Gaza, la speranza della tregua alla prova dei fatti

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Gaza

L’Unione europea, oggi, ha adottato un pacchetto di aiuti per 120 milioni di euro per affrontare la crisi umanitaria in corso nella Striscia

È stato confermato ieri, 15 gennaio 2025, un accordo di tregua nella Striscia di Gaza tra Hamas e Israele, mediata, tra gli altri, da Qatar, Stati Uniti, Egitto e Turchia, che prevede nelle prossime 6 settimane (42 giorni) un cessate il fuoco in Palestina, il rilascio di 33 ostaggi israeliani in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi e l’avvio del ritiro delle truppe israeliane da alcune aree della Striscia.

Mentre in Palestina la popolazione ha festeggiato nelle strade, a Gerusalemme centinaia di dimostranti hanno manifestato raggiungendo l’ingresso del Parlamento e avvicinandosi all’ufficio del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, per contestare l’accordo con Hamas e il rilascio dei connazionali prigionieri nella Striscia di Gaza. Secondo l’edizione online del quotidiano Times of Israel, a guidare il corteo sono stati i familiari di soldati uccisi nel conflitto. I dimostranti sono affiliati al Forum Gevurah, una parola che in ebraico vuol dire “eroismo”. La loro tesi è che l’accordo sia una resa ad Hamas. Wally Wollfstal, padre di Ariel, un soldato ucciso a Gaza lo scorso anno, ha chiesto al Governo di continuare bombardamenti e incursioni nella Striscia. «Lasciamo che le forze armate vincano» ha affermato l’uomo di fronte alla sede del Parlamento, la Knesset.

Cosa prevede la trattativa

L’accordo, discusso a Doha e frutto di trattative lunghe e serrate, dovrebbe cominciare ufficialmente domenica 19 gennaio, il giorno prima dell’insediamento di Donald Trump come nuovo presidente degli Usa, e si dovrebbe articolare in tre fasi. Dagli attacchi del 7 ottobre 2023, i morti a Gaza e in Cisgiordania sarebbero oltre 46.000 (in gran parte palestinesi).

La prima prevede il graduale ritiro delle truppe israeliane, con il ritorno progressivo della popolazione palestinese nel nord della Striscia e l’entrata di maggiori aiuti umanitari. Al confine tra Striscia di Gaza ed Egitto, nel cosiddetto corridoio Philadelphia, per il momento sarà mantenuta una sorta di zona cuscinetto e i palestinesi potranno fare ritorno alle proprie case, passando attraverso i controlli di frontiera.

Durante la prima fase, se tutto procederà per il meglio, verranno negoziati i termini precisi della seconda, secondo la quale in linea di principio verranno liberati gli ostaggi israeliani rimanenti, compresi i soldati, in cambio del rilascio di altri prigionieri palestinesi: contestualmente, ci sarà il ritiro completo delle truppe israeliane da Gaza.

Nella terza e ultima fase, i corpi degli ostaggi israeliani (non più in vita) verranno restituiti alle famiglie di origine e verrà creato a Gaza e in Cisgiordania un piano di ricostruzione, sotto la guida internazionale.

Crisi interna

Il motivo del ritardo nell’annuncio pubblico dell’accordo fra Israele e Hamas da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu è una crisi con il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich. È quanto riferisce una fonte citata dall’emittente israeliana Kan, secondo cui Netanyahu si sta sforzando di garantire l’integrità del Governo dopo l’approvazione dell’accordo. Già ieri, subito dopo l’annuncio dell’accordo da parte di Usa e Qatar, gli alleati di estrema destra del premier si erano espressi contro. Sia il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, sia lo stesso Smotrich, che su X nella tarda serata ha scritto che chiede la “certezza assoluta” che Israele possa riprendere la guerra più avanti, definendo l’attuale accordo “una catastrofe, cattivo e pericoloso” per Tel Aviv. L’uscita di scena di entrambe le fazioni destabilizzerebbe seriamente il Governo e potrebbe portare a elezioni anticipate.

