Joseph Kabila: condannato a morte dal tribunale militare

0
445
Joseph Kaliba

L’ex presidente della RDC è stato processato per crimini di guerra e tradimento per la cooperazione con il gruppo armato M23

Il nome di Joseph Kabila riecheggia più forte che mai in queste ultime ore. Si tratta dell’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, in carica dal 2001 al 2019 che, dal mese di luglio, è stato al centro di un importante processo. Giudicato dal più alto tribunale militare del Paese, le imputazioni sono state diverse e, alla fine, hanno visto la Corte pronunciarsi il 30 settembre a favore della condanna a morte.

La conquista della Regione orientale

Dopo essere stato al potere per due mandati consecutivi, fino al 2019, Joseph Kabila ha lasciato il passo all’attuale presidente Felix Tshisekedi. Ottenendo poi lo status di senatore a vita e l’immunità parlamentare. Nel 2023 ha poi abbandonato il Paese, rimanendo discreto in merito ai suoi viaggi e contatti, apparendo raramente in Sudafrica e in Namibia. La Corte che lo ha giudicato, lo ha riconosciuto colpevole di complicità con il gruppo armato antigovernativo M23, sostenuto dal Ruanda. Non a caso, fonte di grande preoccupazione, è stata proprio la riapparizione dell’ex presidente a Goma, città sotto il controllo dell’M23, verso la fine di maggio. Nello stesso mese, difatti la Camera Alta del Parlamento gli ha revocato l’immunità a vita. Ciò al fine di poterlo processare per le accuse che comprendono anche l’insurrezione e l’occupazione forzata della città di Goma.

Joseph KalibaIl fulcro dell’interesse del gruppo M23 è la Regione orientale della Repubblica congolese, confinante con il Ruanda. Si tratta di un’area particolarmente ricca di risorse naturali, soprattutto minerali. Da lungo tempo contesa e bramata, negli ultimi 30 anni, è stata devastata da un conflitto crescente. A gennaio di quest’anno, le truppe dell’M23 e del Ruanda ne hanno conquistato le principali città: Goma a gennaio e Bukavu a febbraio. È però dal 2021 che la Regione è al centro delle offensive del gruppo, che ha provocato migliaia di morti e milioni di sfollati nell’est. Nonostante il Ruanda continui a negare il suo coinvolgimento, sostenendo di agire al solo fine di impedire che il conflitto si estenda nei suoi territori, le Nazioni Unite e diversi Paesi occidentali sono certi della sua partecipazione.

Accuse e condanna

Si tratta di una causa legale fortemente polarizzata, iniziata il 25 luglio scorso a Kinshasa, Capitale della Repubblica congolese. Se da una parte l’accusa, tramite il generale Lucien René Likulia, rappresentante dell’Ufficio del Pubblico Ministero, ha richiesto la pena di morte per crimini di guerra, tradimento e organizzazione di un movimento insurrezionale, nonché 20 anni di carcere per apologia di crimini di guerra e 15 anni per cospirazione; dall’altra parte i sostenitori di Kabila hanno denunciato che si tratti di un mero processo politico.

Joseph Kabila ha tentato di boicottare fin da subito il processo, decidendo di non presentarsi e di non nominare alcun difensore. Ciò però non ha impedito al tribunale di pronunciarsi contro di lui, condannandolo in contumacia.

La sentenza è stata pronunciata dal primo presidente della Corte, Joseph Katalayi, dopo 4 ore di deliberazione. Accogliendo la richiesta dell’accusa, il tribunale ha condannato a morte l’ex presidente. Ciò è stato possibile in quanto, nel 2024, il Paese ha revocato la moratoria in merito a tale pena, ossia la sua sospensione temporanea con il fine ultimo di abolirla in quanto ritenuta, dall’ordinamento internazionale, contrastante con la dignità umana. Nonostante tale revoca, fino a questo momento non sono ancora state effettuate esecuzioni. Oltre a tale condanna, la Corte ha anche ordinato il pagamento di oltre 33 miliardi di dollari al Governo congolese, alle Province del Nord e del Sud Kivu, nonché alle organizzazioni a sostegno delle vittime della Regione orientale. La sentenza ha inoltre specificato che i beni del condannato non saranno sequestrati in quanto i reati contestati non prevedono la pena aggiuntiva della confisca.

Gli obiettivi condivisi con l’M23 e le repliche del PPRD

Joseph KabilaNella dichiarazione dell’Ufficio del Pubblico Ministero è emerso che le violenze commesse dall’M23 nell’est del Paese abbiano causato danni enormi alla Repubblica congolese e che comportino la responsabilità penale e individuale di Joseph Kabila. Difatti per l’accusa l’ex presidente è uno degli ideatori della Congo River Alliance (AFC), ossia l’ala politica del movimento antigovernativo. Per tale motivo è stato accusato di casi di omicidio e stupro, commessi dagli uomini della coalizione AFC-M23 nelle Province del Nord e Sud Kivu. Secondo gli accusatori, l’obiettivo di Kabila, in unione con l’intelligence del Ruanda, sarebbe stato quello di compiere un colpo di Stato per rovesciare il regime del presidente Tshisekedi, succedutogli dopo un’elezione fortemente contestata. Difatti, già durante le elezioni presidenziali nel dicembre del 2018, Kabila avrebbe tentato di rovesciare il regime costituzionale attraverso l’uso della forza, per poi aderire all’M23 una volta lasciato il Congo.

Non a caso, alla fine del 2024, Kabila era riapparso pubblicamente, dopo un lungo silenzio, per denunciare la gestione del Paese da parte del suo successore alla presidenza. Dichiarando poi, ad aprile, che sarebbe tornato presto in Congo “attraverso la parte orientale”, area occupata dall’M23.

In seguito alla pronuncia della Corte, la replica dell’opposizione non ha tardato ad arrivare. Disappunti sono provenuti dal Partito popolare per la ricostruzione e la democrazia (PPRD), fondato da Kabila e messo fuori legge da aprile. A prendere parola è stato Ferdinand Kambere, ex vice segretario generale che ha dichiarato: «Questo è un processo politico. Il regime sta cercando di nascondere il suo fallimento diplomatico e militare. Questa condanna equivale a perseguitare un avversario, perché le condizioni attuali non garantiscono un processo equo». Mentre l’ex segretario, Emmanuel Shadary, ha commentato dicendo che si tratti di “una grande barzelletta”.

Un processo senza seguito?

Joseph KabilaIl timore per la ricomparsa di Kabila è che possa federare l’opposizione ancora fortemente presente nel Paese. Nonostante ora penda sulla sua testa una sentenza molto grave, l’arresto dell’ex presidente da parte delle autorità congolesi resta improbabile, in quanto è ignoto dove si trovi al momento. Il tutto si colloca in un clima di terrore crescente, in cui l’organizzazione militare dell’AFC-M23 sembra divenire di giorno in giorno più forte e stabile. Aumenta così il terrore di un’ulteriore escalation di violenza nell’est del Congo. In questo stato di incertezza e violenza, ci si chiede se la pronuncia della Corte comporterà qualche cambiamento concreto o se invece resterà senza seguito.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Rfi, DW, The Peninsula, AA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui