Atene: Roma ha ignorato il regolamento Ue 2019/452

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Atene

Al centro del dibattito c’è la vendita della compagnia aerea italiana Piaggio Aerospace alla turca Baykar

La mancata notifica da parte di Roma, ad Atene, prima di vendere il colosso italiano delle compagnie aeree Piaggio Aerospace alla compagnia turca Baykar ha causato grande disagio.

Secondo le informazioni esclusive di K, la Grecia sta preparando un dossier di protesta nei confronti dell’Italia, poiché Roma ha completamente ignorato il Regolamento europeo 2019/452 (in vigore dall’11 ottobre 2020), che stabilisce che gli investimenti diretti esteri sotto il diretto controllo statale dell’Ue devono essere notificati agli altri Stati membri. L’autorità italiana competente non ha inviato agli altri un modulo di notifica del meccanismo europeo istituito a tal fine. L’articolo 7 del regolamento europeo stabilisce, in particolare, che “qualora uno Stato membro o la Commissione ritenga che un investimento estero diretto non sottoposto a controllo possa incidere sulla sicurezza o sull’ordine pubblico”, allora è possibile richiedere “allo Stato membro in cui l’investimento estero diretto è in programma o è stato realizzato le informazioni richieste”.

L’Italia, in particolare Leonardo, una delle più grandi aziende aerospaziali del Mondo, vuole espandere la cooperazione con la Turchia, in particolare con Baykar, e le due parti stanno cercando la strada esatta, soprattutto nel campo dei velivoli senza pilota. Roma ha precedentemente fornito ad Ankara elicotteri e alcuni radar a raggio intermedio.

Questione aperta

Intanto la Turchia potrebbe subordinare l’acquisto degli Eurofighter Typhoon britannici alla fornitura di un gran numero di missili aria-aria Meteor.

La questione della possibile vendita di missili aria-aria Meteor da parte del consorzio multinazionale europeo MBDA alla Turchia è stata discussa in un incontro, a margine del vertice informale dell’Ue a Bruxelles, tra il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente francese Emmanuel Macron. Secondo quanto riportato, durante l’incontro a tu per tu con il presidente francese, che si è svolto in un’atmosfera positiva, il primo ministro ha chiesto di essere informato sugli sviluppi, con Macron che ha confermato le discussioni, ma ha detto che il raggiungimento di un accordo non dovrebbe essere dato per scontato. Parigi ha chiarito che il Regno Unito, non la Francia, è la chiave per la potenziale la vendita dei missili.

Rispetto delle norme

Secondo le stesse fonti, Atene continuerà a monitorare la questione, ma non interverrà per impedire la vendita alla Turchia. Come notato, il Paese non è eterogeneo, promuove il proprio programma di armamenti, mentre ha sviluppato una solida cooperazione in materia di difesa con Parigi, nell’ambito della quale è avvenuto l’approvvigionamento di caccia e fregate Rafale. Infatti, secondo le informazioni, la possibilità di vendere il Meteor alla Turchia non dovrebbe influire sull’acquisizione di una quarta fregata da parte della Francia, in quanto fonti governative affermano che «la pianificazione per il rafforzamento delle forze armate sta procedendo normalmente». Si tratta di un approccio che si discosta notevolmente dalla posizione assunta dal ministro della Difesa sullo stesso tema.

Infine, Atene valuta positivamente che in occasione della pubblicazione dei negoziati tra Ankara e il consorzio europeo sui missili, fonti diplomatiche francesi si sono affrettate a ricordare che l’articolo 2 dell’accordo sull’istituzione di un partenariato strategico in difesa e sicurezza include una clausola di mutua assistenza nel caso in cui uno dei due Stati debba respingere una mossa di aggressione.

Perché?

Tuttavia, fonti militari in Grecia stimano che Ankara non voglia solo equipaggiare i suoi caccia, ma sviluppare il missile Gokhan di produzione nazionale, che aspira a diventare il Meteor turco.

