I disturbi alimentari rappresentano un insieme di patologie complesse che coinvolgono sia la sfera fisica che quella psicologica
I disturbi alimentari, a cui oggi (15 marzo 2025) è dedicata la giornata mondiale del Fiocchetto lilla, si manifestano in diverse forme, le più comuni delle quali sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder). Ognuno di questi disturbi si caratterizza per un rapporto disfunzionale con il cibo, il peso corporeo e la propria immagine fisica, portando chi ne soffre a sviluppare abitudini estreme e pericolose come digiuni prolungati, episodi di abbuffate seguite da comportamenti compensatori (come il vomito autoindotto o l’uso di lassativi), o il consumo incontrollato di cibo.
L’impatto di queste patologie interessa l’intera salute della persona minando il benessere psicofisico e compromettendo la qualità della vita. Gli individui affetti da anoressia nervosa, ad esempio, possono sperimentare gravi carenze nutrizionali che portano a complicanze come osteoporosi, alterazioni cardiache, infertilità, e nei casi più gravi, la morte. La bulimia nervosa, invece, può causare squilibri elettrolitici, problemi gastrointestinali e danni ai denti a causa del vomito autoindotto. Nel caso del disturbo da alimentazione incontrollata, oltre all’impatto psicologico legato alla vergogna e alla bassa autostima, vi è spesso un rischio aumentato di sviluppare obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
Nuovi disturbi
Accanto ai più noti, stanno emergendo nuove forme di comportamenti disfunzionali legati all’alimentazione, che spesso passano inosservate perché mascherate da un’apparente
attenzione alla salute, ma che diventano problematiche quando limitano la vita sociale e il benessere psicologico della persona. L’ortoressia, ad esempio, è caratterizzata da un’ossessione per la qualità del cibo, che può portare a restrizioni alimentari pericolose e carenze nutrizionali. La vigoressia, invece, consiste in una fissazione patologica per l’aumento della massa muscolare, spesso accompagnata da un consumo eccessivo di proteine e integratori, che può portare a gravi squilibri metabolici.
Un fenomeno particolarmente preoccupante che sta diventando sempre più comune tra gli adolescenti è la drunkoressia, una pratica in cui si riduce l’apporto calorico giornaliero per poter “risparmiare” calorie da consumare in forma di alcol, ignorando i rischi associati a questo comportamento. Questa combinazione di restrizione calorica e consumo di alcol espone i giovani a rischi gravi, tra cui intossicazione alcolica e carenze nutrizionali. Anche la sindrome da alimentazione notturna sta emergendo come un disturbo significativo, caratterizzato da episodi compulsivi di alimentazione durante la notte.
I disturbi alimentari sono condizioni complesse che rappresentano una delle problematiche di salute mentale più diffuse nei Paesi occidentali. A livello globale, si stima che oltre 55 milioni di persone ne soffrano, di cui 20 milioni risiedono in Europa. Possono colpire individui di ogni età, genere e contesto socio–culturale, sebbene siano più comuni tra adolescenti e giovani adulti. La loro origine è multifattoriale, influenzata da fattori genetici, biologici, psicologici e sociali. La diagnosi e il trattamento sono particolarmente delicati, poiché molti pazienti tendono a nascondere o negare la propria condizione.
Sempre prima
In Italia circa 3,5 milioni di persone, pari al 6% della popolazione, soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: il 90% sono donne, anche se sempre più numerosi sono gli uomini che manifestano questi sintomi e si rivolgono a strutture specializzate (sono il 20% nella fascia di età 12-17 anni). L’esordio di questi disturbi è sempre più precoce. Negli ultimi anni si è infatti registrato un abbassamento dell’età fino agli 8/9 anni. Ciò è verosimilmente dovuto sia all’abbassamento dell’età puberale nelle bambine che al sempre più diffuso impiego dei social network che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili. La pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione, con un incremento di casi stimato di almeno il 30-35% e un abbassamento dell’età.
Come capire quando c’è il problema
- Mangiano di nascosto o nascondono il cibo;
- mostrano cambiamenti nelle abitudini alimentari, ad esempio tagliano il cibo in piccoli pezzi o spostano il cibo nel piatto;
- saltano i pasti;
- diventano maniacali nella preparazione del cibo ed evitano interi gruppi di alimenti;
- mostrano segni indiretti di condotte compensatorie, come chiudersi in bagno in particolare dopo i pasti;
- manifestano fluttuazioni del tono dell’umore e alterazioni del sonno, aumentano l’attività fisica.
Sono solo alcuni dei segnali tipici di un disturbo della nutrizione e alimentazione che un genitore non dovrebbe mai sottovalutare.
