Una recente scoperta degli scienziati ha condotto alla scoperta della “Super Terra”, sebbene dilaghino dubbi e scetticismo
L’uomo, da sempre affascinato dallo spazio, non ha mai smesso di interrogarsi sulla sua conformazione, chiedendosi fino a dove si estendesse. Oltre l’azzurro del cielo, si cela un luogo a noi ancora in buona parte sconosciuto. Tra le mille domande che hanno attanagliato la mente umana, primeggia senza quasi ombra di dubbio “Esiste la vita in altri Pianeti?”. Tralasciando le teorizzazioni più fantasiose che hanno condotto alla costruzione di mondi abitati da specie aliene, degne dell’universo di Star Wars, per cogliere la realtà, ciò che ci resta è affidarsi alla scienza. Il lavoro di un team di ricercatori internazionali ha recentemente condotto alla scoperta di un Pianeta, soprannominato GJ 251 C, in cui sussistono potenziali condizioni per la vita.
Gli esperti hanno condiviso tale notizia pubblicando uno studio sulla rivista The Astrophysical Journal. Non si tratta di fantascienza ma di una scoperta che potrebbe divenire oggetto principale delle ricerche scientifiche dei prossimi anni.
Una Super Terra
GJ 251 C, è questo il nome che i ricercatori della Penn State University, in Pennsylvania, hanno attribuito alla loro scoperta. Si tratta di un esopianeta, ossia un Pianeta non appartenente al sistema solare, che difatti orbita intorno alla stella nana rossa GJ 251. Situato nella costellazione della Lince, gli esperti ritengono si trovi a 18,2 anni luce di distanza da noi. Per via della sua ingente massa, pari al quadruplo di quella della Terra, GJ 251 C è stato simpaticamente ribattezzato come “Super Terra”. Ciò che lo rende interessante, non è tanto la sua conformazione principalmente rocciosa, quanto la sua collocazione.
Il nuovo Pianeta si trova nella “Goldilocks”, ossia nella zona che gli esperti definiscono “zona riccioli d’oro”. Tale nome si riferisce alla distanza mediana esistente tra un Pianeta e la sua stella, fattore che consente una radiazione né troppo intesa né eccessivamente debole. In questo caso essa è pari a circa 29 milioni di km. Orbitando intorno a una nana rossa, stella piccola e fredda, ciò permette a GJ 251 C di ricevere la quantità di energia necessaria per mantenere delle condizioni potenzialmente temperate.
Inoltre si trova nella fascia orbitale che i ricercatori definiscono “zona abitabile”, in cui l’acqua liquida può esistere sulla superficie, proprio grazie alla giusta distanza esistente tra il Pianeta e la stella. Infatti in questa Regione le temperature oscillano tra gli 0° e i 100°. Si tratta di un fattore fondamentale in quanto la presenza dall’acqua resta una delle basi cruciali per la possibile presenza di un’atmosfera, nonché di vite primitive.
La scoperta
Dopo 20 anni di intese ricerche, tra osservazioni e rilevamenti che hanno condotto all’analisi di diversi dati, gli studiosi hanno individuato due segnali distinti. Ciò è stato possibile soprattutto grazie all’utilizzo di sofisticati strumenti di analisi tra cui l’Habitable Zone Planet Finder. Si tratta di uno spettroscopio, ossia uno strumento che scompone la luce e altre radiazioni in uno spettro, a infrarossi di altissima precisione. Installato sul telescopio Hobby-Eberly dell’osservatorio McDonald in Texas, è stato progettato dalla Penn State per individuare Mondi simili alla Terra. Difatti è di uno strumento in grado di rilevare anche le più piccole variazioni nella luce emessa dalle stelle, dovute alle oscillazioni gravitazionali causate dalla presenza di Pianeti orbitanti.
Gli astronomi infatti lo hanno scoperto studiando le minuscole oscillazioni della stella madre, sebbene dalla scoperta sia emerso che GJ 251 C sia un esopianeta molto più massiccio rispetto all’altro orbitante già noto, ossia GJ 251 B. La conferma è arrivata tramite un secondo strumento, lo spettrometro NEID, installato nell’osservatorio di Kitt Peak in Arizona, sviluppato a sua volta dalla Penn State. Per distinguere i segnali reali dalle interferenze dell’attività stellare, i ricercatori hanno utilizzato modelli computazionali avanzati. Tale scoperta mostra dunque come la collaborazione multidisciplinare tra astronomi, astrofisici e matematico-statistici sia fondamentale in questo tipo di ricerca.
Perplessità e speranze
Sebbene sulla carta abbia tutti gli elementi per poter ospitare la vita, GJ 251 C è avvolto da una nube di scetticismo in merito alle reali possibilità che possa essere realmente abitabile. Difatti non è ancora possibile sapere se possieda un’atmosfera. Tale requisito diviene indispensabile affinché vi possa essere la vita sul Pianeta. Ciò perché li protegge dai raggi cosmici ad alta energia che viaggiano nelle spazio e dalle radiazioni ionizzanti, quali raggi ultravioletti, raggi X e raggi gamma, prodotti dalle loro stelle. Nonché garantisce in superficie la pressione necessaria affinché non evaporino i bacini di acqua liquida.
Al momento l’unico telescopio spaziale in grado di analizzare il Pianeta, sarebbe il James Webb, purtroppo però avrebbe bisogno che il GJ 251 C si trovi più vicino alla sua stella. Difatti Webb potrebbe individuare i composti chimici in grado di indicare la presenza di un’atmosfera ma per farlo necessiterebbe che il pianeta sia inondato dalla luce stella. Purtroppo non è questo il caso di GJ 251 C. Per alcuni ricercatori invece questo nuovo Pianeta è uno dei candidati migliori nella ricerca di segni vita dei prossimi 5 o 10 anni. Anche se oggi non può essere osservato direttamente, le nuove generazioni di telescopi in costruzione ne potranno analizzare l’atmosfera alla ricerca di eventuali firme chimiche della vita. Tra loro l’Extremely Large Telescope, operativo dal 2030, che saprà produrne immagini dirette.
Ottavia Scorpati
Foto © Veb, 8pmNews, NoirLab, Parade













