Casanova, un uomo e un mito

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Casanova

Libertino, filosofo, massone, letterato. I suoi rapporti con Voltaire, Mozart e l’occultismo del conte di Cagliostro di San Leo

Ricordare Giacomo Casanova, a 300 anni dalla nascita, significa prendere un personaggio tratto da un romanzo e farlo vivere nel contesto culturale e sociale non solo veneziano, ma europeo. La sua vita è legata alla fama di seduttore e libertino. Vi è un rapporto profondo fra la sua figura e il Don Giovanni di Mozart, che egli stesso ispirò nel libretto di Da Ponte. La sera del 29 ottobre 1787, a Praga, Casanova partecipò alla rappresentazione del dramma giocoso “Il dissoluto punito” su libretto di Lorenzo Da Ponte, noto autore teatrale già amico del Casanova. Don Juan e e Giacomo divennero un mito moderno. Tutti i libertini impuniti che precedettero quello mozartiano da Tirso de Molina a Moliere, ma anche quelli successivi di Balzac, Baudelaire e Brecht, non raggiunsero il vertice umano e disumano del libertino.

Fra realtà e finzione

Il suo diario “Le memorie” rappresenta l’aspirazione di tutta la vita di trasmettere il proprio nome ai posteri e ci riuscì con le sue autobiografie. Giacomo Casanova personaggio popolare veneziano fece di tutto per fare dei salti nell’alta società lagunare, ma anche europea. Uomo innamorato del proprio mito, ma intrappolato inesorabilmente da esso. E le occasioni di elevarsi socialmente Giacomo le ebbe, quando alla morte del padre, la famiglia patrizia dei Grimani gli offrirono la loro protezione.

Ma lui è un artista irrequieto e dopo gli studi a Padova, di diritto, cominciò a lavorare al servizio di avvocati e diplomatici ed ebbe la possibilità di viaggiare per tutta Europa. Alterna conoscenze culturali come gli enciclopedisti francesi, in particolare Voltaire, e coltiva la fama di libertino che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Scandali dietro scandali, guadagnandosi da vivere come un committente improvvisato e trovando rifugio nella residenza di un cardinale insieme a una giovane scappata di casa.

La cultura veneziana, pur essendo arricchita dalla commedia all’italiana di Goldoni e dalla tradizione musicale vivaldiana, non ridimensionava le sue stranezze e mancanze di discrezione, in altre parole, il fatto di esibire una condotta altamente indecente e che poteva incitare altri a imitarlo. Finché nel 1755 fu arrestato dagli inquisitori veneziani con l’accusa di “libertinaggio” e incarcerato nelle segrete di Palazzo Ducale a Venezia, chiamate i Piombi.

Un animo ribelle

La detenzione fu breve perché Casanova riuscì a evadere con un altro prigioniero attraverso un buco praticato nel soffitto della cella e poi scappando. La sua fu sempre una vita in fuga, fuori delle frontiere della Repubblica di Venezia. Conobbe la Massoneria, uno dei tanti rimedi per sopravvivere. Se Casanova aveva un dono era quello della recitazione e dell’improvvisazione. Doti che hanno affascinato Federico Fellini nella realizzazione di uno dei suoi capolavori “Casanova” nello Studio 5 di Cinecittà. Fu un film costosissimo perché associava la personalità poliedrica di Casanova con l’estro creativo di Fellini. Casanova poeta d’amore, ma anche affabulatore, soprattutto alcune donne.

Ma oltre a essere interessato di alchimia e magia, altro tema felliniano, e la sua corrispondenza con il conte di Cagliostro di San Leo, si dimostrò generoso verso gli amici. Dopo la prima riabilitazione veneziana con l’indulto, ricadde in controversie giudiziarie e nel 1783 fu condannato al secondo e definitivo esilio e mori a Dux, Repubblica Ceca.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Bo Live – Unipd, Abbanews

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