Cina-Usa, guerra commerciale: “Eppur si muove”

0
572
Guerra commerciale

Sembra che le due superpotenze abbiano raggiunto un accordo quadro, ma, di fatto, nulla è nero su bianco

La guerra commerciale iniziata ormai da mesi tra Cina e Stati Uniti sembra aver fatto qualche passo avanti. I funzionari statunitensi e cinesi riuniti da due giorni a Londra hanno dichiarato di aver trovato un accordo quadro che potrebbe portare a una tregua più solida, pur offrendo pochi segnali di una risoluzione duratura alle annose divergenze tra le due potenze rivali.

L’accordo, incentrato sulla ripresa degli scambi di tecnologie avanzate e terre rare, rappresenta un importante passo verso la de-escalation dopo mesi di tensioni, culminate ad aprile con l’introduzione reciproca di dazi. Le due potenze avevano già concordato a maggio, a Ginevra, una sospensione di 90 giorni delle misure tariffarie aggiuntive, accompagnata da una riduzione selettiva di alcune barriere commerciali. Tuttavia, l’intesa dovrà ora essere approvata dai due capi di Stato: Donald Trump e Xi Jinping. «Abbiamo raggiunto un’intesa per attuare gli accordi di Ginevra e la telefonata tra i presidenti», ha dichiarato il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick. Un messaggio confermato anche da Li Chenggang, rappresentante per il commercio internazionale cinese.

Borsa positiva

Nessun dettaglio sul contenuto è emerso nell’immediato. Tra le questioni di sostanza più difficili e che avevano causato l’impasse, l’accesso Usa a terre rare e minerali critici cinesi e quello di Pechino a semiconduttori per l’intelligenza artificiale made in Usa.

Elemento centrale dell’intesa è la rimozione delle restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare verso gli Stati Uniti, materie prime cruciali per l’industria tech e della difesa. A fronte di ciò, Washington dovrebbe revocare alcuni limiti all’export di software per semiconduttori e componenti per jet.

I mercati si muovono positivi in Asia. Alle ore 7:30 italiane di oggi (mercoledì 11 giugno) il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong dell’1% e Shanghai dello 0,6%. I futures sul Nasdaq viaggiano per ora in debolezza (-0,35%) dopo la buona sessione precedente.

Non tutto sembra risolto

Nonostante l’ottimismo americano, la cautela di Pechino è apparsa evidente: nessun annuncio ufficiale dalla stampa di Stato, salvo una breve nota in cui il vice ministro Li ha parlato di «fiducia reciproca» costruita nel dialogo. «Il fatto che i team negoziali debbano ora riferire ai rispettivi leader indica che restano questioni non risolte», nota Jianwei Xu di Natixis. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato di essere rientrato negli Usa per riferire al Congresso. In rappresentanza di Pechino, ai colloqui hanno preso parte anche il vicepremier He Lifeng e il ministro del Commercio Wang Wentao.

Se è vero che le due potenze stanno sperimentando più i danni che i vantaggi di questa disputa colpi di dazi e restrizioni, altrettanto chiaro è che Trump e Xi Jinping hanno trasformato questa guerra commerciale in una lotta di potere e influenza (anche personale). L’atteggiamento poco ortodosso del Tycoon e la fermezza cinese nel difendere i propri interessi nazionali, entrambi spesso al di fuori di ogni pratica politica e diplomatica, non lascia tranquilli mercati e investitori.

Intanto, la disputa ha messo in luce il ruolo crescente dei controlli sulle Guerra commercialeesportazioni nella moderna guerra commerciale, dove l’accesso a metalli rari o a minuscoli microchip può conferire a un’economia un vantaggio su un’altra. Anche i funzionari commerciali europei e le case automobilistiche globali hanno lanciato l’allarme nelle ultime settimane per l’interruzione delle forniture dalla Cina, fondamentali per aerei da combattimento e veicoli elettrici.

Gli esperti non sono convinti

Questo passo in avanti potrebbe impedire che l’accordo di Ginevra si sgretoli, ma fa poco per risolvere le profonde divergenze sui dazi unilaterali di Trump e sulle lamentele di lunga data degli Stati Uniti sul modello economico cinese guidato dallo Stato e dalle esportazioni.

«Le due parti hanno lasciato Ginevra con opinioni fondamentalmente diverse sui termini dell’accordo e avevano bisogno di essere più specifici sulle azioni richieste», ha affermato Josh Lipsky, direttore senior del GeoEconomics Center dell’Atlantic Council a Washington. «Sono tornati al punto di partenza, ma è molto meglio che ripartire da zero», ha aggiunto.

«Questo accordo è reso possibile dall’influenza reciproca delle due parti, non da principi comuni o interessi condivisi» ha sostenuto Scott Kennedy, consulente senior e presidente del consiglio di amministrazione per l’economia e il commercio cinese presso il Center for Strategic and International Studies di Washington, DC. «Le probabilità di ulteriori arresti e ripartenze sono piuttosto alte».

«I mercati probabilmente accoglieranno con favore il passaggio dal confronto al coordinamento», ha suggerito Charu Chanana, responsabile degli investimenti di Saxo Markets. «Non siamo ancora fuori pericolo: spetta a Trump e Xi approvare e far rispettare l’accordo».

Trump e la Corte

Nel frattempo il presidente statunitense in patria ha strappato alla Corte d’Appello una proroga di due mesi, fino al 31 luglio, della sospensione del blocco dei dazi cosiddetti reciproci contro decine di Paesi e che erano stati bocciati come illegali in primo grado da uno speciale tribunale federale sul commercio. La US Court of International Trade aveva il mese scorso in primo grado dichiarato illecite le tariffe reciproche imposte da Trump sulla base di una legge di emergenza economica nazionale, affermando che il presidente aveva abusato dei suoi poteri. Il caso era portato da cinque piccole aziende.

I magistrati, davanti al ricorso immediato di Trump, avevano tuttavia congelato la sentenza. La Corte d’appello ha accettato la richiesta della Casa Bianca di mantenere per ora validi i dazi reciproci. Quei dazi sono al momento in gran parte sospesi, tranne un balzello universale del 10%, ma potrebbero entrare in vigore il 9 luglio se i partner di Washington, Unione europea compresa, non raggiungeranno accordi comprensivi sull’interscambio. L’unico Paese che ad oggi ha firmato un provvisorio accordo è la Gran Bretagna. La Corte ha deciso che ascolterà il merito del caso il 31 luglio. La vicenda potrebbe successivamente arrivare alla Corte Suprema.

 

Ginevra Larosa

Foto © Bitcoin.com News, Corriere del Ticino, Agenda Digitale

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui