Funzionari Usa e russi espongono un piano di pace

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Ucraina

I gruppi hanno proposto un quadro che potrebbe comportare un cessate il fuoco, elezioni in Ucraina seguite dalla firma di un accordo di pace

Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, Usa e Russia si siedono a un tavolo per iniziare i colloqui mirati a raggiungere un accordo di pace. La riunione si è svolta in uno dei palazzi della famiglia reale saudita, Diriyah, nel complesso di Albasatin.

A Riad, in Arabia Saudita, si incontrano oggi il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Sebbene il conflitto ucraino sia solo uno dei punti all’ordine del giorno, è evidente che l’obiettivo principale sia il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Mosca e Washington dopo tre anni di quasi totale congelamento. Attualmente, le parti coinvolte nei colloqui escludono sia rappresentanti ucraini che europei. L’incontro punta a gettare ufficialmente le basi per i negoziati di pace e un futuro incontro tra il presidente americano, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin.

Il Tycoon americano risponde alle domande sui tempi di un possibile incontro bilaterale dicendo che nessuna data è stata ancora stabilita, ma che potrebbe avvenire molto presto. Trump, inoltre, precisa che i colloqui avrebbero dovuto essere avviati quattro o tre anni fa, prima dell’inizio del conflitto, o subito dopo il suo inizio, invece che ora.

La ripresa delle relazioni economiche tra la Russia e gli Usa è fra i temi principali nelle trattative cominciate oggi dopo che «le compagnie americane hanno perso oltre 300 miliardi di dollari lasciando il mercato russo», ad affermarlo è Kirill Dmitriev, capo del fondo russo per gli investimenti diretti e personaggio molto influente a Mosca, che fa parte della delegazione ai colloqui in Arabia Saudita. «Trovare vie comuni e soluzioni positive ai problemi è molto importante per gli Usa e per molti altri Paesi che cominciano a capire che il mercato russo è molto attraente e c’è bisogno di essere presenti».

Un possibile accordo

I gruppi, guidati da Rubio e da Lavrov, hanno proposto un quadro che potrebbe comportare un cessate il fuoco, elezioni in Ucraina seguite dalla firma di un accordo di pace. La portavoce del dipartimento di Stato, Tammy Bruce, ha anche confermato che il team di Rubio ha accettato di «gettare le basi per la cooperazione» con la Russia su varie questioni oltre all’Ucraina. Hanno anche concordato di nominare «team di alto livello» per iniziare a lavorare su un percorso per porre fine al conflitto. Secondo alcune fonti sia gli Stati Uniti che la Russia ritengono che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky abbia poche possibilità di vincere la rielezione.

Il deputato Brian Fitzpatrick, repubblicano della Pennsylvania, che presiede il caucus della Camera in Ucraina, ha respinto l’idea di elezioni forzate in Ucraina sui social media.

Non ci sono garanzie

Zelensky, che ha interrotto il suo viaggio in Medio Oriente, tornando a Kiev, ha sostenuto che il suo Paese non accetterà mai i termini di pace negoziati da Washington e Mosca senza il coinvolgimento di Kiev. Trump ha promesso che l’Ucraina sarà coinvolta nel processo più ampio. Inoltre il presidente ucraino avverte chiaramente che «non riconoscerà» alcun accordo tra Russia e Usa raggiunto «su di noi, senza di noi». E precisa pure che «non sapeva nulla» dei colloqui a Riad, arrivando anche ad affermare che «gli Stati Uniti dicono cose gradite a Putin perché vogliono compiacerlo». Mentre il suo primo consigliere e braccio destro, Mykhailo Podolyak, ricorda il pensiero del presidente secondo cui «prima di qualsiasi negoziato bisogna trovare una posizione comune. La presenza dell’Europa al tavolo è assolutamente imprescindibile e la guerra può cessare solo con adeguate garanzie per il nostro Paese di cui ancora non si sta parlando».

Keith Kellogg, inviato di Trump per l’Ucraina, ha dichiarato ai giornalisti che nessuno imporrà un accordo a Volodymyr Zelensky, assicurando che la decisione spetterà a lui e al suo popolo. Kellogg, che sarà a Kiev giovedì, ha parlato pure di una serie di negoziati «a doppio binario». E anche Rubio ribadisce che l’incontro ha lo scopo di aprire una conversazione più ampia che «includa l’Ucraina e porti alla fine della guerra», poiché «il processo verso la pace non è una questione di un incontro».

