Consiglio europeo, sostegno a Kiev non proprio incrollabile

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Consiglio europeo

Libro bianco e ReArm Europe al tavolo della riunione dei capi di Stato e di Governo dei Paesi membri

La Commissione ha presentato durante il Consiglio europeo il piano sulla difesa – il Libro Bianco con “l’orizzonte 2030“, da una parte, e il ReArm Europe dall’altra – e i 27 membri dell’Unione, per la prima volta, ne possono discutere in modo organico. Le posizioni d’ingresso però sono diverse, a volte divergenti e il negoziato deve ancora entrare nel vivo.

«La Commissione europea è consapevole che il nome del piano di riarmo europeo (ReArm Europe) potrebbe urtare la sensibilità in alcuni Stati membri». Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione, Paula Pinho, nel briefing con la stampa a Bruxelles. «Quindi è qualcosa che, naturalmente, ascoltiamo e se questo rende più difficile anche trasmettere il messaggio a tutti i cittadini dell’Ue della necessità di adottare queste misure allora siamo pronti non solo ad ascoltare ma anche a rifletterlo nel modo in cui comunichiamo al riguardo», ha aggiunto. «La presidente Ursula von der Leyen ha detto ieri che abbiamo iniziato con un nome e un concetto molto ristretto ma che ora, in caso di necessità, esaminiamo anche ciò che è necessario attuare oltre le misure finanziarie, per questo c’è il Readiness 2030», ha concluso

Macron convoca un nuovo vertice a Parigi

«Dobbiamo dimostrare che siamo determinati a sostenere l’Ucraina nella sua resistenza e che siamo credibili affinché il giorno in cui verrà firmata la pace, quella pace sarà duratura», ha affermato Macron in dichiarazioni alla stampa a Bruxelles, al termine del Consiglio europeo. Giovedì prossimo, in un nuovo incontro dei leader europei a Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron cercherà un impegno «esplicito e dettagliato» per il sostegno militare che sono disposti a dare a breve termine all’Ucraina contro la Russia e per definire le condizioni per un cessate il fuoco «credibile», in un incontro in cui spera di avere anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

Il presidente francese ha sottolineato che gli europei non sono «potenze di guerra», ma che aspirano a «proteggere la pace» nel Continente e a «scoraggiare gli attacchi», e spera che il presidente russo, Vladimir Putin, «rifletta». Non essendo noto l’elenco dei capi di Stato e di Governo che parteciperanno a Parigi, Macron si è limitato a definire l’incontro come un vertice della «coalizione di volonterosi» e ha evitato di approfondire la possibilità di schierare truppe europee una volta finita la guerra perché, ha ammesso, «siamo lontani da questo» finché non sarà finalizzato un cessate il fuoco.

Volontà di ottenere una pace solida e duratura

Il presidente francese ha quindi sottolineato la necessità che il vertice di giovedì prossimo dimostri un «impegno ripetuto, specifico e, forse, dettagliato sul sostegno militare a breve termine all’Ucraina», e che porti avanti gli sforzi con il Regno Unito per specificare le «condizioni per definire il cessate il fuoco».

«È importante dare credibilità al cessate il fuoco, una volta che arriverà, e specificare i diversi livelli di sostegno all’Ucraina dopo la pace, all’esercito ucraino e a un eventuale Consiglio europeodispiegamento», ha continuato, affermando poi che è «importante che ci sia qualcosa di credibile che possa dare fiducia agli ucraini e dare loro una posizione forte di fronte a eventuali negoziati». Macron, che ritiene «deludente» che il presidente russo Vladimir Putin rifiuti il cessate il fuoco perché dimostra che «non ha un sincero desiderio di pace», ha insistito sulla necessità di «dimostrare la determinazione» degli europei nel sostenere Kiev e la volontà di ottenere una pace solida e duratura.

