Le preoccupazioni di Albanese, la difesa della democrazia e i legami tra l’Australia e gli Usa oltre quelli militari
Il primo ministro, Anthony Albanese, ha recentemente avvertito Elon Musk di non interferire nelle elezioni in Australia. In un’intervista con l’emittente Nine Newspaper, parte del gruppo Nine, ha sottolineato che le elezioni riguardano esclusivamente i cittadini australiani e che esistono leggi contro le interferenze straniere.
Le dichiarazioni del capo del Governo arrivano mentre Musk sta usando la sua influenza globale per sostenere politici conservatori, come nel caso del suo recente appoggio al partito di estrema destra tedesco AfD e alle sue critiche al Partito Laburista britannico e al primo ministro del Regno Unito. Secondo l’emittente, si stima che Musk abbia speso più di 250 milioni di dollari per sostenere l’elezione di Donald Trump.
Obbligo di legge
Zareh Ghazarian, docente di politica e relazioni internazionali alla Monash University di Melbourne, ha espresso scetticismo sull’influenza in Australia. Secondo lui, negli Stati
Uniti i partiti politici spendono molto tempo a coinvolgere specifiche comunità per mobilitarle e spingerle a votare. Tuttavia, in Australia il voto è obbligatorio per legge. Tutti i cittadini registrati di età pari o superiore ai 18 anni sono obbligati a votare, come stabilito dal Commonwealth Electoral Act del 1918. Questa legge si applica alle elezioni federali, statali e locali e garantisce che tutti partecipino al processo democratico. Quindi i partiti non hanno bisogno di farlo.
Chi non si presenta alle urne senza una giustificazione valida può essere multato, con un importo che generalmente è di 20 dollari australiani, anche se può variare a seconda dello Stato o del territorio. Se la multa non viene pagata, la questione può essere portata in tribunale, con il rischio di ulteriori spese legali. Tuttavia, è possibile fornire una giustificazione valida per l’assenza, come problemi di salute o circostanze eccezionali che hanno reso impossibile il voto.
Dopo ogni elezione, la Australian Electoral Commission (AEC) invia una comunicazione a chi non ha votato per chiedere una spiegazione. Se la giustificazione è accettata, non ci sono sanzioni. In caso contrario, è emessa la multa. L’obbligo di voto in Australia mira a garantire una partecipazione elettorale ampia e rappresentativa, contribuendo a un sistema democratico più inclusivo.
Secondo Ghazarian, è probabile che Musk cercherà di influenzare il dibattito in Australia, ma l’impatto che avrà sarà probabilmente limitato.
Relazioni diplomatiche
A prescindere da una presunta influenza, che sia o meno di Elon Musk, sulle elezioni e sul ruolo che ricopre nel Governo americano, possiamo dire che le relazioni diplomatiche tra Australia e Stati Uniti sono sempre state ottime. Si sono sviluppate molto nel tempo, iniziando in modo informale nel XIX secolo con scambi commerciali e culturali tra gli Usa e le colonie britanniche che poi sarebbero diventate l’Australia. Questa collaborazione si è rafforzata durante la Seconda guerra mondiale, quando Washington ha avuto un ruolo cruciale nella difesa di Canberra contro l’avanzata giapponese.
Successivamente, il trattato ANZUS (accordo di reciproca sicurezza tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti) del 1951 ha formalizzato la partnership, diventando un pilastro della
cooperazione in ambito difensivo. L’alleanza militare si manifesta in esercitazioni congiunte come “Talisman Sabre”, nella condivisione di informazioni grazie all’accordo “Five Eyes” (alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda per la condivisione di intelligence, nata durante il secondo confitto mondiale e focalizzata sulla sicurezza collettiva e il contrasto alle minacce globali) e in un impegno strategico per la stabilità della Regione Indo-Pacifica. Questo rafforza ulteriormente la collaborazione, puntando su tecnologie avanzate, come i sottomarini a propulsione nucleare.
Obiettivi
L’accordo AUKUS (Australia, United Kingdom, United States) è un patto di sicurezza trilaterale firmato nel settembre del 2021, che coinvolge tre alleati storici. L’obiettivo principale è quello di rafforzare la sicurezza e la stabilità nella Regione indo-pacifica, una zona che negli ultimi anni ha visto aumentare le tensioni geopolitiche, in particolare con la crescente influenza della Cina. L’AUKUS si inserisce in un contesto di competizione strategica globale, dove l’Asia Pacifico è diventata una delle aree più cruciali dal punto di vista economico e militare.
