Paolo di Tarso, un ebreo del suo tempo

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PAolo Di Tarso

La figura del Santo tra Cristianesimo, teologia paolina e arte di Caravaggio: origini, conversione e attualità di un apostolo universale

La figura di San Paolo di Tarso, è centrale nella storia del Cristianesimo, o meglio nelle sue origini e diffusione. La Chiesa Romana ha introdotto da tempo nelle letture delle messe feriali e domenicali, le lettere di Paolo, il personaggio più colto fra gli apostoli di Gesù Cristo. Una figura affascinante che folgorò anche la mente del più grande intellettuale del Novecento italiano, Pier Paolo Pasolini, che aveva scritto una sceneggiatura per un film per Paolo di Tarso, rimasta nel cassetto, per la tragica morte del poeta-regista.

Una figura affascinante che ha trovato nei secoli fonti di ispirazione nella pittura, pensiamo alla Conversione di san Paolo nel dipinto a olio su tela realizzato nel 1601 dal Caravaggio, e che è conservato nella Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. La scena ritrae il momento topico della conversione di Paolo (descritto in Atti 26,12-18), quella in cui a Saulo, sulla via di Damasco appare Gesù Cristo in una luce accecante evitando di mostrare la figura di Cristo, presente nella prima versione, che gli ordina di desistere dal perseguitarlo e di diventare suo ministro e testimone. Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo, il quale alza lo zoccolo per non calpestare Paolo.

Diffusore di principi cristiani

Nella stessa Cappella Cerasi, il Caravaggio, vero maestro dell’iconografia della luce, dipinge su tela la Crocifissione di San Pietro, dimostrando di essere un artista teologo, rispettoso delle origini del Cristianesimo. Da una parte Pietro, il primo apostolo e fondatore della Chiesa universale, e dall’altra Paolo, lo scriba, l’intellettuale delle origini cristiane, che da fiero persecutore di Cristo, diverrà il più grande diffusore dei principi cristiani. Il Saulo di Caravaggio è accecato dalla luce divina e Longhi, maggiore studioso del pittore lombardo, sottolinea che le pupille erano cieche come i busti romani. Mentre Rottengen ritiene questa soluzione estremamente moderna perché allude a un dramma che si svolge nell’intimo dell’uomo, che allarga le braccia come segno di speranza.

La figura di Saulo, ebreo, è profondamente moderno e drammaticamente attuale. La speranza di un popolo diviso, israeliani e palestinesi, vittime di odi antichi, religiosi, storico-culturali. La parte centrale del capolavoro caravaggesco è dedicata al cavallo, e cioè al simbolo dell’irrazionalità del peccato, con riferimento al Mito del carro e dell’auriga di Platone. Un’opera drammaturgica quella del Caravaggio, con uno sfondo nero, che anticipa i tempi oscuri che stiamo vivendo.

Ma chi era Paolo di Tarso

Nel bel saggio “Paolo di Tarso, un ebreo del suo tempo“, edito da Carocci, due professori del giudaismo del secondo tempio e origini cristiane, Gabriele Boccaccini e Giulio Mariotti, esaminano la figura controversa di Paolo di Tarso, la sua ebraicità e il suo ruolo nella storia dei rapporti tra ebrei e cristiani, mostrando come non sia né il distruttore del giudaismo né l’inventore del cristianesimo. La ricerca contemporanea ricolloca Saulo a pieno titolo all’interno del giudaismo del suo tempo come seguace di Gesù e apostolo dei Gentili, rivelando l’inconsistenza di letture successive che ne hanno fatto l’ellenizzatore della nuova fede e il fondatore dell’antigiudaismo e dell’esclusivismo cristiani. Paolo è ebreo per sempre.

Il recupero della sua ebraicità apre la strada a una lettura condivisa da ebrei, cristiani e non credenti. La novità del vangelo di Paolo, quella giustificazione per fede che egli proclama, è un dono di grazia che si aggiunge ai doni della legge naturale e della legge mosaica, i quali in Cristo mantengono irrevocabilmente la loro validità ad allargare i confini della salvezza non solo ai giusti tra gli ebrei e le Nazioni ma anche ai peccatori che si pentono delle loro opere malvagie.

La teologia paolina e le sfide della modernità

Paolo ha anticipato grandi comunicatori dei nostri tempi, soprattutto tre Pontefici del Paolo Di Tarsoperiodo post conciliare: Paolo VI, San Giovanni Paolo II e la rivoluzione antropologica di Papa Francesco. Non solo i numerosi viaggi apostolici, hanno reso vitale la Chiesa Universale, ma anche le Gmg e adesso la giornata giubilare dei giovani, sono un termometro costante, nonostante le contraddizioni culturali, sociali e politiche, di un cristianesimo che non è morto e i tentativi di studiosi, esegeti di scardinare o dividere l’Antico Testamento dal Nuovo.

La teologia paolina sviluppatasi nelle lettere dell’Apostolo Paolo offre principi fondamentali nel futuro, con le sfide dell’intelligenza artificiale, e l’invito a superare ogni ostacolo attraverso la grazia di Dio e la testimonianza di amore e servizio. Gli insegnamenti di Saulo, ponte fra giudaismo e cristianesimo, in particolare le lettere e sulla resurrezione di Cristo, continuano ad essere un punto di riferimento cruciale per la comprensione della fede cristiana.

 

Paolo Montanari

Foto © Wikipedia, Facebook, Fondazione Missio

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