Dal debutto nel 1982 alla cittadinanza onoraria: il legame indelebile tra il maestro e la Città marchigiana
Fra i numerosi personaggi arrivati a Pesaro, soprattutto in occasione del Rossini Opera Festival (Rof), vi è un eterno giovanotto, Pier Luigi Pizzi, un grande regista e scenografo teatrale a livello internazionale.
Nell’agosto del 2022, a conclusione del Rof con un galà che Pizzi fece per il festival rossiniano dal titolo “Tra rondò e tourneados”, il Comune di Pesaro diede un riconoscimento al grande artista: «fortunati e orgogliosi di avere incrociato il suo talento e la sua passione travolgente», affermò l’assessore alla Bellezza del comune di Pesaro, Daniele Vimini.
E il regista, scenografo e costumista rispose commosso: «è la conferma di una vicinanza che ho sentito da subito con questa Città in cui voglio continuare a portare lo stesso entusiasmo di 40 anni fa».
Un riconoscimento, quello della cittadinanza onoraria a Pizzi, dopo tanti attestati come il Rossini d’Oro, che ebbe in precedenza e assegnato sempre a Pesaro anche al maestro Riccardo Muti, uno dei più grandi direttori d’orchestra viventi.
Il Barbiere di Siviglia 2024
Pier Luigi Pizzi, con le sue scenografie moderne e luminose e una generosità d’animo
unica nel Mondo spesso sospettoso dello spettacolo, nel 2024 ha riproposto il suo Barbiere di Siviglia di Rossini, edizione critica Fondazione Rossini/Casa Ricordi a cura di Alberto Zedda. La critica musicale ha accolto con favore la produzione per l’eleganza, l’accuratezza storica e la fedeltà allo spirito rossiniano, pur con alcune sfumature interpretative. La regia di Pizzi, insieme ai costumi e alle scene, ha avuto una nuova riconferma per la sua raffinatezza e per la capacità di riprendere elementi della tradizione.
Biografia
Nato a Milano il 15 giugno 1930, Pier Luigi Pizzi, dopo aver frequentato la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, iniziò la sua attività artistica nel 1951, limitandola inizialmente alla scenografia e ai costumi ed estendendola successivamente alla regia lirica. Da allora il maestro è stato presente nei festival e teatri di tutto il Mondo e ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui:
Chevalier des Arts et des Lettres in Francia;
Gran Ufficiale di merito della Repubblica Italiana.
Iniziando dall’attività teatrale e televisiva, negli anni Sessanta l’attività operistica di Pizzi si caratterizzò soprattutto per una serie di collaborazioni con il Teatro alla Scala, tutte sotto la regia di Giorgio De Lullo, e per quelle del Maggio Musicale Fiorentino.
Tra le prime opere da ricordare:
Il Trovatore (1962)
La Cenerentola (1964)
Lucia di Lammermoor (1966)
I Vespri Siciliani (1970)
Un’attività frenetica che lo porterà negli anni successivi a collaborare con registi come Vilat, Ronconi, Bolognini, Squarzina.
Regista
Nel 1977 Pizzi decise di passare alla regia, esordendo con la direzione di un Don Giovanni di Mozart, con protagonista Ruggero Raimondi al Teatro Regio di Torino. Negli anni Ottanta si avvicina alla musica barocca e a Rossini, portando Pizzi ai vertici innovativi del belcanto renaissance. Regie per il vivaldiano Orlando Furioso, ma soprattutto i rapporti di collaborazione stretta con:
il Festival di Aix-en-Provence
il Rossini Opera Festival
il Teatro Valli di Reggio Emilia
Rossini Opera Festival
Pier Luigi Pizzi è stato presente al ROF dal 1982 con:
Tancredi (1982)
Mosè in Egitto (1983 e 1985)
Le Comte Ory (1984 e 1986)
Maometto II (1985 e 1993)
Bianca e Faliero (1986 e 1989)
Otello (1988, 1991, 1998)
Guillaume Tell (1995)
Le nozze di Teti e di Peleo (2001)
La pietra del paragone (2004 e 2017)
Il barbiere di Siviglia (2018, 2020, 2024)
Moïse et Pharaon (2021)
Tra rondò e tournedos (2022)
Nella sua costante presenza al Festival rossiniano, ha messo in scena dal 1982 13 nuove produzioni più volte riproposte, per un totale di 22 allestimenti, poi ripresi in altri teatri in Italia e all’estero.
Un Teatro delle Meraviglie
Pizzi, in molti anni di carriera, ha spaziato da Monteverdi al Novecento. Le sue regie
sono spesso caratterizzate da una forte coerenza stilistica tra regia, scene e costumi, apprezzate per un’eleganza che valorizza la musica e il teatro, e che crea un “teatro delle meraviglie”, capace di emozionare e coinvolgere il pubblico. Senza mai rinunciare a una profonda riflessione sul significato dell’opera, per il maestro la musica è il fondamento di ogni progetto operistico, e si impegna a farla dialogare con il testo e la regia in modo armonioso.
Paolo Montanari
Foto © Festival della Valle d’Itria, Ricordi, In volo sul teatro













