Il popolo americano ha da sempre a cuore la salute del proprio presidente
Quanto faccia discutere la macchia violacea sul dorso della mano di Trump è un segnale significativo, non tanto sulla salute stessa del presidente americano e nemmeno sulle illazioni utilitaristiche dei Repubblicani, rivela invece quanto e come sia importante per il popolo statunitense la salute del proprio presidente. Una cosa che possiamo anche dire accomuna Usa e Russia pur se con atteggiamenti e motivazioni decisamente diversi.
Sono giorni che si ipotizza per quale ragione il presidente Usa sia come scomparso dalla scena pubblica e ovviamente le ragioni sembrano essere il mancato ultimatum con la Russia sulla situazione in Ucraina, così come le nuove strategie di alleanze che stanno emergendo alla luce del sole tra Cina, India e Russia che danno molto da pensare a mr Donald. Si immagina che non sia facile reagire o rispondere a una situazione così mutevole, dove le principali potenze mondiali scendono e salgono di potere contrattuale e posizione sullo scacchiere internazionale, con ribaltoni quasi settimanali. Ma, di tutto questo l’americano, medio intende o segue molto poco. La sua domanda principale è, e rimane, ma Trump come sta?
Le malattie secretate dei presidenti Usa
Da sempre le varie amministrazioni in America hanno dovuto lavorare e sudare per nascondere le difficoltà mediche di vario genere di presidenti in stato fisico non esattamente in ordine. Il lavoro era allora diviso in due: nascondere la malattia oppure, laddove ciò fosse impossibile, minimizzarla fino ad arrivare a camuffare fisicamente l’apparenza del presidente, dalla sua camminata, fino a discorsi prepararti senza possibilità di contraddittorio.
Nuovamente, il parallelismo con la ex Unione Sovietica è evidente ma la differenza è profonda. Mentre per l’ex Urss, e con Putin ancora esiste, una sorta di mito del super uomo impossibile da abbattere (infatti la parola Zar deriva da Cesare/Caesar), negli Usa è più un problema che il popolo americano sente a livello interno di gestione dell’unione. Abbiamo davvero l’uomo migliore al comando? Potrebbe la sua malattia portare a problemi di Governo che impattino sulla popolazione?
La storia è piena di casi
Quindi in Russia è una questione di mantenere il potere, mentre in America è di mostrarsi adatti al ruolo. Successe a Franklin Delano Roosvelt, che si candidò alle elezioni nel 1932, trovandosi già su una sedia a rotelle e con una salute vacillante. Ma mostrato ai media e al popolo americano sempre in brevi camminate, costantemente in piedi e autosufficiente. Quando poi si candidò nuovamente nel 1944, il chirurgo Thomas Dewey dichiarò che non avrebbe avuto nessuna possibilità di sopravvivere a un mandato di 4 anni e infatti morì poco più di un anno dopo l’insediamento. Questa dichiarazione desecretata solo nel 2011. Va considerato che Roosvelt fu il presidente del progetto Manhattan, e lo tenne così segreto che fu svelato a Truman (suo successore) solo al suo insediamento lasciandolo così davanti alla terribile decisione storica del lancio della bomba atomica sul Giappone.
Furono anche altre le malattie segrete dei presidenti, Kennedy aveva la malattia di Addison, ma allora fu sufficiente un comunicato ufficiale negazionista del suo team medico per mettere la cosa a tacere. Lo storico americano Robert Dallek, specializzato sulla storia dei presidenti americani, dichiarò al Washington Post che Kennedy mai avrebbe vinto la Casa Bianca se la notizia della sua malattia fosse divenuta di dominio pubblico.
Quando il vicepresidente è la medicina
Ancora nella storia recente la salute dei presidenti americani, o dei candidati alla presidenza, è stata oggetto di indagine accurata come nel caso di Hillary Clinton che, in piena campagna elettorale, ebbe un mancamento durante la commemorazione dedicata all’11 settembre. Il primo comunicato parlò di colpo di calore, ma poi la verità emerse e aveva il nome di polmonite. Ma, all’epoca di quella campagna elettorale, nessuno dei due candidati diede comunicazioni complete e ufficiali riguardanti la propria salute, optarono piuttosto per un semplice e scarno comunicato di una cartella, che oggi non darebbe l’accesso nemmeno a una palestra. Sono molte le storie di questo tipo e tutte con lo stesso comune denominatore: il calcolo politico.
Un motivo di grande attenzione sulla salute dei presidenti risiede nel 25° emendamento della Costituzione Usa, che consente il passaggio di poteri al vicepresidente, in caso di inabilità fisica o psichica del presidente a coprire i doveri del suo ufficio. Col passare degli anni, infatti, visti anche i numerosi episodi di presidenti non al massimo della forma, è aumentata l’attenzione sul ruolo del vicepresidente e sul suo coinvolgimento nel coadiuvare il presidente stesso. Nessuna vuole ripetere l’esperienza di Truman e soprattutto si vuole mantenere una continuità nella linea politica e nella sua messa in pratica.
L’ultimo caso
Si spiega quindi così il grande coinvolgimento di J.D. Vance che discute spesso in consessi dove mantiene un atteggiamento da presidente in pectore che spesso
stupisce, e a volte disturba, sia i presenti che l’opinione pubblica, ma va considerato che Trump non è più un uomo nel pieno delle forze. Tutto questo nonostante stia emergendo una tendenza nella politica presidenziale americana, dove l’età non conta più come una volta. È infatti evidente che nella cultura americana c’è stata una ridefinizione del concetto di anzianità.
I progressi medici permettono oggi di vivere più a lungo e hanno allontanato il limite di quella che può essere considerata l’età senile. Oggi, i candidati alla presidenza Usa, superano sempre i 60 anni di età e solo ampiamente dopo i 70 si cominciano a sentire illazioni o supposizioni sulla forma mentale di un politico o maggiormente di un presidente. Come successe a Joe Biden proprio durante la sua campagna di rielezione, anche se è da considerarsi allo stesso tempo che è proprio Donald Trump ad essere il presidente americano più anziano mai eletto all’età di 78 anni, ovvero 142 giorni in più di Biden alla sua elezione.
Come sta Donald Trump?
L’impressione è che non si sia nel caso della negazione di una eventuale malattia ma in quello della sua minimizzazione e camuffamento. Certamente le condizioni fisiche di Trump non sono buone ma bisogna fare attenzione perchè lui è sicuramente un uomo che sa cogliere le occasioni al volo. Capitò a Roosvelt, che durante la Depressione fu giudicato assolutamente idoneo a traghettare il Paese fuori da un periodo di difficoltà, perché era noto che avesse avuto la poliomelite da piccolo e che l’avesse sconfitta. E così quella che poteva essere una debolezza fu trasformata in un punto di forza.
Quando Trump fu colpito da un proiettile di un attentatore durante un comizio in Pennsylvania abbiamo visto le foto di un presidente ferito e sanguinante che agitava il pugno in aria simbolo del rifiuto della resa. Un proiettile che nessuno si merita rende sicuramente un uomo un eroe e a volte anche un martire. Una malattia non esce da una canna di fucile ma può agire esattamente nello stesso modo perché immeritata. E forse è proprio questo il motivo della tranquillità dietrologica degli avversari politici del 47° presidente Usa.
Adamo De Palma
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