Giovani
In occasione della Giornata del Fiocchetto lilla, il Consiglio nazionale dei giovani (Cng)
lancia un allarme su un’emergenza sempre più grave che colpisce le nuove generazioni. «Negli ultimi tre anni, i casi di disturbi alimentari tra i giovani sono più che raddoppiati e l’età media di insorgenza si è drasticamente abbassata, arrivando a colpire bambine e bambini di appena 8-9 anni. Anoressia e bulimia rappresentano oggi la seconda causa di morte tra i giovani subito dopo gli incidenti stradali», ha dichiarato Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio nazionale dei giovani.
Secondo l’ultima rilevazione condotta dal Cng, con il supporto tecnico dell’Istituto Piepoli, il 25% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, dichiara di aver sofferto di un disturbo alimentare, una percentuale ben superiore alla media nazionale del 15%. Il dato diventa ancora più preoccupante nella fascia 25–34 anni, dove il fenomeno raggiunge il 29%. Tra le maggiori difficoltà incontrate nel percorso di guarigione, il 35% dei giovani indica l’isolamento e la solitudine conseguente. Quasi un quarto degli intervistati (23%) ha segnalato la mancanza di supporto psicologico, mentre il 22% ha evidenziato una scarsa informazione e consapevolezza sul problema. Inoltre, il 16% ha indicato il timore del giudizio sociale come un ulteriore fattore che ha reso ancora più difficile chiedere aiuto.
«È una vera e propria emergenza che» – sottolinea Pisani – «richiede interventi immediati: un potenziamento strutturale dei servizi pubblici di supporto e di prevenzione, anche nelle scuole e nelle università, per ridurre l’incidenza di questi disturbi e migliorare la qualità di vita delle nuove generazioni. Metà delle Regioni italiane non dispone di un sistema di cura completo. I centri censiti sono pochissimi e la loro distribuzione è estremamente disomogenea, con liste d’attesa sempre più lunghe».
Secondo l’Iss il numero dei centri è in crescita
Sono 214 le strutture sul territorio nazionale, tra centri di cura e associazioni, che si occupano di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e che sono state censite sulla piattaforma disturbi alimentari dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Trentaquattro in più rispetto a una precedente rilevazione, relativa a ottobre 2024, nella quale erano 180. La mappatura dell’Iss, coordinata dal Centro nazionale dipendenze e doping e realizzata con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute-CCM a febbraio 2025 conta 132 centri appartenenti al Servizio sanitario nazionale (Ssn), 32 del privato accreditato convenzionato e 50 associazioni.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei centri di cura registrati in piattaforma 79 sono al Nord, 34 al Centro Italia e 51 tra Sud e Isole. La maggior parte è
strutturata per prendere in carico persone dai 13 ai 45 anni ma una quota del 51% afferma di poterlo fare nella fascia di età compresa tra 7 e 12 anni, il 21% bambini di 6 anni o meno e il 76% anche chi ha un’età superiore ai 45 anni. Nel 48% dei servizi è necessaria la prenotazione al Cup o la richiesta Ssn ma nel 32% dei casi la modalità di accesso ai centri è libera e senza impegnativa. Le équipe che lavorano presso i centri di cura sono multidisciplinari e le figure maggiormente rappresentate sono psicologi, medici specialisti in psichiatria o neuropsichiatria infantile, dietisti e infermieri.
Un percorso ben delineato
Meno della metà, il 41% dei centri, afferma di avere posti letto dedicati esclusivamente a questa patologia, con percentuali variabili per ricovero di tipo psichiatrico o internistico, sia per minori sia per adulti. Tra gli interventi offerti nella quasi totalità dei casi sono previsti il monitoraggio della condizione psichica fisica e nutrizionale, l’intervento psicoterapeutico, nutrizionale, psicoeducativo e farmacoterapico. A seguire, l’intervento abilitativo o riabilitativo, attività ricreazionali oppure occupazionali e la scuola ospedaliera o a domicilio.
Associazioni
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle associazioni registrate in piattaforma 32 sono al Nord, 10 al Centro e 8 tra Sud e Isole. Sono composte da familiari per il 90%, da cittadini volontari per il 68%, da volontari professionisti per il 56% e da persone con disturbi dell’alimentazione e nutrizione per il 30%. Nella metà dei casi i volontari sono appositamente formati sulla tematica.
In cima ai servizi erogati vi sono interventi di prevenzione e promozione della salute, seguiti dai gruppi di auto mutuo aiuto per familiari e dalle attività formative; nel 60% dei casi è disponibile uno sportello d’ascolto, nel 12% viene fornita assistenza anche con un telefono verde dedicato e nel 6% viene offerta attività domiciliare. Tra i destinatari dei servizi erogati i familiari, i cittadini e le persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, ma anche il mondo della scuola e le associazioni sportive. Nel 78% dei casi le associazioni collaborano con i centri afferenti all’Ssn.
Ginevra Larosa
Foto © Michigan Medicine, La Gazzetta dello Sport, Educating Matters, Guida Psicologi













