L’Europa di fronte al dilemma: truppe in Ucraina o diplomazia

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Europa

Nel vertice di Parigi, organizzato da Macron, i rapporti tra Russia e Occidente potrebbero essersi deteriorati ulteriormente

La questione dell’invio di truppe in Ucraina torna a scuotere l’Europa, mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, sembrano orientarsi verso soluzioni diplomatiche per raggiungere la pace. Il Vecchio Continente si trova dunque a un bivio cruciale, diviso tra il sostegno militare a Kiev e la ricerca di alternative diplomatiche.

All’Eliseo, si è tenuta una riunione informale tra i principali leader europei, alla quale hanno preso parte anche il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, e rappresentanti di alto livello dell’Unione europea e della Nato. L’obiettivo dell’incontro era valutare la strategia di fronte all’evolversi della guerra in Ucraina e alla posizione sempre più incerta degli Usa. Un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che, di fronte all’accelerazione degli eventi e alle dichiarazioni dei leader americani, l’Europa deve assumersi una responsabilità maggiore per garantire la sicurezza collettiva. Questo significa fare di più, agire con maggiore efficacia e adottare una strategia più coerente.

Sicurezza e diplomazia

L’incontro rappresenta un momento chiave per comprendere quale sarà l’approccio europeo nelle prossime settimane. Se da un lato alcuni Paesi spingono per un maggiore impegno militare, dall’altro c’è chi ritiene che l’Europa dovrebbe concentrarsi su sforzi diplomatici per favorire una soluzione negoziata al conflitto. La vera sfida per l’Unione europea sarà trovare un equilibrio tra il sostegno all’Ucraina e la tutela della propria sicurezza interna, evitando di farsi trascinare in un’escalation militare senza una chiara strategia comune. In questo scenario complesso, è chiamata a dimostrare coesione e determinazione, con l’obiettivo di difendere i propri valori e garantire la stabilità del Continente.

Varsavia ha già reso noto che non invierà le sue truppe in Ucraina, ribadendo il sostegno a Kiev contro la Russia. «La Polonia sosterrà l’Ucraina come ha fatto finora: a livello organizzativo, in base alle nostre capacità finanziarie, umanitarie e militari. Non abbiamo in programma di inviare soldati polacchi nel territorio ucraino», le parole del primo ministro Donald Tusk prima di volare a Parigi per il vertice di Macron.

Un’opzione ancora lontana

La Germania e la Spagna, in particolare, hanno chiarito che, al momento, un intervento diretto con truppe sul campo non è un’opzione concreta, sottolineando invece la necessità di rafforzare la capacità militare ucraina e di sviluppare un quadro di sicurezza sostenibile.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, intervenendo durante un evento della campagna Europaelettorale in vista delle elezioni anticipate, ha ribadito la posizione di Berlino: «Il focus dovrebbe essere un esercito ucraino molto forte, anche in tempi di pace. Questo sarà un compito importante per l’Europa, gli Usa e gli alleati. E le questioni da discutere riguardo il quadro di sicurezza verranno affrontate quando sarà il momento». Poi ha enfatizzato la necessità di sostenere l’Ucraina a lungo termine, piuttosto che valutare un intervento diretto con truppe tedesche o europee.

La pace è ancora un miraggio

Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, che ha escluso qualsiasi missione di pace sul terreno: «Nessuno propone l’invio di truppe in Ucraina perché la pace è ancora molto lontana. Putin bombarderà di nuovo oggi e anche domani». Inoltre ha riconosciuto la necessità di lavorare per una soluzione diplomatica, ma ha anche ammesso che allo stato attuale, il conflitto non mostra segnali di una risoluzione imminente.

Il ministro spagnolo ha inoltre difeso la legittimità della riunione indetta dal presidente francese Emmanuel Macron per discutere il futuro dell’Ucraina e della sicurezza europea. «C’è una nuova amministrazione che sta facendo nuove proposte sull’Ucraina e allo stesso tempo stiamo per iniziare un quarto anno di guerra e di ingiustificata aggressione. È decisamente legittimo che, di fronte a questo nuovo scenario, gli europei si riuniscono e riflettano per prendere una serie di decisioni, perché tutto riguarda la nostra sicurezza e i valori europei».

