Leonardo Da Vinci, il genio universale

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Leonardo Da Vinci

In un bel saggio si parla di raffigurare la vita dell’artista che evidenzia un umanesimo tragico

Quando si parla del genio di Leonardo Da Vinci si pensa all’Homo Universalis, che affrontò tutto lo scibile umano. Pittore, architetto, scultore, scienziato, eppure, come si evidenzia dal saggio di Giacomo Cozzi “Raffigurare la vita – l’umanesimo tragico di Leonardo da Vinci” ed. Olschki, il genio leonardesco si interrogava “Qual lingua fia quella che displicar possa tal maraviglia?”. E cioè alle soglie della modernità quale linguaggio, quale forma può esprimere efficacemente l’oggetto a cui ogni parola si riferisce e da cui sorge, il Grund originario, la Natura, la Vita?

Si crea un dialogo immaginario con la figura e il pensiero dell’artista, inserendolo nel contesto, del suo periodo storico-culturale e mostrando come Leonardo Da Vinci si sia rivelato come uno tra i più importanti esponenti della filosofia dell’Umanesimo. Alla domanda, Leonardo fece seguire un’emblematica sentenza: “Certo, nessuna”; da essa è possibile cogliere il tratto tragico dell’impresa umanistica di cui egli si fa eroico protagonista; neppure lui è in grado di raffigurare una forma per la Vita. Ma nell’opera dell’Artista incompiuta e in-finita, Cozzi individua un sentiero inesplorato, che invece di condurre alla violenza apollinea su Dafne cerca uno spazio per danzare con la bella e viva ninfa.

Riflessione sulla modernità

L’Umanesimo è un periodo storico dalle molteplici interpretazioni e diventa un sentimento dell’uomo. Mantenendo lo sguardo sulla problematica ermeneutica si può notare come tale questione nasce nell’Ottocento e si sviluppa per tutto il Novecento. Leonardo da Vinci anticipa l’indagine sul Mondo, la Natura e la Vita.

In questa riflessione sull’umanesimo leonardesco si inserisce la visita dell’artista nelle Marche. Alla fine del 1500 arrivò a Urbino dal duca Valentino e questi lo inviò, nell’estate del 1502, a monitorare le rocche e fortificazioni militari per creare nuove strutture a Pesaro, Senigallia, Mondavio e la vicina Romagna. La cultura umanistica e la curiosità incisero molto sui suoi percorsi marco-romagnoli.

La ricerca

Questa esplorazione s’inserisce nella complessa vicenda del periodo delle Signorie e permise a Leonardo di riscoprire nell’articolata storia locale anche le relazioni intercorse con Leonardo Da Vincile principali Corti italiane in una delle fasi più interessanti del rinnovamento sociale e culturale europeo. La sua conoscenza del territorio romagnolo è testimoniata dalle numerose annotazioni lasciate nei suoi codici e, principalmente, dagli appunti fugaci stilati nel piccolo manoscritto L, di circa cm7 x 10, che in quel periodo portava sempre con sé per non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che lo interessava. Attraverso il curioso diario di un viaggio effettuato in Romagna, Leonardo studiò fortificazioni militari a Cesena e territori limitrofi e anche nel confine con le Marche come a Mondaino. Una presenza discreta ma certa del genio di tutti i tempi, che nascose anche segreti e misteri, come quello della “Gioconda”.

 

Paolo Montanari

Foto © Canvas Lab, Fai, Corriere adriatico, Corriere adriatico

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