessandro Miani.
Ginevra Larosa
Foto © Magazine X115, Microbiologia Italia, TheRY, ARW Misure













