Conflitto russo-ucraino, i giorni più critici

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Missili

L’autorizzazione di Washington all’utilizzo dei missili americani a lungo raggio da parte di Kiev sta portando conseguenze anche all’Europa

Per la prima volta dopo quasi tre anni di conflitto il presidente Usa, Joe Biden, autorizza l’Ucraina a utilizzare missili americani a lungo raggio per difendere i propri soldati stanziati nella Regione russa del Kursk. Casualmente proprio adesso che la sua presidenza sta definitivamente per volgere al termine per lasciare spazio al neo eletto Donald Trump. Il via libera a Kiev a impiegare i missili balistici tattici ATACMS comprende solo obiettivi autorizzati di volta in volta dagli Stati Uniti e limitatamente alla Regione in cui gli ucraini combattono dal 6 agosto scorso, pur perdendo terreno di fronte alla controffensiva delle forze di Mosca.

Secondo una fonte sentita da Axios, l’impiego dei missili ATACMS costituirebbe una risposta all’escalation del conflitto determinato dall’arrivo di 8/12 mila militari nordcoreani (con 70 pezzi d’artiglieria) la cui presenza sarebbe già stata rilevata nella Regione.

Reazioni europee

La posizione della Francia, il cui ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, ha ribadito che l’uso dei missili Scalp contro la Russia «rimane un’opzione sul tavolo» a conferma che molti in Europa hanno colto che il valore della decisione di Washington, è rivolto più alla politica interna che a imprimere una svolta al conflitto in Ucraina.

Il ministro degli Esteri britannico David Lammy, si è rifiutato di discutere dell’uso dei missili britannici da parte di Kiev in Russia, perché «mette a rischio la sicurezza operativa». Anche il ministro della Difesa, John Healey, non ha voluto rivelare la posizione ufficiale del Regno Unito, come del resto hanno fatto anche gli Usa dal momento che mancano a oggi dichiarazioni ufficiali.

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito il rifiuto di consentire all’Ucraina di impiegare armi italiane sul suolo russo: «Non cambia la linea italiana dell’utilizzo delle nostre armi all’interno del territorio ucraino».

Tentativi

In Germania, dove il Governo è a pezzi in attesa del voto anticipato il prossimo febbraio, il cancelliere Olaf Scholz ha ribadito che non verranno consegnati a Kiev i missili da crociera Taurus. «L’atteggiamento del cancelliere rispetto a questa questione resta immutato e non muterà mai la sua posizione», ha dichiarato il portavoce del Governo, Wolfgang Buechner. Scholz del resto ha telefonato nei giorni scorsi a Putin, subito dopo il crollo del suo Governo, irritando ucraini, polacchi e baltici. Da Berlino le fonti ufficiali hanno riferito che il cancelliere avrebbe chiesto perentoriamente a Putin di ritirare le sue truppe dall’Ucraina per arrivare alla pace ma sarebbe ingenuo credere che un debolissimo Scholz chiami dopo due anni il leader del Cremlino per intimargli di ritirarsi dall’Ucraina.

Più probabile che, in vista dei negoziati che Trump ha già dichiarato di voler varare con l’obiettivo di concludere il conflitto, Scholz abbia valutato le opportunità di riprendere le relazioni con Mosca, incluse quelle energetiche indispensabili a salvare la Germania da una crisi economica che continua ad aggravarsi.

La Russia non perdona

«L’autorizzazione a colpire in profondità la Federazione russa, se adottata e comunicata al regime di Kiev, significa un nuovo ciclo di tensioni» ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Una risposta che lascia intendere come Mosca forse non intenda farsi adescare dalle dichiarazioni ufficiali dagli Usa dell’attuale amministrazione americana dopo aver aperto al dialogo con Trump.

Più dura la nota del portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: “L’autorizzazione all’Ucraina a colpire obiettivi in territorio russo cambierà radicalmente l’essenza del conflitto. L’uso di missili a lungo raggio da parte di Kiev per attaccare il nostro territorio significherebbe il coinvolgimento diretto degli Usa e dei suoi satelliti nelle ostilità contro la Russia, così come un cambiamento radicale nella natura e nel carattere del conflitto”. Inoltre ha sottolineato che la risposta di Mosca saràappropriata e tangibile”.

Il funzionario russo Vladimir Jabbarov, vicepresidente della Commissione per gli affari esteri del Consiglio della Federazione, ha avvertito che la decisione degli Usa costituisce una tale escalation che potrebbe portare alla terza guerra mondiale, promettendo una rapida risposta da parte della Russia, secondo la Tass.