Un singolo Paese non può decidere per tutti

Alcuni alleati europei stanno prendendo spunto, con il primo ministro britannico Kier Starmer che ha annunciato di essere disposto a inviare truppe britanniche sul terreno in Ucraina per garantire la sicurezza come parte di un accordo di pace. “Non lo dico alla leggera”, ha scritto sul Daily Telegraph. “Sento molto profondamente la responsabilità che deriva dal mettere potenzialmente in pericolo i militari britannici”.

Intanto il premier italiano Giorgia Meloni alla riunione informale dei leader europei a Parigi era arrivata con riserve e una linea diversa, ha riferito il Corriere della Sera in un articolo. UcrainaNon era affatto convinta dell’utilità del vertice convocato in fretta e furia da Emmanuel Macron per rispondere alle accelerazioni di Donald Trump. Questo perché normalmente, quando il presidente francese si muove con questa velocità, lo fa per ritagliarsi un ruolo a scapito dell’Italia (ancora fresco è il precedente di giugno scorso in occasione del G7 pugliese). Non lo era perché Meloni non ha mai creduto all’idea di un’Europa di serie A contrapposta a una di serie B, in cui una selezione ristretta (e arbitraria) di Stati membri si arrogano il diritto di decidere per tutti.

Unità

Così crescono nel Governo italiano i dubbi sulla forma che Macron ha scelto. Meloni non ha dubbi: «La risposta agli americani sarebbe più corretta di quella di Bruxelles, con un Consiglio europeo straordinario, senza dare ancora una volta l’impressione che siamo un Continente con diversi centri di potere, che non sono un vero centro di potere». I dubbi sul formato, che include la Polonia insieme a Gran Bretagna, Italia e Spagna, sono aumentati domenica pomeriggio quando sono state fatte diverse telefonate da Paesi non rappresentati al vertice a Roma.

Meloni non vuole farsi trascinare in una reazione scomposta dei leader europei alle mosse di Trump. Rivendica apertamente la necessità di muoversi in sincrono con la nuova amministrazione americana, senza la quale non potrebbero esistere né la pace né una prospettiva di sicurezza reale per l’Ucraina e per l’Europa. E a chi le ha parlato in queste ore il premier ribadisce la forte sintonia con le parole sferzanti pronunciate dal vice di Trump, J.D. Vance, alla conferenza di Monaco: «La democrazia si basa sulla libertà di parola».

Condivide quindi pienamente la denuncia del vice presidente Usa contro la manipolazione dei principi fondamentali della democrazia per scopi legati alla logica del mainstream, dove i diritti e le libertà “a volte sono decisi a tavolino, a seconda della situazione politica”. Parole che – si fa notare da FdI – la stessa Meloni ha più volte pronunciato negli anni, richiamando l’Europa a fare la sua parte ritrovando l’orgoglio della sua storia e della sua identità.

Un suggerimento da non sottovalutare

Il viaggio lampo a Parigi lascia sullo sfondo la seconda puntata degli attacchi della portavoce russa Maria Zakharova al presidente della Repubblica italiana Mattarella. Meloni dà ordine ai suoi capigruppo e ai suoi ministri di schierarsi senza se e senza ma a difesa del capo dello Stato e dell’unità delle nostre Istituzioni. E in tarda serata, di ritorno dalla Capitale francese, torna al lavoro sul dossier di difesa dato che non le sono piaciute le precisazioni di Dombrovskis e Scholz, che sembrano frenare sullo scorporo delle spese militari dai parametri del deficit. Ma questa è un’altra partita e Meloni ha intenzione di combatterla fino in fondo.

Per quanto riguarda la questione ucraina, inoltre, il primo obiettivo della diplomazia italiana è infatti quello di evitare un vero e proprio disimpegno americano dal conflitto, ricercando al contempo reali garanzie con efficaci forze di deterrenza, nel quadro dei negoziati. Due giorni fa, Meloni ha addirittura suggerito a Zelensky di esplorare per il futuro, cioè una volta raggiunto un cessate il fuoco, non l’ingresso diretto dell’Ucraina nella Nato, ma un’estensione a Kiev dello scudo articolo 5 dell’Alleanza, con il compito di intervenire da parte dei Paesi di quest’ultima in caso di nuove invasioni da parte della Russia, ma senza il dispiegamento di basi Nato sul territorio ucraino.

Un altro suggerimento riguarda la natura di una missione internazionale di peacekeeping: se gli americani non volessero davvero partecipare, allora bisognerebbe allargarla il più possibile ai Paesi extraeuropei, Cina compresa. Questo, secondo Roma, sarebbe un deterrente importante.

 

George Labrinopoulos

Foto © Fox News, Advocacy – California Chamber of Commerce, Adnkronos,

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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