Nel contesto di crescente rivalità tra Washington e Pechino, rappresenta una risposta strategica all’espansione militare e alle ambizioni geopolitiche della Cina, che ha aumentato la sua presenza e attività nel Mar Cinese Meridionale e in altre aree cruciali dell’Indo-Pacifico. Inoltre ha cercato di estendere la sua influenza attraverso progetti come la Nuova Via della Seta e ha incrementato il suo potere navale, compresa la costruzione di Isole artificiali e basi militari nelle acque contese.
L’accordo AUKUS ha lo scopo di contrastare questa espansione attraverso una cooperazione militare e tecnologica più stretta tra i tre Paesi. In particolare, consente una condivisione avanzata di tecnologie militari, tra cui la tecnologia per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare. Il patto si concentra sulla difesa, ma include anche altri settori strategici, come l’intelligence, la cyber-sicurezza e la ricerca e sviluppo tecnologica. Una delle principali caratteristiche è la fornitura da parte degli Usa e del Regno Unito di tecnologia avanzata all’Australia per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare.
Non solo cooperazione militare
Canberra, che non ne ha mai posseduti, in questo modo ottiene la capacità di costruire e
gestire una flotta più veloce, più silenziosa e più capace di navigare per lunghi periodi rispetto ai convenzionali. Questo dà all’Australia una maggiore potenza di dissuasione e una posizione più forte nella Regione Indo-Pacifico, dove la presenza navale è un elemento chiave della proiezione di potenza. AUKUS prevede anche una stretta collaborazione in ambito tecnologico, in particolare nella difesa e nella cyber-sicurezza.
I tre Paesi, infatti, lavoreranno insieme su tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, la cyber–difesa e sullo spazio, con l’obiettivo di potenziare le capacità di monitoraggio, comunicazione e risposta alle minacce. L’accordo include un impegno a rafforzare la condivisione di informazioni sensibili migliorando la capacità di monitorare le attività nella Regione e prevenire minacce comuni. Questa cooperazione si estende anche alla lotta contro il terrorismo e alla gestione di eventuali conflitti regionali. Inoltre il trattato non si limita solo all’aspetto militare, ma prevede anche una cooperazione più stretta sul piano diplomatico.
Una forte collaborazione
I legami economici tra Usa e Australia sono solidi grazie anche all’accordo di libero scambio del 2005 e da scambi commerciali che nel 2023 hanno raggiunto gli 80 miliardi di dollari. Washington è tra i maggiori investitori esteri in Australia, mentre le aziende australiane contribuiscono attivamente ai settori tecnologici e delle risorse naturali negli Usa. Insieme, lavorano su obiettivi globali come il contrasto ai cambiamenti climatici, la lotta al terrorismo e la promozione dei diritti umani e della democrazia, collaborando in organizzazioni come le Nazioni Unite e l’APEC (Cooperazione economica tra i Paesi asiatici e del Pacifico).
Con l’elezione di Donald Trump alla presidenza statunitense, le relazioni non sono certo in pericolo, ma chi vincerà le elezioni federali e sarà eletto primo ministro non potrà trascurare la politica del Tycoon.
Le relazioni sono al sicuro
In un articolo del bisettimanale italo-australiano IlGlobo.com del 10 novembre 2024, scritto dal direttore Marco Patavino, e in un altro dell’8 novembre 2024 scritto da Michael Miller del Washington Post, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, Albanese aveva ribadito l’importanza di mantenere un solido rapporto tra i due Paesi, nonostante i dubbi sullo stile politico poco ortodosso del Tycoon. Temi come l’accordo strategico AUKUS e i rapporti con la Cina saranno centrali.
Il futuro delle relazioni con gli Usa dipenderà dalla capacità dell’Australia di dimostrare un forte allineamento su difesa e politica strategica. Non si può sottovalutare il carattere
imprevedibile di Trump, che spesso ha avuto un approccio conflittuale con gli alleati. Alcuni politici australiani avevano espresso preoccupazioni sull’alleanza, temendo che un ritorno del Tycoon alla presidenza potesse influire negativamente sulla cooperazione difensiva. È possibile che la sua politica conservatrice possa influenzare le elezioni, anche se gli australiani tendono a considerare altre priorità, come il problema della casa e il costo della vita, quando voteranno chi sarà il prossimo primo ministro.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Eurocomunicazione (GL), The Australian, Facebook, MIT News, The Australian













