Macron e Starmer si confrontano per ricercare una linea comune di rafforzamento per rispondere alle sfide presenti e future
Si è conclusa oggi la visita di Stato del presidente francese, Emmanuel Macron, a Londra. Iniziata l’8 luglio, tra i temi trattati figurano le questioni ambientali, culturali e migratorie. Tuttavia, la protagonista delle discussioni tra Francia e Regno Unito è stata la dimensione militare. Macron infatti è stato accompagnato, per tutta la durata del viaggio, dal suo ministro delle Forze armate, Sébastien Lecornu.
Nonostante l’intento di rafforzare i legami militari, la cooperazione tra i due Paesi rimane una sfida. I trattati di Lancaster House, firmati nel 2010 da Nicolas Sarkozy e dal conservatore David Cameron, costituiscono la base della collaborazione in materia di difesa e sicurezza tra Francia e Regno Unito. Gli sforzi per rinnovare tale impegno sono stati vanificati nel 2021 con la stipulazione dell’accordo Aukus tra Usa, Uk e Australia. Trattato che prevedeva la fornitura a Canberra di sottomarini a propulsione nucleare; inizialmente destinato a Parigi.
Fedeli alla linea statunitense
Sebbene negli ultimi mesi si sia riaperto il dialogo, parallelamente, Londra ha anche promosso il proprio programma di difesa con altri Paesi strategici. Ha infatti ribadito il suo allineamento con Washington. Ciò nonostante le preoccupazioni sollevate dai diplomatici e dagli esperti britannici riguardo al possibile avvicinamento tra Putin e Trump. Questo in seguito alla rottura con Parigi, il 25 giugno, in merito a una possibile collaborazione rispetto all’estensione francese dell’ “ombrello” nucleare su altri Nazioni europee. Il Regno Unito ha infatti annunciato di voler ricostituire una flotta di aerei da caccia capaci di trasportare testate nucleari. Aerei che saranno costruiti grazie alla collaborazione tra l’americano Lockheed Martin e il britannico BAE Systems.
Alla fine della Guerra Fredda, a causa della scarsità di risorse, il Regno Unito aveva, a differenza della Francia, abbandonato la sua componente aerea di dissuasione, conservando solo quattro sottomarini nucleari lanciamissili. Tuttavia, a fine giugno, Londra ha annunciato di voler modificare un ordine di 138 aerei F–35, avviato nel 2006. Ciò affinché una dozzina di questi possano essere equipaggiati, se necessario, con missili nucleari. Il messaggio è chiaro. La deterrenza britannica continuerà a restare saldamente ancorata alla Nato, Londra non ha intenzione di intraprendere un distacco tecnologico e operativo da Washington.
Si tratta però di una decisione che non dovrebbe impedire di esprimersi sulle questioni di deterrenza. Dal 1995, con la dichiarazione de Chequers, gli “interessi vitali” di Parigi e Londra vengono difatti considerati interconnessi.
Tra Londra, Berlino e Parigi
Nell’ambito del loro accordo di “reset” firmato a fine maggio con l’Ue, i britannici hanno anche intensificato gli sforzi per accedere agli strumenti messi in campo dall’Unione per potenziare l’industria della difesa europea. Tra questi il fondo SAFE da 150 miliardi di euro e lo strumento per l’acquisto comune di armamenti EDIP. I criteri di eleggibilità, in particolare la quota minima di componenti europei, non sono però quelli che Parigi si aspettava.
Dall’estate del 2024, il Regno Unito ha anche avvicinato la Germania, avviando la negoziazione di un nuovo trattato di difesa bilaterale, denominato “Trinity House”, che dovrebbe essere firmato il 17 luglio. Questo patto include una clausola di protezione reciproca. Ciò avviene mentre Parigi e Berlino vivono relazioni complicate nel settore militare, a causa della forte concorrenza tra le loro industrie. Dal 2022 Londra è, inoltre, coinvolta nel progetto di un caccia di sesta generazione, il Global Combat Air Programm, in collaborazione con l’Italia e il Giappone. Destinato a competere con un progetto simile franco–tedesco, il SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), che però si trova in difficoltà.
Sostegno a Kiev e restrizioni
Per quanto riguarda l’aiuto all’Ucraina, Londra e Parigi non condividono completamente la stessa strategia. Il Regno Unito è molto più propenso a finanziare direttamente l’industria della difesa ucraina, mentre Parigi preferisce incoraggiare Kiev ad acquistare armamenti francesi. Inoltre, i metodi di produzione dell’industria britannica sono più flessibili, con piccole serie di equipaggiamenti che possono essere rapidamente utilizzati dalle forze ucraine e adattati in base agli sviluppi del fronte, ormai diventato un vero e proprio laboratorio per le nuove tecnologie militari.
Le forti restrizioni di bilancio da entrambe le parti della Manica limitano le ambizioni comuni in ambito militare. Dal lato francese, ci sono riflessioni per aumentare gli investimenti nella difesa, puntando a raggiungere il 3,5% del Pil entro il 2035. Dal lato britannico, Starmer, ha assunto il medesimo impegno. Tuttavia, per raggiungere il 2,5% del Pil entro il 2027, ha dovuto sacrificare i fondi destinati allo sviluppo internazionale. Nonché gli investimenti a breve termine che sono appena sufficienti a compensare gli anni di sotto-investimento nelle forze armate.
Tali restrizioni limitano le capacità di dispiegamento delle forze britanniche sul fianco est e nel supporto all’Ucraina. Ciò mettendo anche a rischio la credibilità militare di Londra in diversi settori. Ne diviene esempio l’annuncio di Starmer di voler incrementare la flotta sottomarina britannica, passando da sette a dodici sottomarini nucleari d’attacco entro il prossimo decennio, nel contesto dell’alleanza Aukus.
Una coordinazione possibile
In un contesto di crescente instabilità, Francia e Regno Unito si dichiarano pronti a coordinare i loro deterrenti nucleari e a difendere l’Europa da qualsiasi minaccia, segnando un cambiamento significativo nelle loro dottrine di sicurezza.
Tra le novità, vi è l’accelerazione del programma congiunto di missili da crociera Scalp-Storm Shadow, con nuovi ordini per il gruppo Mbda, e l’avvio di una nuova fase del progetto per i futuri missili da crociera e missili antinave. Nonché il rilancio della Forza di spedizione congiunta franco–britannica, creata con gli accordi di Lancaster House, in quanto pilastro della coalizione dei “volenterosi” avviata da Parigi e Londra all’inizio del 2025. Si tratta di circa trenta Paesi impegnati a rafforzare le capacità di difesa dell’Ucraina e a promuovere una futura pace tra Kiev e Mosca. Una volta raggiunto il cessate il fuoco, la Forza Congiunta sarà dispiegata in Ucraina e avrà una portata significativamente ampliata, con l’invio di fino a 40.000 soldati, pari a un intero corpo d’armata.
I due Paesi hanno firmato una nuova dichiarazione volta a sottolineare che «sebbene i rispettivi deterrenti siano indipendenti, possono essere coordinati». La presidenza francese informa che sarà istituito un «gruppo di supervisione nucleare», co–presieduto dall’Eliseo e dall’Ufficio di Gabinetto britannico, che avrà il compito di «coordinare un’intensificazione della cooperazione in ambito politico, tecnologico e operativo».
Ottavia Scorpati
Foto © Flickr, Wallpaperbetter, Bergens Tidende, Daily Sabah













