I nuovi accordi tra Uk ed Europa per la gestione dei rapporti commerciali sono un aggiustamento di rotta figlio di tempi veloci e frenetici alla Trump
Quante volte si può cambiare idea in politica? Il presidente degli Stati Uniti, oltre a levare il sonno a operatori finanziari e politici, ci sta insegnando una cosa importante, cambiare idea si può e sul lungo periodo forse conviene anche. Ma la cosa che oggi vediamo apparire con maggior evidenza non è tanto la natura del cambiamento quanto la sua velocità. Programmare diventa allora più difficile e a volte impossibile ma ciò non di meno lo si deve fare sapendo che comunque in corsa si dovrà aggiustare il tiro se non addirittura cambiare obbiettivo.

Quella mattina quando il Regno Unito si svegliò fuori dall’Europa fu una vera sorpresa. In Uk nessuno pensava che il referendum sarebbe passato e tutti si scoprirono ad aver sbagliato i calcoli. Persino chi aveva chiesto e promosso il referendum si trovò spiazzato, anche perché nessuno di loro era in posizioni di Governo per gestire il cambiamento di cui erano stati gli artefici e di cui nessuno aveva pianificato alcuna procedura o metodologia.
La storia ci ha fatto vedere tutte le difficoltà che si sono poste tra la decisione del Paese e la reale attuazione della separazione dall’Europa: dogane nel caos, permessi di soggiorno da rivedere, accordi commerciali saltati, revisione completa della condivisione delle procedure di polizia e controllo dell’intelligence, insomma un vero e proprio caos. Ma gli inglesi, popolo pragmatico per eccellenza, non si scoraggiano facilmente e con le maniche rimboccate hanno cominciato ad affrontare tutte le problematiche e a ideare soluzioni, a volte temporanee, che potessero portare il Paese laddove aveva deciso di andare.
Una vera rivoluzione dove però lo stesso Dominic Cummings, stratega politico e architetto della Brexit dichiarò, in una audizione dove era accusato come responsabile dei disastri che l’uscita dall’Europa stava causando al Regno Unito, che i risultati positivi si sarebbero ovviamente visti in almeno 15 anni e che la Brexit non poteva essere considerata una mossa di breve periodo dando quasi degli illusi a chi non lo avesse capito fin da subito.
Ma oggi 15 anni non sono più i 15 anni del secolo scorso. Oggi sappiamo che tutto è più veloce e pur sembrando un’affermazione banale questo cambio di velocità nelle vicissitudini umane ha un effetto dirompente, ovvero accorciare drasticamente la possibilità di previsione. Basti pensare ad esempio al cambiamento climatico che ha costretto gli istituti metereologici a rielaborare i modelli di previsione facendogli ammettere che ormai le previsioni a 10 giorni sono meno affidabili di un oroscopo mentre fino al 2000 era normale persino prenotare una vacanza a due settimane di distanza con una ragionevole certezza metereologica.
Il risultato di questa incertezza sulla previsione di accadimenti siano essi politici, economici o anche solo di costume ha in pratica annullato le previsionali fatte sulla Brexit a suo tempo e costringe il Regno Unito a rielaborare la sua separazione dall’Europa su base quasi annua. Inoltre, i vari elementi che compongono la Brexit si muovono tutti a velocità diverse, dalla pesca ai visti per il lavoro, costringendo così a una attenzione multitasking che sicuramente logora chi si trova nella posizione di gestire il pacchetto completo. Immaginiamo la preparazione di un minestrone dove tutti gli ingredienti cuociono in tempi diversi e dove poi questi tempi cambiano.
Mettiamo le carote che hanno 20 minuti di cottura e a metà del lavoro il tempo cambia a 15 minuti e così dobbiamo trovare il modo di non farle sfaldare del tutto, mentre capita che allo stesso tempo le patate hanno allungato il loro tempo di cottura a un’ora. Non ci rimane altra soluzione che passare dal minestrone alla zuppa che poi diventa inevitabilmente un passato che poi sarà un consommé che poi diventa una fantasia di verdura su letto di cruton con battuta di porro insaporita alla riduzione di carote e cipolle.
Una cosa simile sta succedendo ora alla Brexit, prima totale, poi sospesa, poi applicata (ma solo in parte), poi ridefinita, poi risospesa, fino ad arrivare a un composto che della Brexit originale non ha più né il profilo né l’atteso risultato. Quindi Brexit si ma non troppo, fino a ridiscutere addirittura il ripescaggio, è il caso di dirlo, delle regole della pesca o dell’esportazione di alimentari.
Pesce e salcicce sembrano allora fare il verso alla famosa gag di Totò dove “birra e
salcicce”, con occhiolino aggiunto, era il codice per dire “ci siamo capiti”. E una volta che ci siamo capiti bisogna però poi far digerire questo “pesce e salsiccia” a tutti coloro che speravano in una Brexit così come fu presentata o così come il desiderio di “vendetta europea” se la voleva immaginare. Ci viene così in aiuto la vecchia espressione; esce dalla porta e rientra dalla finestra, specialmente se la finestra è nella stanza sul retro della politica internazionale.
Perché “pesci e salcicce“ sono quello che è più facile comunicare e far comprendere essendo elementi che impattano sulla vita di quasi tutti, ma le altre decisioni, le più complesse quanto sono davvero annunciate e condivise col grosso pubblico?
Il mondo finanziario si sta muovendo ugualmente per cercare la propria finestra ma le tematiche sono troppo complicate per essere esternate in modo chiaro e comprensibile senza avere quel retrogusto di qualcosa di difficile da digerire.
E quante stanze sul retro sono state preparate senza nemmeno denunciarle al catasto, ovvero al pubblico? Sicuramente molte e non potrebbe essere diversamente
perché, levando la dietrologia del complottismo, la politica deve avere a che fare con l’economia. Otto von Bismarck scrisse che la politica è l’arte del possibile e ciò è valido allora come oggi perché, anche se la parola “arte” potrebbe suonare quantomeno inappropriata, rimane il fatto che chi lavora in politica deve destreggiarsi su percorsi che richiedono quasi più esperienza di un funambolo, re indiscusso dell’arte circense. Ma la comunicazione mantiene le sue regole e prima o poi qualcuno vorrà dare un’etichetta a questo “calibrato rientro” e probabilmente non manca molto prima che qualcuno parli di “Brentry”, con tutti i caveat del caso ovviamente ma con una certa forza comunicazionale che finalmente potrà sdoganare un processo che i nostri tempi ci costringono a gestire e accettare.
“Brentry” allora come sinonimo del possibile rispetto al desiderato o all’auspicato e non è detto poi che l’equilibrio finale non sia addirittura meglio di quanto sperato. Ma questa è una previsione di sole a 10 giorni, pronta ad essere smentita dai fatti e dal possibile.
Adamo De Palma
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