L’Europa cambia strategia con Trump

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L’Ue cambia tono con il capo della Casa Bianca: concessioni su difesa e commercio, vertice con Putin e Zelensky all’orizzonte

Sei mesi fa, Donald Trump ha dichiarato che l’Unione europea è stata creata per “portarla” negli Stati Uniti. Tuttavia, ora, ci sono elogi per i leader europei che si sono riuniti attorno a un tavolo alla Casa Bianca per discutere della guerra in Ucraina.

Secondo il Wall Street Journal, il nuovo approccio dei leader verso il capo della Casa Bianca nasce da dolorose concessioni su commercio e difesa. Su pressione di Washington, i Paesi Nato hanno più che raddoppiato le spese militari, mentre l’Ue ha accettato un accordo commerciale sfavorevole con tariffe al 15% sulle esportazioni verso gli Usa.

Ma non si tratta solo di numeri: Bruxelles ha imparato a “parlare la lingua di Trump“. I funzionari europei spiegano che per mantenere il sostegno all’Ucraina occorre mostrarsi positivi, esprimere riconoscenza e adottare le categorie care all’ex presidente. Alla Casa Bianca, i ringraziamenti a Trump sono stati decine, con Zelensky che ha mostrato mappe dell’Ucraina e i leader che hanno paragonato le richieste territoriali russe a un’ipotetica cessione della Florida. Ursula von der Leyen ha persino adattato il vocabolario: «Che lo chiamiamo cessate il fuoco o accordo di pace, l’importante è fermare le morti».

L’operazione di “diplomazia personalizzata” ha prodotto i primi risultati: Trump, che in passato liquidava la Nato come inutile, ha definito l’ultimo vertice «estremamente produttivo». E, fatto insolito, non sono più solo gli europei a cercarlo: ora è anche lui a chiamare i suoi interlocutori più stretti, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz al segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte.

Un altro ingrediente, osservano i diplomatici, è il rapporto personale: cene, golf e contatti familiari che rafforzano la fiducia di Trump. Un metodo che, per ora, sta dando all’Europa l’attenzione che cercava, pur tra i timori che l’intesa possa rivelarsi temporanea.

Il possibile vertice di Budapest

Intanto, secondo quanto riportato da Politico, la Casa Bianca sta prendendo seriamente in considerazione Budapest, Capitale dell’Ungheria, come possibile sede del vertice trilaterale di alto livello, a cui parteciperanno il presidente Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Il rapporto cita informazioni di un funzionario dell’amministrazione Trump e di una persona con stretti legami con il Governo. I servizi segreti degli Stati Uniti hanno già iniziato i preparativi per tenere il vertice nel Paese dell’Europa centrale.

La Casa Bianca ha dichiarato che gli Usa possono aiutare a coordinare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e che Trump ha incaricato il suo team di sicurezza nazionale di lavorare con l’Europa. La portavoce della Casa Bianca Caroline Levitt ha dichiarato: «Il presidente ha chiaramente affermato che le truppe americane non saranno in prima linea in Ucraina, ma possiamo certamente aiutare a coordinare e potenzialmente fornire altri mezzi di garanzie di sicurezza ai nostri alleati europei».

Secondo tre fonti, durante la telefonata con Trump durante il vertice a Washington, Putin avrebbe suggerito di organizzare l’incontro con Zelensky a Mosca. Ma il presidente ucraino avrebbe rifiutato. Anche per i leader europei scegliere la capitale russa non sarebbe stata una buona idea.

Le tre condizioni per la pace

Vladimir Putin chiede che l’Ucraina ceda l’intera Regione orientale del Donbass, rinunci alle sue ambizioni di aderire alla Nato, rimanga neutrale e tenga le truppe occidentali fuori dal Paese, secondo un rapporto di Reuters.

In sostanza, secondo fonti russe, Putin è sceso a compromessi sulle richieste territoriali che aveva posto nel giugno 2024, che richiedevano a Kiev di cedere tutte e quattro le province che Mosca rivendica come parte della Russia: Donetsk e Lugansk nell’Ucraina orientale, che compongono il Donbass, così come Kherson e Zaporizhzhia nel sud.

