Nel frattempo l’Unione ha stipulato un’intesa per un accordo di libero scambio che aprirà nuovi mercati alle imprese europee
Il giorno dopo la lettera di Donald Trump all’Europa, la presidente della Commissione ribadisce la proroga alla sospensione dei controdazi, ma garantisce che sono pronte contromisure forti. Ursula von der Leyen parla di un “doppio binario” sui dazi, tra la diplomazia delle trattative e l’esibizione delle possibili contromisure. «Abbiamo elaborato un secondo elenco di possibili contromisure. Non siamo ancora arrivati a quel punto. Questo è molto importante. Non è il momento, ma dimostra anche che siamo preparati per tutti gli eventuali scenari».
Colpire al cuore degli Usa
Le prime risposte Ue ai dazi mirati di Trump valgono 21 miliardi di euro. Lo scorso 12 marzo, quando l’amministrazione Usa ha reintrodotto dazi del 25% sia sull’acciaio che sull’alluminio europeo, l’Ue ha approvato un pacchetto articolato in tre fasi. Pensato per colpire simboli e settori politicamente sensibili per Washington un primo scaglione da 3,9 miliardi è previsto per i prodotti iconici come le moto Harley-Davidson, i jeans Levi’s, il burro d’arachidi, il tabacco e una selezione di articoli per la cura della persona. Si aggiungono dazi su acciaio, elettrodomestici e tech leggero. Una seconda e una terza tranche (da 13,5 e 3,5 miliardi) colpiscono carni e pollame dal Midwest, legname del Sud, cereali, fast-food, moda, cosmetici, e perfino la soia della Louisiana. Il pacchetto è congelato fino alla mezzanotte del 14 luglio, ma von der Leyen ha già chiarito che lo stop sarà prorogato.
Un secondo pacchetto Ue da 72 miliardi di euro è la risposta ai dazi “universali” del 10% annunciati dalla Casa Bianca tra il 5 e il 9 aprile. Le contromisure, inizialmente valutate in 95 miliardi di euro e poi limate, riguardano un mix di beni industriali, prodotti agroalimentari di alta gamma, dal bourbon del Kentucky alle aragoste del Maine, passando per agrumi, cosmetici e moda. La lista è in fase avanzata di approvazione da parte degli Stati Ue.
Armi estreme
Una delle possibili mosse dell’Unione europea potrebbe essere quella di colpire i servizi
digitali, dove le Big Tech Usa la fanno da padrone. Di volta in volta si parla di accise digitali su pubblicità o intermediazioni, di una digital service tax comunitaria (esiste già in diversi Paesi). Le grandi piattaforme online americane però temono soprattutto che Bruxelles applichi fino alle estreme conseguenze le recenti riforme del Digital Service Act e Digital Markets Act (impongono obblighi su trasparenza, concorrenza e moderazione dei contenuti e, in caso di violazioni, multe fino al 10% del fatturato globale annuo o l’esclusione dal mercato europeo).
Un’altra possibilità da mettere in gioco per l’Ue è il Meccanismo anti–coercizione (Aci), invocato da Parigi come lo scudo definitivo dell’Unione. Nato sull’onda delle ritorsioni cinesi contro la Lituania per le sue relazioni con Taiwan, consente all’Ue di reagire a pressioni economiche esterne con misure rapide e proporzionate: dazi, restrizioni su investimenti e servizi, esclusione da appalti pubblici, perfino la revoca di diritti di proprietà intellettuale. Serve a difendere l’autonomia strategica europea ed è già operativo dal 2023.
Lange: non è la strada giusta
L’eurodeputato socialista tedesco, Bernd Lange, presidente della commissione Commercio
internazionale al Parlamento europeo mette in discussione la decisione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di prorogare agli inizi di agosto la sospensione delle contromisure ai dazi americani. «Che sia il modo giusto fare marcia indietro di nuovo? Ho i miei dubbi. Pensavo che il tempo dell’attesa fiduciosa fosse finito. Perché Trump dovrebbe cambiare il suo approccio proprio ora?», scrive su X. «Sembra che Trump voglia ottenere ancora di più di quanto gli sia stato offerto finora nei negoziati. E questo non gli dev’essere concesso. Negoziati e misure di bilanciamento allo stesso tempo non sono opposti», aggiunge.
Strumenti di difesa
L’Unione europea ha «gli strumenti» per difendersi dai dazi statunitensi, in particolare quelli sui «servizi» che gli Stati Uniti esportano verso gli europei, ha affermato l’alto rappresentante per la politica estera europea, Kaja Kallas. «L’Ue ha sempre cercato una soluzione negoziata. Ma, se necessario, ha anche gli strumenti per difendere i propri interessi. Nel settore dei servizi, l’Europa è in una posizione di forza», ha sostenuto Kallas.
Trump giustifica la sua politica con il surplus commerciale dell’Ue con gli Stati Uniti, che ha raggiunto i 50 miliardi di euro nel 2024, secondo i dati del Consiglio dell’Unione Europea. Ma se si considerano solo i servizi, la tendenza si inverte: i 27 hanno un deficit commerciale di 150 miliardi di euro. La tecnologia è particolarmente significativa, attraverso la remunerazione dei servizi informatici e l’utilizzo di software americani. Per Kaja Kallas, l’Ue ha un margine di manovra in questo settore per rispondere all’offensiva doganale americana. «Resta da vedere se siamo pronti a fare qualcosa», ha aggiunto. «Dovremmo anche avere una sorta di Articolo 5 economico». In riferimento all’articolo del Trattato Nato che obbliga tutti i membri dell’alleanza a difendere un Paese firmatario in caso di attacco. «Ripetiamo, la guerra commerciale è una guerra senza vincitori».
Oltre i dazi Usa
L’Unione europea e l’Indonesia hanno raggiunto un’intesa per un accordo di libero scambio che aprirà nuovi mercati alle imprese europee. L’annuncio è arrivato da Bruxelles con un commento della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «Il presidente indonesiano Prabowo Subianto e io abbiamo raggiunto un patto politico per promuovere l’accordo di libero scambio. In un Mondo instabile, questa è la forza delle partnership».
Anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, commenta positivamente
l’accordo: «la partnership tra l’Unione europea e l’Indonesia non è mai stata così importante. L’accordo politico commerciale di oggi è un passo fondamentale per approfondire i legami e ampliare la cooperazione tra l’Ue e l’Indonesia, che insieme rappresentano un mercato di oltre 700 milioni di persone. Nel corso del nostro incontro, il presidente indonesiano Prabowo Subianto e io ci siamo impegnati a collaborare strettamente per costruire una partnership strategica che rifletta i nostri obiettivi condivisi e i nostri valori comuni».
Ginevra Larosa
Foto © Toute l’Europe, Anci, EEAS – European Union, Agenzia Nova