I contrari

27 opinioni diverse. Accelerare sulla Difesa è il punto che mette d’accordo tutti (eccetto l’Ungheria di Viktor Orbán), ma quello che divide i Paesi è il come farlo.

L’Italia, per esempio, non è contraria ai 150 miliardi di euro di prestiti per i Paesi membri e una clausola per scorporare una parte delle spese dal patto di stabilità, ma sta valutando se sia il caso o meno di utilizzarli. No, invece, all’investire due terzi dei fondi in armamenti made in Europe.

La Francia invece vorrebbe più armi senza aiuti esterni: l’idea di Emmanuel Macron è di spendere fino a 27 miliardi di euro l’anno, ma senza attivare la clausola sul debito. «Il principio del Buy European» nella Difesa «è un importante cambiamento di dottrina in Europa e ci renderà più autonomi e indipendenti», ha aggiunto l’inquilino dell’Eliseo.

Ancora su un’altra posizione è la Germania, che ha ideato un piano di 1000 miliardi di euro per rilanciare l’economia tedesca, migliorare l’esercito e fornire aiuti all’Ucraina. Il Bundestag ha stabilito che, attiverà la clausola sul debito, ma che probabilmente non toccherà i 150 miliardi stanziati dall’Unione.

Il Consiglio europeo ha poi sottolineato l’importanza di mobilitare finanziamenti privati a favore dell’industria della Difesa e ha invitato la Commissione la possibilità di usare i programmi dell’Ue, per esempio l’InvestEU (come chiede l’Italia).

I favorevoli

Nelle bozze di conclusione i 27 (c’è anche l’Ungheria di Viktor Orban nella partita) invitano “ad accelerare i lavori su tutti i fronti per aumentare in modo decisivo la prontezza di Difesa dell’Europa entro i prossimi cinque anni”. I leader chiedono poi “al Consiglio e ai co-legislatori di portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione e ad avviare con urgenza l’attuazione delle azioni individuate nello scorso vertice del 6 marzo nel campo dei settori militari di principale interesse e a proseguire sulle relative opzioni di finanziamento”.

Il presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, ha sottolineato: «Il mio Paese è pronto a fornire il supporto necessario. Stiamo parlando di numeri molto concreti di nostre truppe militari, ma ci deve essere un impegno da parte di tutti i Paesi di questa coalizione a fornire questo supporto».

La roadmap, prevede di chiudere al Consiglio europeo di giugno, fissato in calendario subito dopo al summit della Nato nei Paesi Bassi, dove gli alleati saranno chiamati ad aumentare i target di spesa – si parla di almeno il 3% – sotto l’impulso energico di Donald Trump.

Finanziamenti

Resta il grande tema dei finanziamenti col derby tra favorevoli agli eurobond e i contrari. Ora non c’è nulla sul debito comune ma, si puntualizza, il piano sulla Difesa presentato ai leader del Consiglio europeo da Ursula von der Leyen è da intendersi come «un primo passo». «Paesi che hanno resistito per decenni hanno completamente cambiato posizione, oggi c’è un consenso molto largo al Parlamento Ue e lo testeremo anche sulle spese della difesa: nulla sia fuori dal tavolo», ha sostenuto ad esempio la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, parlando degli Eurobond. «Per l’Europa sono giorni decisivi», le ha fatto eco von der Leyen.

Il presidente Macron ha sostenuto «Sono convinto che, sia per iniziare a rimborsare i debiti pre-Covid sia per riuscire a far fronte alle spese per l’intelligenza artificiale, la difesa e il clima», nel prossimo decennio «dovremo di nuovo emettere debito comune», anche se oggi in Europa non c’è consenso». Inoltre ha aggiunto che le discussioni su quale sia lo strumento finanziario migliore da utilizzare si terranno più avanti. «Adesso è troppo presto», ha spiegato, indicando la necessità di discuterne anche con Berlino.

 

Ginevra Larosa

Foto © Consilium.europa.eu, Europa Today, AgenSIR

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