Uno scenario incerto

Il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato alla Cnn la sua intenzione di negoziare la pace tra Russia e Ucraina, affermando che «il termine “pace” è ormai censurato nell’Unione europea». Le sue parole e le prime mosse della sua amministrazione hanno però sollevato timori tra gli alleati occidentali, segnando un potenziale allontanamento dagli equilibri diplomatici tradizionali. Con la sua nuova linea di politica estera, il Tycoon sembra porre fine all’isolamento internazionale della Russia e minare l’unità dell’Occidente sul conflitto ucraino. Questa posizione ha alimentato il sospetto che Washington possa accettare un accordo favorevole a Mosca, con il rischio di lasciare l’Europa in una posizione marginale.

A far temere un cambio radicale di rotta è che il presidente Usa esclude i partner europei dai negoziati, nonostante le continue richieste di garanzie di sicurezza e di un coinvolgimento militare.

Un altro punto critico è la posizione di Kiev nei futuri colloqui di pace. Trump non ha chiarito se sarà direttamente coinvolta, sollevando il timore che il destino del Paese possa essere deciso da Washington e Mosca senza il coinvolgimento diretto del presidente Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo ha ribadito in un’intervista a NBC che «non accetterà mai una decisione imposta dagli Stati Uniti e dalla Russia».

L’esclusione dell’Europa

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha ribadito la ferma opposizione di Mosca alla partecipazione di alcuni leader europei nei negoziati sulla guerra in Ucraina, accusandoli di alimentare il conflitto anziché favorire una soluzione diplomatica. La dichiarazione arriva alla vigilia del suo atteso incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio a Riad, un appuntamento che potrebbe ridefinire gli equilibri nelle trattative internazionali.

Lavrov ha criticato aspramente l’approccio dell’Ue, sostenendo che le iniziative diplomatiche portate avanti finora da Bruxelles non abbiano prodotto alcun risultato concreto. Secondo Mosca, l’Europa avrebbe adottato una linea eccessivamente aggressiva e allineata agli interessi di Kiev, compromettendo la possibilità di un vero dialogo.

Una mossa strategica da parte della Russia, che cerca di privilegiare interlocutori ritenuti più inclini a un approccio pragmatico, come gli Stati Uniti e i paesi del Medio Oriente. Questa presa di posizione evidenzia una spaccatura sempre più netta tra Mosca e le Capitali europee, che da mesi insistono sulla necessità di un sostegno incondizionato all’Ucraina. La domanda chiave ora è se l’esclusione dell’Europa dai negoziati potrà davvero facilitare un cessate il fuoco o se, al contrario, rischi di inasprire ulteriormente le tensioni tra Russia e Occidente.

«Non capisco quale sia il loro posto nelle trattative, visto che sembrano voler alimentare la guerra», ha affermato Lavrov, criticando quella che definisce l’abitudine europea di favorire un conflitto prolungato piuttosto che un compromesso reale. Secondo l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, ha inoltre messo in dubbio l’efficacia delle proposte europee: «Se il loro piano è solo quello di congelare il conflitto e poi, con le loro solite strategie, continuare a supportare la guerra, allora perché invitarli ai negoziati?».

Dialogo impossibile?

L’assenza di un canale di dialogo diretto tra Russia ed Europa rischia di rendere ancora più difficile qualsiasi tentativo di soluzione diplomatica, lasciando spazio a scenari di escalation. In questo contesto, il ruolo degli Stati Uniti e dei Paesi emergenti potrebbe diventare ancora più cruciale, mentre l’Europa si trova di fronte a un bivio: rafforzare la sua posizione negoziale o accettare un ruolo marginale nei futuri sviluppi del conflitto.

EuropaIl consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov, e il ministro degli Esteri Lavrov, da Riad manterranno un contatto diretto con il presidente Vladimir Putin, garantendo aggiornamenti tempestivi qualora si rendessero necessari. A confermarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, rispondendo a una domanda dell’agenzia Tass: «Naturalmente, un rapporto completo sarà consegnato a Mosca, ma se saranno necessari aggiornamenti urgenti, tutte le opportunità di comunicazione sono disponibili».

L’incontro a Riad assume un’importanza strategica, in quanto oltre a trattare le relazioni bilaterali tra Russia e Arabia Saudita, i rappresentanti di Mosca discuteranno i preparativi per possibili negoziati sulla crisi ucraina. L’attenzione russa resta quindi alta su ogni sviluppo diplomatico che potrebbe emergere da questi incontri, con Mosca pronta a intervenire rapidamente per adattare la propria strategia a seconda delle circostanze.

 

George Labrinopoulos

Foto © PRP Channel, The Economist, NZ Herald, Cep, Avvenire

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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