Secondo le informazioni, i missili del programma equipaggeranno l’F-16 e l’addestratore e Atenecombattente leggero di fabbricazione nazionale Hurjet, mentre il turco Meteor è destinato al velivolo CAAN di 5ª generazione. Esternamente i due missili (Meteor e Gokhan) sono quasi identici, con la caratteristica presa d’aria, tuttavia la versione turca ha alette più piccole, suggerendo che sia in fase di sviluppo per l’uso in depositi di armamenti interni come quelli che si trovano nei caccia.

Tuttavia, la CAAN ha davanti a sé diversi anni di test prima dell’inizio della sua vita operativa e la Turchia sembra avere fretta di bilanciare il vantaggio della superiorità aerea guadagnato dalla Grecia con l’inclusione di caccia Rafale armati di Meteor.

Inoltre, i missili Gokhan non saranno utilizzabili dagli Eurofighter Typhoon in quanto ciò richiederebbe l’accesso al codice sorgente dell’aereo, che è fuori questione per i produttori del caccia. Al contrario, per gli F-16 del programma di aggiornamento indigeno Ozgur, così come per l’Hurjet e il CAAN, Ankara dispone di tutti i dati necessari per integrare le proprie armi.

Parigi

La Francia, però, principalmente nell’ambito di un consorzio ma anche a livello nazionale, ha in passato acconsentito alla vendita di sistemi d’arma alla Turchia, ma non tale da ribaltare il principio stabilito degli ultimi 50 anni, quando la Grecia acquista armi che non esistono nell’arsenale delle Forze armate turche (SDF).

La Francia è in realtà l’ultimo dei principali Paesi europei con capacità di difesa industriale (dopo Regno Unito, Germania, Italia e Spagna) che cerca di accedere al mercato turco. Sia i francesi che i tedeschi, nel primo caso per il Meteor, nel secondo per i caccia Eurofighter, stanno lanciando la palla alla pressione che arriva da Londra. In particolare, il contratto Eurofighter riguarda l’approvvigionamento di un totale di 40 velivoli in due fasi (20 e 20) per un costo stimato di circa 5,5 miliardi di euro. Nel caso degli Eurofighter, invece, Berlino non si è pronunciata, ma ha permesso trattative tra il costruttore e Ankara.

Berlino

La Germania ha, naturalmente, relazioni tradizionali con la Turchia, anche se ultimamente non sono state così armoniose. Berlino persegue una politica industriale che tratta la Turchia non tanto come un alleato della Nato quanto come un Paese terzo con priorità politiche che raramente sono allineate con quelle della Germania. Uno dei contratti più emblematici è quello della costruzione di sei sottomarini Type 214, come la classe “Papanikolis” della Marina ellenica (HN). Si tratta di un programma con un valore nominale di 2,5 miliardi di euro. Questo in realtà è costato molto di più ai turchi, che dopo 15 anni sono riusciti a costruire e integrare nella flotta il primo di sei sommergibili.

Madrid

Tra i Paesi dell’Ue, quello con le relazioni di cooperazione con la Turchia, in materia di appalti pubblici nel settore della difesa, è la Spagna. Si ricorda che per la portaelicotteri Anadolu, che i turchi hanno convertito in una piattaforma di trasporto UAV galleggiante, il know-how è stato fornito dagli spagnoli (classe Juan Carlos I). In Spagna vengono prodotti anche i trasporti A-400 (consorzio multinazionale europeo), così come gli aerei per la cooperazione marittima CN-235, ovvero radar volanti che vengono regolarmente registrati mentre violano lo spazio aereo nazionale.

Londra

Il Regno Unito, non ostacolato da alcuna necessità di solidarietà europea, intrattiene relazioni stabili con la Turchia, con contratti per un valore stimato di circa 2,2 miliardi di euro firmati negli ultimi dieci anni. La maggior parte di essi è fondamentale per il futuro ulteriore sviluppo dell’industria aerospaziale turca.

 

George Labrinopoulos

Foto © Millionaire, MBDA, YT (Public Defense), Ares Osservatorio Difesa

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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