Kiev ha respinto queste condizioni come equivalenti alla resa.

Europa-TrumpSecondo fonti – come riportato da Reuters – nella sua nuova proposta, il presidente russo insiste sulla sua richiesta di ritirare completamente l’Ucraina dalle parti del Donbass. In cambio, Mosca fermerà gli attacchi a Zaporizhzhia e Kherson. La Russia controlla circa l’88% del Donbass e il 73% di Zaporizhzhia e Kherson, secondo le stime Usa e i dati provenienti da fonti. Mosca è anche disposta a cedere le piccole parti delle Regioni ucraine di Kharkiv, Sumy e Dnipropetrovsk che controlla, come parte di un possibile accordo, hanno detto le fonti.

Putin insiste ancora sulle sue precedenti richieste, secondo le quali l’Ucraina deve abbandonare le sue ambizioni di adesione alla Nato e ricevere una promessa legalmente vincolante dall’alleanza militare guidata dagli Usa che non si espanderà ulteriormente verso est, oltre a fissare limiti all’esercito ucraino e accettare che nessuna forza occidentale sarà schierata in Ucraina come parte di una forza di pace.

La posizione del presidente ucraino

Zelensky ha ripetutamente respinto l’idea di ritirarsi dai territori ucraini riconosciuti a livello internazionale come parte di un accordo e ha affermato che la regione industriale del Donbass agisce come una fortezza che impedisce ai russi di avanzare più in profondità in Ucraina. «È una questione di sopravvivenza del nostro Paese, che riguarda le linee di  difesa più forti». L’adesione alla Nato è un obiettivo strategico sancito dalla Costituzione del Paese e che Kiev considera la garanzia più affidabile della sua sicurezza. Zelensky ha sostenuto che non è a discrezione della Russia decidere di aderire all’Alleanza.

Le tre fonti vicine al Cremlino hanno sostenuto che il vertice in Alaska ha offerto la migliore possibilità di pace dall’inizio della guerra perché ci sono state discussioni specifiche sui termini della Russia e Putin ha mostrato la volontà di fare concessioni. Il nodo centrale rimane quello delle garanzie per Kiev. Trump ha escluso un impegno diretto di truppe americane, preferendo puntare sulla vendita di armi e investimenti economici. Tuttavia, non ha chiuso del tutto la porta a un coinvolgimento maggiore, promettendo chiarimenti “a breve”.

Nel frattempo, un documento trapelato rivela che Kiev si sarebbe detta pronta ad acquistare armamenti americani per 100 miliardi di dollari, in parte finanziati dall’Europa, per ottenere da Washington garanzie di sicurezza.

Nord Stream, sabotaggio del 2022

Un cittadino ucraino, sospettato di essere uno dei coordinatori del sabotaggio ai gasdotti russi Nord Stream nel Mar Baltico nel settembre 2022, arrestato in Italia. La Procura federale tedesca ha confermato che si tratta di Serhii K., 49 anni, fermato dai carabinieri a San Clemente, in provincia di Rimini, mentre si trovava in vacanza con la famiglia. Il fermo è avvenuto in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal giudice istruttore della Corte federale di giustizia il 18 agosto 2025. L’uomo è stato trasferito in carcere ed è ora a disposizione della Corte d’Appello di Bologna per le procedure di estradizione.

Secondo quanto ricostruito, Serhii K. sarebbe stato individuato grazie al sistema di segnalazione “alloggiati“, che registra le presenze nelle strutture ricettive. Dopo giorni di monitoraggio, i carabinieri hanno avuto la certezza della sua identità e sono intervenuti nella notte per arrestarlo. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: l’ucraino è ritenuto parte di un gruppo che avrebbe piazzato gli ordigni esplosivi contro i gasdotti Nord Stream 1 e 2 nei pressi dell’Isola danese di Bornholm. L’operazione, secondo gli inquirenti tedeschi, fu condotta utilizzando uno yacht a vela partito da Rostock e noleggiato attraverso una società tedesca con documenti falsi.

 

George Labrinopoulos

Foto © L’Espresso, Corriere Adriatico, ISPI, Virgilio

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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