Divorzi: i figli sono vittime invisibili

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Dalla promessa di unione eterna alle aule di tribunale: i minori spesso trasformati in strumenti di vendetta

«…nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, finché morte non ci separi».

Una promessa solenne che dovrebbe rappresentare la base di un’unione indissolubile, ma che spesso si infrange per via delle difficoltà della vita quotidiana, di cambiamenti personali e tensioni che logorano i rapporti. Così, quello che nasce come amore profondo può trasformarsi, dopo la rottura, in un conflitto feroce. E in questa guerra, le vittime più fragili sono proprio i figli.

Da amore a odio

Quando una storia d’amore finisce, il dolore e il senso di fallimento rischiano di trasformarsi in rancore. Ciò che un tempo era un legame costruito sulla fiducia reciproca diventa un terreno di scontro dove prevalgono rivendicazioni, accuse e ferite mai rimarginate. Non si tratta solo di stabilire chi abbia “ragione” o “torto”: spesso le aule di tribunale diventano lo scenario di una guerra fatta di avvocati, perizie psicologiche, ricorsi e controricorsi.

Nelle separazioni ad alta conflittualità, i rapporti tra ex coniugi si deteriorano al punto da cancellare qualunque possibilità di dialogo. L’altro non è più il compagno con cui si sono condivisi anni di vita, ma un nemico da combattere. Ogni scelta quotidiana, dalla scuola da frequentare alle vacanze, fino alle cure mediche, diventa occasione di scontro. In questi casi, la genitorialità condivisa, prevista dalla legge, rischia di trasformarsi in un campo minato.

Gli esperti di diritto di famiglia sottolineano come i conflitti non riguardino quasi mai solo il dividersi beni o responsabilità economiche. A far più male è la lotta per l’affidamento dei figli. Una battaglia di potere e di controllo sull’altro genitore. Il minore diventa così un’arma. È la cosiddetta “strumentalizzazione dei figli”, una dinamica che, purtroppo, gli psicologi e gli avvocati di diritto di famiglia conoscono bene.

I dati Istat

Secondo l’ultimo rapporto Istat (2023), in Italia i divorzi sono stati 79.875, con un calo del 3,3% rispetto al 2022 e del 19,4% rispetto al 2016, anno in cui si era registrato il picco con oltre 99 mila casi. Le separazioni nello stesso anno sono state 82.392, in diminuzione dell’8,4 % rispetto all’anno precedente.

Un fenomeno in riduzione, ma che resta molto diffuso e con un impatto enorme sul tessuto sociale.

Guardando al panorama globale, il tasso medio di divorzio si attesta intorno a 1,6 per 1.000 abitanti all’anno. In totale, si stima che nel Mondo avvengano tra i 12 e i 13 milioni di divorzi ogni anno. Un numero impressionante, che mette in evidenza come la crisi del matrimonio sia un fenomeno diffuso a livello planetario, pur assumendo caratteristiche diverse a seconda dei contesti culturali, religiosi e legislativi.

I figli come strumento di vendetta

Il dolore della separazione, in molti casi, si traduce in comportamenti che nulla hanno a che vedere con la tutela dei minori. Alcuni genitori arrivano a usare i figli come “arma” per colpire l’ex partner: c’è chi ostacola sistematicamente le visite, chi parla male dell’altro genitore davanti ai bambini per minarne l’immagine, chi li costringe a schierarsi in un conflitto che non appartiene loro. Gli esperti parlano di alienazione genitoriale, una forma di manipolazione affettiva che può lasciare cicatrici profonde nella crescita emotiva del minore.

Un caso emblematico si è verificato a Bologna, dove una madre è stata ammonita dal tribunale per aver ostacolato in ogni modo i rapporti tra il padre e il figlio, arrivando a inventare giustificazioni e impegni scolastici pur di ridurre al minimo gli incontri stabiliti. In un’altra vicenda, seguita dal Tribunale di Milano, un padre aveva messo in atto una costante denigrazione della madre davanti ai figli, creando in loro un rifiuto ingiustificato nei confronti della donna. In entrambi i casi, i giudici hanno riconosciuto che i minori erano stati strumentalizzati come mezzi di vendetta, finendo per pagare il prezzo più alto della conflittualità genitoriale.

Le conseguenze sui minori

Gli psicologi familiari sottolineano come crescere in un clima di conflitto costante possa avere effetti devastanti. Ansia, depressione, difficoltà a fidarsi degli altri e a Divorziocostruire relazioni stabili: queste sono solo alcune delle cicatrici che i bambini possono portarsi dietro. Non si tratta di un disagio passeggero, ma di un trauma che rischia di riemergere in età adulta, influenzando la capacità di amare e di vivere rapporti sereni. Secondo recenti dati diffusi da associazioni per la tutela dei minori, la conflittualità tra ex coniugi è una delle principali cause di disagio psicologico nei bambini di genitori separati. Un aspetto che dovrebbe spingere le istituzioni a rafforzare i percorsi di mediazione familiare e a sensibilizzare i genitori sull’importanza di mantenere un dialogo rispettoso, anche quando l’amore è finito.

Un aiuto a comprendere

Secondo un recente articolo su State of Mind, «uno dei rischi più ricorrenti nelle separazioni altamente conflittuali è la possibilità di innescare processi di strumentalizzazione dei figli: può accadere che uno dei due genitori presenti l’altro come una persona cattiva“, costringendo il minore quasi a rifiutare contemporaneamente l’altro…».

Questo sottolinea l’importanza di un sostegno professionale attivo, che eviti che il conflitto genitoriale diventi una ferita permanente nei figli.

Divorzi mediatici

Le cronache internazionali offrono esempi lampanti di queste dinamiche. Angelina Jolie e Brad Pitt, una delle coppie più celebri di Hollywood, hanno trasformato la loro separazione in un lungo braccio di ferro legale, che ha avuto come centro la custodia dei figli. I ragazzi, travolti da accuse reciproche e indagini giudiziarie, si sono ritrovati a vivere una realtà ben lontana dalle luci scintillanti del cinema.

Anche in Italia non mancano casi altrettanto eclatanti. La separazione tra Ilary Blasi e Francesco Totti, seguita da milioni di persone attraverso giornali e televisioni, ha mostrato come nemmeno le coppie considerate “perfette” siano immuni da fratture profonde. Accuse reciproche, voci di tradimenti e contrasti sulla gestione familiare hanno trasformato la loro vicenda in una saga mediatica, con inevitabili riflessi sulla vita dei figli, sempre più esposti all’attenzione pubblica.

Questi casi dimostrano come, dal jet set internazionale fino alle coppie normali, il dolore e la conflittualità dopo una separazione non risparmino nessuno, e finiscano per colpire proprio i più vulnerabili.

Una sfida di maturità

Forse la vera sfida, oggi, non è più mantenere la promessa del “finché morte non ci separi”, ma imparare a gestire le separazioni con responsabilità. I genitori dovrebbero comprendere che il loro ruolo non finisce con la fine della relazione di coppia: il compito di proteggere e amare i figli rimane intatto, anzi si rafforza, perché diventa fondamentale garantire loro stabilità e serenità anche in un contesto familiare diverso.

Perché se è vero che l’amore tra due adulti può finire, l’amore per i figli non dovrebbe mai essere messo in discussione. E non dovrebbe mai essere piegato alle logiche della vendetta.

 

Maria Vittoria Rickards

Foto © Avvocati-divorzisti.it, Maria Vittoria Rickards, Nostrofiglio.it

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