La Città di Manono soffocata dagli interessi economici e politici che, nonostante la ricchezza del sottosuolo, affamano la popolazione locale
Per via delle sue immense riserve di litio, tra i metalli più ricercati per la transizione energetica, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) è diventata un attore chiave della scena mondiale. Difatti la Regione di Manono, nel Tanganyika, ospita uno dei più grandi giacimenti mondiali di questo metallo, con riserve stimate in 400 milioni di tonnellate. Questo potenziale potrebbe permettere al Paese di giocare un ruolo fondamentale nel settore delle energie rinnovabili, lanciandolo verso l’era delle batterie elettriche e dei veicoli green. Tuttavia, questo tesoro sotterraneo che attira le mire internazionali, lascia la popolazione locale in condizioni di estrema miseria.
Sotto l’amministrazione di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno già esplorato la possibilità di accordi minerari con la RDC. Ciò al fine di garantire il loro approvvigionamento, in risposta alla predominanza della Cina in questo settore. La Banca mondiale prevede che lo sfruttamento del litio possa generare fino al 15% del Pil nazionale entro il 2030. Ciononostante, queste prospettive economiche non si riflettono nella realtà quotidiana dei congolesi, in particolare quelli di Manono. «Ci parlano di rivoluzione verde, ma noi viviamo nel buio», denuncia un abitante locale. Difatti in tutta la Città, solo l’8% della popolazione ha accesso all’elettricità.
Codice minerario tra aspettative e realtà
Le tensioni relative ai contratti minerari, in particolare l’accordo con la società cinese Zijin Mining, evidenziano l’asimmetria e la corruzione che sfruttano le risorse naturali. La società avrebbe versato 70 milioni di dollari a Ong private, a fronte dei soli 30 milioni versati allo Stato congolese. Tale sproporzione spinge a interrogarsi in merito al rispetto del codice minerario, revisionato nel 2018. Una configurazione che alimenta i sospetti di corruzione nelle miniere RDC, mentre Manono, vede ancora le sue strade dismesse e le scuole sovraffollate. Se il Paese applicasse rigorosamente il suo codice minerario, che prevede il 10% delle azioni riservate allo Stato e lo 0,3% del fatturato devoluto alle comunità, le entrate annuali potrebbero raggiungere i 200 milioni di dollari. Ma senza trasparenza sui contratti e una maggiore lotta contro le deviazioni, lo scenario rischia di ripetere il fallimento del rame o del cobalto.
Tra le promesse non mantenute, primeggia la creazione di ben 5.000 posti di lavoro, in un contesto in cui il 72% dei giovani risulta disoccupato.
Lo sviluppo locale rimane una chimera per molti. L’estrazione mineraria a Manono è segnata da salari da fame, condizioni di lavoro precarie e una mancanza evidente di infrastrutture di base. I lavoratori delle imprese minerarie denunciano il basso livello delle retribuzioni che non coprono nemmeno le spese di trasporto verso i siti di estrazione. Difatti la popolazione locale sopravvive con meno di 2 dollari al giorno. Una situazione che contrasta fortemente con i miliardi generati dallo sfruttamento dei minerali, i cui benefici non sembrano mai arrivare alle comunità locali. Il Paese soffre inoltre di una profonda crisi energetica e idrica. Il sistema di approvvigionamento idrico del Regideso è paralizzato da continui guasti mentre la batterie della centrale fotovoltaica della Snel sono depolarizzate da tre anni.
Accordo con Kobold Metals
In una svolta strategica, la Repubblica Democratica del Congo ha firmato un accordo con la società americana Kobold Metals per lo sviluppo delle sue riserve di litio e la digitalizzazione dei suoi dati geologici. Questa alleanza ambiziosa potrebbe ridefinire il futuro del Paese, trasformando il settore minerario e offrendo opportunità di sviluppo locale. Il contratto si basa su una tripla dimensione: digitalizzazione del patrimonio geologico nazionale, diffusione di tecnologie
all’avanguardia e sviluppo del giacimento di litio. Tra le innovazioni da adottare vi è l’intelligenza artificiale per ottimizzare l’esplorazione mineraria. Consentendo così di ridurre del 30% i tempi necessari all’individuazione dei giacimenti. Questo progetto potrebbe consentire la creazione di un polo industriale integrato nel Tanganyika, combinando estrazione e valorizzazione locale delle risorse.
Oltre all’aspetto tecnologico, Kobold Metals si impegnerà a generare un impatto socio-economico concreto, con programmi di formazione, priorità nell’assunzione di congolesi e partecipazione al finanziamento di infrastrutture locali. Tuttavia, la RDC dovrà affrontare le proprie sfide in termini di governance per evitare gli errori del passato, in particolare la corruzione e l’opacità dei contratti minerari.
Quali benefici concreti può aspettarsi il Paese? Oltre alle royalties minerarie, secondo le proiezioni economiche, questo accordo potrebbe generare un aumento del 15% degli investimenti diretti esteri nel settore minerario congolese entro il 2026. La digitalizzazione dei dati servirà da leva per attrarre altri importanti operatori, trasformando il sottosuolo in un portafoglio di opportunità quantificabili. Ciò che resta incerto è se tale partenariato riuscirà a evitare le insidie tradizionali della gestione mineraria congolese. Il litio, definito “oro bianco” del XXI secolo, diventerà la punta di diamante di un’industrializzazione inclusiva o riprodurrà le asimmetrie storiche? La risposta dipenderà dalla vigilanza nell’esecuzione contrattuale e dal controllo dei progressi tecnologici promessi.
Futuro incerto ma transizione necessaria
Rispetto ciò che attende la RDC nel futuro, nulla è certo. Diventare uno dei leader mondiali di litio dipende in gran parte dalla gestione delle risorse e dei rapporti tra Stato, imprese internazionali e comunità locali. Se la gestione mineraria e la ricchezza che ne deriva riuscisse ad essere condivisa in modo più equo, il Paese potrebbe godere dell’abbondanza
di litio e migliorare la vita dei suoi cittadini. Nel frattempo, la popolazione continua a soffrire. I centri sanitari mancano di acqua sterilizzata, le scuole funzionano senza illuminazione e le famiglie spendono il 40% del loro reddito in acqua superficiale spesso contaminata. Un’aberrazione in un Paese che detiene il 50% delle riserve africane di acqua dolce.
Questa crisi multidimensionale pone una domanda cruciale: lo sfruttamento dei minerali strategici servirà finalmente allo sviluppo locale? Mentre la transizione energetica globale dipende dal litio congolese, Manono sta ancora aspettando la sua transizione verso una vita dignitosa. Per il momento, nonostante la sua ricchezza in risorse naturali, la Regione continua a essere segnata da un divario evidente tra lo sfruttamento dei minerali e il benessere della popolazione.
Ottavia Scorpati
Foto © Afrimag, NS Energy, Focus on Africa, Bloomberg