Anche i rapporti diplomatici mutano

Secondo il New York Times, i missili a lungo raggio, noti come Army Tactical Missile Systems o ATACMS, saranno utilizzati contro le forze armate russe e nordcoreane “per aiutare l’Ucraina a difendere le sue forze nella Regione russa di Kursk”. Ma i funzionari statunitensi hanno detto che non si aspettavano che questo passo “cambiasse radicalmente il corso della guerra“, ha aggiunto il giornale. Insomma, da Washington è stato lanciato il sasso ma finora la mano resta nascosta mentre l’Europa si divide tra gli esultanti (che non hanno fornito armi a raggio esteso), i titubanti (che hanno fornito i missili da crociera Storm Shadow/SCALP) e i perseveranti (che negano ogni autorizzazione a colpire il suolo russo)

La decisione della Casa Bianca nel secondo anno di conflitto cambia sicuramente la situazione sia sui campi di battaglia che in diplomazia.

Volodymyr Zelensky spinge per questa possibilità da più di un anno, usando sempre lo stesso argomento: «se colpiamo profondamente le posizioni russe, daremo spazio alle nostre forze di terra nei campi all’interno dell’Ucraina». Oggi, hanno armi a disposizione che possono colpire 77 chilometri. Con la nuova autorizzazione è quasi quadruplicata. Gli obiettivi stanno diventando immediatamente molto più vicini e più significativi per l’esercito di Kiev e la Russia si trova con un grosso mal di testa, poiché per quasi tre anni solo i droni ucraini sono stati in grado di colpire le posizioni chiave russe nell’ovest del Paese. L’Ucraina oggi è sostanzialmente obbligata a utilizzare tutti i missili a medio e lungo raggio in suo possesso.

Più politica che difesa

Non si sa ancora quanti ATACMS occidentali Kiev abbia nel loro arsenale. Ma è questa piccola parte della provincia occidentale della Russia controllata dagli ucraini dalla scorsa estate il più grande dilemma per Putin, ma anche la più importante, finora a quanto pare, merce di scambio anche per il prossimo Capo della Casa Bianca.

La squadra di Donald Trump, diverse ore dopo le fughe di notizie dalla Casa Bianca e l’approvazione ufficiale del permesso a Kiev, non ha commentato nulla. La migliore risposta l’ha fornita qualche giorno or sono la CNN sostenendo che “il presidente eletto Donald Trump può pensare di poter parlare di pace, ma erediterà una guerra in cui la posta in gioco è appena diventata notevolmente più alta”.

Poiché la Russia ha più volte affermato che avrebbe considerato il via libera all’impiego contro il suo territorio dei missili statunitensi o europei una “grave escalation” del conflitto, Missilila decisione di Joe Biden (o per meglio dire di chi decide al suo posto, con ogni probabilità in questa circostanza il segretario di Stato Anthony Blinken di cui non dimentichiamo le origini ucraine), la decisione di Washington ha decisamente un valore più politico che militare. Soprattutto interno agli Usa, in cui l’amministrazione uscente cerca di mettere i bastoni tra le ruote a Trump e alla sua squadra di ministri, per la gran parte sgraditi al cosiddetto “Deep State” vicino al Partito Democratico.

Trump e molti dei membri del suo staff indicati come ministri hanno espresso e ribadito la volontà di concludere il conflitto e di cessare gli stanziamenti miliardari all’Ucraina che ha assorbito dal febbraio 2022 quasi 200 miliardi. Proprio ieri il neo eletto ha illustrato numerosi interventi nel welfare per i cittadini americani realizzabili con i denari inviati a Kiev.

Chi ci rimetterà?

Qualunque sia lo scenario, gli Usa hanno fatto una mossa che renderà il compito dei russi molto più difficile e li priverà dell’opportunità di avanzare in massa verso le posizioni di cui hanno il controllo da due anni. L’attacco russo a Odessa è il messaggio di Mosca, che aumenterà anche bruscamente la sua aggressività. In ogni caso, i prossimi 60 saranno di nuovo giorni di morte sia per gli ucraini che per i russi.

In attesa di comprendere se questa escalation del conflitto si fermerà alle parole o avrà conseguenze militari gravi anche per la sicurezza dell’Europa è il caso di far notare che questa notizia sta determinando un rialzo del prezzo del gas, oltre i 47 euro al megawattora, la quotazione ad Amsterdam. Forse per Usa e Russia, grandi esportatori di gas, potrebbe essere anche una buona notizia ma di certo non lo è per l’Europa con l’inverno in arrivo e in piena recessione.

 

George Labrinopoulos

Foto © The Australian, Business Insider, BBC, CNN

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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