Sentenze vaticane: il caso Becciu-Marogna

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Becciu

Operazioni finanziarie rischiose condotte con fondi della Santa Sede. Le motivazioni della sentenza del Tribunale vaticano

Ha destato scalpore la pubblicazione, qualche giorno fa, da parte della Sala stampa Vaticana delle motivazioni con cui sono stati condannati a pene severe il cardinale Angelo Becciu e le persone coinvolte: Cecilia Marogna, Fabrizio Tirabassi, Nicola Squillace, Gianluigi Torzi, Enrico Crasso e Raffaele Mincione, nonché mons. Perlasca, per le condotte illecite relative al cosiddetto “palazzo di Londra“ e per numerosi altri reati.

Il documento consta di oltre 800 pagine che riportano quanto discusso in ben 86 udienze, ripercorrendo la rete di investimenti speculativi che furono messi in atto dall’ex sostituto della segreteria vaticana, Angelo Becciu, per il quale è confermata l’accusa di peculato “pur senza finalità di lucro” precisa il Tribunale vaticano. Si ripercorrono, pagina dopo pagina, tutti i risvolti della complessa rete di speculazioni finanziarie che hanno riguardato la Santa Sede dal 2011. Secondo i magistrati l’investimento nel palazzo di Londra di Sloane Avenue fu un azzardo, ma, per le leggi vaticane, il reato sussiste anche quando l’imputato non ha personalmente intascato i soldi.

Una vicenda decennale

Il processo ha avuto una lunghissima vita nelle aule del Tribunale vaticano e, specifica il magistrato presidente dott. Giuseppe Pignatone, «il tribunale ha concesso a tutti gli imputati ampio diritto al contradditorio» al termine del quale si è giunti alla condanna del tesoriere vaticano Becciu a cinque anni e mezzo per tre capi di imputazione:

  • la compravendita del palazzo di Londra con fondi elargiti a favore dell’imprenditore Raffaele Mincione, ritenuta una “operazione altamente rischiosa e incompatibile con l’atteggiamento sempre doverosamente prudente tenuto dall’investitore”;
  • i finanziamenti concessi alla cooperativa Spes del fratello di Becciu, Antonino, in quanto nonostante la natura caritativa, ”non è possibile elargire fondi ecclesiastici ai propri parenti fino al quarto grado di consanguineità senza una speciale licenza data dalla autorità competente”;
  • il versamento effettuato dalla segreteria di Stato con Becciu alla cooperativa amministrata dai suoi familiari è stato fatto “senza alcuna autorizzazione scritta” dell’autorità competente”.

L’operazione da 200 milioni

Il Tribunale vaticano ha comminato al Becciu la condanna per peculato nonostante il cardinale non ne abbia ricavato nulla. Il riferimento è alla operazione Falcon OilGolf, quando investì 200 milioni di dollari – costituivano un terzo dei fondi a disposizione della Becciusegreteria di Stato – in un fondo facente capo al finanziere Raffaele Mincione, anche lui condannato. Si trattava di acquistare una quota della società petrolifera angolana Falcon Oil di proprietà dell’uomo d’affari Antonio Mosquito. In questa circostanza sarebbero stati investiti soldi non tenendo conto del quoziente rischio che si palesò, poi, con il fallimento dell’operazione Angola. Per questo Mincione e altro imputato Enrico Crasso sono condannati a risarcire il Vaticano di 1.500.000 dollari. Quest’ultimo in particolare per corruzione e autoriciclaggio dovrà scontare sette anni di reclusione. Ha avuto anche diecimila euro di multa, mentre il finanziere ha avuto cinque anni e sei mesi di reclusione e ottomila euro di multa.

I soldi a Cecilia Marogna

Un altro capitolo importante del processo, riguarda i 600mila euro elargiti su indicazione di Becciu a Cecilia Marogna. La finalità di questa somma era quella di favorire il rilascio di una suora colombiana rapita in Mali, ma i soldi della segreteria di Stato furono invece spesi in alberghi, capi di vestiario firmati, arredamenti e beni di lusso. La sentenza esamina con attenzione la vicenda e la divide in due fasi distinte.

Nella prima Becciu e Cecilia Marogna si rivolsero a una agenzia inglese specializzata in casi di sequestri e rapimenti alla quale fu versata, nel febbraio 2018, la somma complessiva di 575.000 euro, in una seconda fase tra dicembre 2018 e aprile 2019 una somma di uguale importo mediante nove bonifici bancari a una società slovena “costituita ad hoc il giorno immediatamente precedente al primo versamento facente capo e nella esclusiva disponibilità di Cecilia Marogna. Alla donna, peraltro, sua eccellenza Becciu aveva consegnato nel mese di settembre 2019 anche somme in contanti per importi di circa 14.000 euro. Se i primi versamenti erano destinati alla società inglese deputata a svolgere una attività di carattere umanitario, i 600.000 euro ulteriori “sono risultati privi di qualsivoglia riconducibilità ai suddetti fini”.

Condanne

Il cardinale Becciu non ha mai fatto il nome della Marogna con i suoi superiori. Il Tribunale nelle sue conclusioni parla della società slovena riconducibile alla donna come di “una scatola vuota che non esiste”. Inoltre, viene fatto notare dai giudici come Becciu non abbia mai presentato querela, denuncia o esposto pur avendo saputo come aveva usato i soldi della Santa Sede. La Marogna è condannata dal Tribunale vaticano alla pena di anni tre e mesi nove di reclusione, a carico del cardinale, della donna e della società a lei ascrivibile, la confisca di euro 589.400 oltre rivalutazione ed interessi a far data dal 18 luglio 2019 “quale profitto del reato di truffa aggravata e dell’illecito di cui al capo di imputazione”, mentre a Becciu la confisca di 125.000 euro, per peculato.

 

Giancarlo Cocco

Foto © La Nuova Sardegna, Zero zero News, Alimentando.info

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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