Unione europea

«L’accordo sul cessate il fuoco a Gaza permette al seme della speranza di germogliare, ma quel che vedo è che ce sono già diverse versioni. Spero che si giunga a una. Ciò che è importante ora è il rilascio degli ostaggi e l’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari. Sono già state perse molte vite, abbiamo bisogno di un cambiamento». Lo ha affermato la commissaria Ue alla Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. «Abbiamo bisogno di fatti, non di parole: giudicheremo questo cessate il fuoco sulla base della sua attuazione sul campo».

GazaLa portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova ha rivelato: «Oggi adottiamo un pacchetto di aiuti per 120 milioni di euro a Gaza per affrontare la crisi umanitaria in corso. Sappiamo che la situazione lì è catastrofica e che i palestinesi hanno urgente bisogno di cibo, forniture mediche, tende e altre protezioni». Nel complesso gli aiuti umanitari dell’Ue a Paesi terzi raggiungeranno quest’anno 1,9 miliardi.

Con questi nuovi fondi l’assistenza umanitaria totale dell’Ue a Gaza sale a oltre 450 milioni di euro dal 2023 e si aggiunge ai voli del ponte aereo che hanno consegnato oltre 3.800 tonnellate di aiuti. In una nota la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha spiegato che «l’accordo di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi offre la speranza di cui la Regione aveva disperatamente bisogno. Ma la situazione umanitaria a Gaza resta cupa. L’Europa incanalerà 120 milioni di euro di aiuti nel 2025, insieme a tonnellate di aiuti in natura, per continuare a sostenere i palestinesi».

Cosa comprende

  • Assistenza per affrontare l’insicurezza alimentare acuta e la malnutrizione;
  • assistenza sanitaria per supportare il funzionamento delle strutture e fornire materiale medico;
  • acqua, servizi igienici e supporto igienico per consentire l’accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari;
  • assistenza per fornire un alloggio sicuro e protetto a coloro che sono stati sfollati;
  • protezione per sostenere la sicurezza e la dignità delle popolazioni vulnerabili.

L’Ue collaborerà strettamente con le agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie partner per garantire la rapida distribuzione degli aiuti.

Le reazioni internazionali

Arabia Saudita

Riyad “sottolinea l’importanza di attenersi all’accordo e di porre fine all’aggressione israeliana a Gaza, nonché al ritiro completo delle forze di occupazione israeliane dalla Striscia e da tutti gli altri territori palestinesi e arabi”.

Brasile

“Esortiamo le parti coinvolte a rispettare i termini dell’accordo. A garantire la cessazione definitiva delle ostilità, il rilascio di tutti gli ostaggi e il libero ingresso degli aiuti umanitari a Gaza”, ha affermato il Ministero degli Esteri.

Canada

“Invitiamo tutte le parti ad agire immediatamente. Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati. Questa orribile violenza e sofferenza devono cessare”, ha scritto il primo ministro canadese Justin Trudeau.

Cina

«Questo accordo sia attuato in modo efficace in modo da aprire la strada a un cessate il fuoco completo e permanente», ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino.

Egitto

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha sottolineato «l’importanza di accelerare l’invio di aiuti umanitari d’emergenza alla popolazione di Gaza».

Giordania

Il Ministero degli Esteri giordano ha esortato la comunità internazionale ad adottare “misure immediate per fornire aiuti“.

Iraq

Il ministero degli Esteri iracheno ha sottolineato “la necessità di consentire immediatamente l’arrivo di aiuti umanitari a Gaza e nei territori palestinesi“.

Pakistan

Islamabad spera che la tregua “porterà a un cessate il fuoco permanente e consentirà una maggiore assistenza umanitaria” e ribadisce il suo sostegno auna soluzione giusta, globale e duratura alla questione palestinese“.

Turchia

“Ci auguriamo che questo accordo sia vantaggioso per la nostra Regione e per tutta l’umanità, in particolare per i nostri fratelli palestinesi, e che apra la strada a una pace e a una stabilità durature“, ha scritto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Usa

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha affermato di essere “lieto” della futura liberazione degli ostaggi. Il neo eletto Donald Trump ha dichiarato che non permetterà che la Striscia di Gaza «ritorni a essere un rifugio sicuro per i terroristi».

 

Ginevra Larosa

Foto © RNZ, Crisis Group, Apiceuropa

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