Quando il cuore batte anche in un corpo di metallo
La Dream Works Animation porta sul grande schermo Il Robot Selvaggio l’adattamento cinematografico del bestseller di Peter Brown, Il Robot Selvatico. Il risultato è un film molto bello, inaspettato, commovente, intenso e ricco di significati, dove il concetto di amore e amicizia percorre un cammino importante, raggiungendo direttamente il cuore degli spettatori al cinema.

L’universalità dei temi trattati trova ne Il Robot Selvaggio di Chris Sanders l’espressione più totale senza scendere nel banale, anzi! Sin da quando Rozzum 7134, abbreviato Roz, apre gli occhi e si ritrova naufragata in un’isola remota percepiamo il suo essere differente rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare da un robot. Ma poi qual è il concetto di diverso? Diverso da cosa o da chi? È proprio partendo da questo punto che il film racconta la sua storia. L’evoluzione tecnologica e il rispetto per l’ambiente sono soltanto una base di partenza per un progetto ben più ampio, anche perché dobbiamo diventare più di quello per cui siamo programmati.
La scoperta di sé
Si può provare amore materno senza essere madre? Possono nascere rapporti d’amicizia anche tra chi è totalmente distante da noi? Come specie, gusti e realizzazioni. Si può stravolgere ogni cosa per quel sentimento che ti esplode dentro e che non chiede di essere compreso? La risposta è sì e Roz ce lo dimostra.
Il Robot Selvaggio è una storia forte sulla scoperta di sé stessi, sul legame tra tecnologia e natura, un’esplorazione di cosa significhi essere vivi e connessi a tutti gli esseri viventi.
Il valore dell’amicizia
Distribuito da Universal Pictures nei cinema dal 10 ottobre, Il Robot Selvaggio è un film che racconta un rapporto d’amore tra chi è completamente lontano dagli schemi che abbiamo in testa. Roz sviscera un legame profondo non solo nei confronti di Beccolustro, fuori dai canoni, ma anche per la volpe Fink, l’opossum Codarosa, dell’oca Collolungo, l’orso grizzly Spina, il castoro Sguazza e il falco Fulmine.
La storia
Dopo un naufragio Rozzum 7134, o più semplicemente Roz, si ritrova su un’isola disabitata dove dovrà imparare ad adattarsi all’ostile ambiente circostante, costruendo piano piano relazioni con gli animali dell’isola e diventando il genitore adottivo di un’ochetta orfana.
Dal libro al film
Scritto e diretto dal tre volte candidato all’Oscar Chris Sanders (lo scrittore e regista di Dragon Trainer, I Croods e Lilo & Stitch) il film è prodotto da Jeff Hermann.

Il romanzo di Peter Brown, pubblicato per la prima volta nel 2016, è diventato un fenomeno culturale, ispirando una trilogia che comprende La fuga del robot selvatico e The Wild Robot Protects.
La capacità di guardare oltre
Nella nostra quotidianità siamo portati a seguire schemi e scadenze, impegni e incastri in una routine nevrotica e ripetitiva che fa tralasciare alcuni aspetti del Mondo che ci circonda. Dalle meraviglie della natura, che non siamo più abituati a osservare realmente, ai sentimenti da vivere fino in fondo, senza paure di giudizi, tralasciando, appunto, uno schema prestabilito da seguire.
Il Robot Selvaggio infonde nello spettatore, adulto o bambino che sia, una capacità intrinseca di guardare ogni cosa seguendo un’immagine differente, il cuore. E non è banale ma strutturale in un contesto narrativo speciale come quello che viene raccontato.
Il potere narrativo
«È un tipo di storia che diventa una pietra di paragone narrativa ed emotiva per i giovani lettori e per i loro genitori. Un emozionante racconto d’avventura con personaggi vividi e memorabili ma attinge a qualcosa di innato e inespresso, riguardo il nostro senso del Mondo e il nostro posto in esso. Una volta vissuta, non la si può più dimenticare», afferma Margie Cohn, presidentessa della DreamWorks Animation.

È una storia che trascende le pagine, portando con sé intuizioni profonde sulle meraviglie inesplorate della natura, su connessioni in attesa di essere scoperte e lezioni da imparare.
«Il Robot Selvaggio celebra la magia quotidiana che nasce da una vita condivisa, riflettendo sulle dinamiche della genitorialità, dell’infanzia, dell’essenza di ciò che definiamo casa e imparando a crescere oltre i nostri confini programmati», evidenzia Sanders.
La colonna sonora
Altro aspetto non di poco conto è la musica che entra completamente in sinergia con la narrazione raggiungendo livelli ineguagliabili grazie alla maestria del compositore premio Oscar Kris Bowers, noto per il suo lavoro come regista e produttore del cortometraggio documentario vincitore del premio Oscar 2023, The Last Repair Shop.
La gentilezza come valore aggiunto
Il valore della gentilezza di fronte alle avversità, la resilienza nell’adattamento ma anche nelle complessità genitoriali, l’emotività e il dialogo continuo e incessante, a volte anche silenzioso, instaurato tra natura e tecnologia. Il film è un monito sull’accettazione di sé stessi e sul concetto di appartenenza che va ben oltre ciò che possiamo immaginare, e ci fa comprendere il significato di essere vivi.
Essere genitori, una sfida continua, una gioia quotidiana
Roz acquisisce una visione profonda della vita, dell’amore e dell’inevitabile dolore della perdita. «Svolgere bene il suo compito significa vedere questo uccellino spiegare le ali e volare via, una cosa che dovrà emotivamente affrontare. Le sfide della vita metteranno alla prova la sua resilienza, ma dovrà imparare a superare le avversità e abbracciare l’incertezza di ciò che la aspetta», racconta Sanders.

Oltre a dare forma alla narrazione e alle immagini, i realizzatori hanno dedicato particolare attenzione all’esplorazione dei temi e della profondità emotiva del film. Uno dei temi inespressi e più potenti della storia è il concetto di adozione e famiglia ritrovata.
«La narrazione descrive come non sia necessario essere un genitore biologico per svolgere un ruolo genitoriale» specifica il regista.
Puntare sulle emozioni
La DreamWorks Animation, che in autunno si avvicina al suo trentesimo anniversario, continua a raggiungere nuovi livelli di eccellenza artistica e delicatezza espressiva.

«Alla DreamWorks il nostro obiettivo è trasportare il pubblico in luoghi coinvolgenti che non ha mai sperimentato prima. I nostri film approfondiscono il lato emotivo di ciò che significa essere vivi: sentirsi soli, avere paura, provare il brivido dell’ignoto, trovare il coraggio che non pensi di avere e trovare la propria casa, la famiglia, qualunque sia la forma», conclude la Cohn.
Alessandra Caputo
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