Francesco, il Papa del dialogo

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Papa Francesco

Tra i suoi sforzi più significativi c’è stato il tentativo di avvicinare il Cristianesimo all’Islam, sia nella sua componente sunnita sia in quella sciita

In un’epoca segnata da conflitti, incomprensioni e profonde divisioni religiose, Papa Francesco aveva scelto la via più difficile e coraggiosa: quella del dialogo. Fin dall’inizio del suo pontificato, la sua voce si è levata chiara e limpida: l’incontro tra le religioni non è un’opzione, ma una necessità urgente per la pace globale. La sua instancabile opera per costruire ponti tra le fedi ha avuto due momenti storici di straordinaria intensità: il viaggio ad Abu Dhabi e quello in Iraq. Tra i suoi sforzi più significativi c’è stato il tentativo di avvicinare il Cristianesimo all’Islam, sia nella sua componente sunnita sia in quella sciita, superando secoli di diffidenza e ostilità. Non è un caso che ieri, nel giorno del suo funerale, il cardinale Giambattista Re abbia voluto ricordarlo proprio attraverso questi gesti di pace.

«Dei suoi 47 faticosi viaggi apostolici» – ha affermato nell’omelia – «resterà nella storia in modo particolare quello in Iraq, compiuto sfidando ogni rischio. Quella difficile Visita Apostolica è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’Isis. È stato questo un Viaggio importante anche per il dialogo interreligioso, una delle dimensioni più alte della sua opera pastorale».

Il dialogo con l’Islam Sunnita

Il primo grande passo avvenne nel 2016, quando Papa Francesco riaprì ufficialmente i rapporti con l’Università di AlAzhar al Cairo, il più importante centro teologico dell’Islam sunnita. Il culmine fu raggiunto nel 2019 ad Abu Dhabi, quando Francesco firmò, insieme al grande imam Ahmad Al-Tayyeb, il documento sulla fratellanza umana.

Un gesto storico e coraggioso: con parole semplici e potenti, il Papa invitava a “costruire ponti, non muri“, ribadendo che il nome di Dio non può mai essere usato per giustificare l’odio o il terrorismo. La visita si concluse con una Messa solenne davanti a oltre 150.000 persone, una testimonianza vivente che il dialogo interreligioso non è un’utopia, ma una possibilità concreta. Il Documento sanciva il valore della libertà religiosa, della convivenza pacifica e della dignità di ogni essere umano: un nuovo capitolo nei rapporti tra cristianesimo e Islam sunnita, fondato sulla cooperazione per la pace e la giustizia sociale.

Ma Francesco non si è fermato qui: ha voluto abbracciare anche l’Islam sciita, troppo spesso escluso dai grandi tavoli di dialogo. Il momento chiave arrivò nel marzo 2021, Papa Francescodurante il viaggio apostolico in Iraq. A Najaf, il Papa incontrò il grande ayatollah Ali AlSistani, una delle più alte autorità spirituali sciite. Un incontro silenzioso, ma rivoluzionario: due anziani leader, simboli di umiltà e saggezza, si incontrarono per riaffermare il valore della pace, della cittadinanza comune e del rispetto reciproco. Al-Sistani, figura di grande prestigio, ha sempre difeso i diritti delle minoranze, compresi i cristiani, in una terra ferita dal terrorismo e dall’odio settario. Il loro abbraccio simbolico fu un potente messaggio di speranza per tutto il Medio Oriente.

Tanto coraggio

Il dialogo con l’Islam, sia sunnita che sciita, non è stato privo di ostacoli: incomprensioni culturali, tensioni politiche e ferite storiche sono ancora vive. Ma Papa Francesco, con la forza silenziosa della misericordia, ha mostrato che è possibile guardarsi negli occhi, riconoscersi come figli di un unico Dio, e costruire insieme un futuro di pace.

Dal 5 all’8 marzo 2021, Bergoglio ha compiuto uno dei viaggi più audaci della storia della Chiesa: l’Iraq. Era la prima volta che un Papa visitava quella terra martoriata da guerre e terrorismo, ma anche culla della civiltà e patria spirituale di Abramo, il padre comune di ebrei, cristiani e musulmani. Il viaggio cominciò a Baghdad, con la visita di cortesia al presidente Barham Salih. A Najaf, l’incontro storico con Al-Sistani. E poi a Ur dei Caldei, nella terra natale di Abramo, presiedette un incontro interreligioso memorabile. Con parole cariche di speranza affermò: «Da questo luogo si alzi un messaggio di unità: il cielo non si stanca di noi».

Il significato profondo

Questi viaggi non furono semplici missioni diplomatiche: furono il cuore stesso della visione di Francesco. Per lui, il dialogo interreligioso non era un lusso, ma una condizione vitale per la sopravvivenza dell’umanità. Con gesti concreti, Papa Francesco ci ha insegnato che la pace si costruisce ascoltando, fidandosi, riconoscendo nell’altro non un nemico, ma un fratello. E anche nei tempi più oscuri, la luce della fraternità può ancora illuminare il cammino del Mondo. Grazie Francesco.

 

Tiziana Ciavardini

Foto © Rete8, Web Lombardia, Vatican News

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