Lista stupri al liceo Giulio Cesare: Roma sotto shock

0
464
Lista stupri liceo Roma

Un elenco di nomi di studentesse appare nei bagni del liceo romano, scatenando indignazione e un forte richiamo contro la cultura della violenza

Una scritta violenta, “Lista stupri”, è comparsa su una parete dei bagni maschili del Liceo Classico Giulio Cesare, nel quartiere Trieste di Roma. Sotto quella frase, un elenco di nomi e cognomi di almeno dieci studentesse, vergati con un pennarello rosso. Un gesto che non è solo vandalico, ma che richiama in modo diretto la cultura della violenza di genere, a pochi giorni dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata il 25 novembre.

A denunciare l’accaduto è stato il collettivo studentesco Zero Alibi, che attraverso una nota ha raccontato l’episodio e la gravità del messaggio emerso tra le mura della scuola.

“Un muro si cancella, la cultura alla base no”

Il collettivo ha pubblicato un comunicato durissimo su Instagram, sottolineando la natura inquietante della scritta: “Nella nostra scuola, nel bagno dei maschi del secondo piano, è comparsa una scritta aberrante: “Lista stupri” e a seguire una serie di nomi di studentə. Un muro può essere cancellato, ma la cultura alla base del messaggio no, va combattuta“.

L’episodio non è stato interpretato come una semplice bravata, ma come un segnale culturale profondamente radicato. Gli studenti denunciano un clima che normalizza la violenza sessuale come arma e come scherno, rendendo concreto il rischio di una deriva culturale che vede i corpi femminili come oggetti e bersagli.

Usare la violenza sessuale come arma, minaccia o scherno significa alimentare ed essere parte attiva della stessa cultura che ogni giorno uccide, ferisce, opprime, umilia e zittisce le donne“, prosegue la nota.

Il collettivo ricorda inoltre che poche ore prima erano stati strappati dai muri della scuola due fogli di raccolta firme con cui molti studenti chiedevano di potenziare le iniziative contro la violenza di genere all’interno dell’istituto. Un gesto che, insieme all’apparizione della “lista”, delinea un quadro ancora più preoccupante.

Cos’è accaduto: la “lista” nel bagno e il contesto della scuola

La scritta è stata notata il 27 novembre, proprio nel clima di riflessione che segue ogni anno la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Un tempismo che ha colpito profondamente studenti, docenti e dirigenti.

L’elenco indicava almeno dieci nomi, riportati con chiarezza, come se fosse una lista da seguire o da esporre a pubblica derisione. Il messaggio, oltre a essere terrificante per il contenuto, lo è anche per la forma: una lista, un elenco, un ordine. Un linguaggio che evoca possesso, dominio e disumanizzazione.

Il collettivo insiste su questo punto: “Significa sentirsi autorizzati a trattare i corpi femminili come oggetti, come bersagli, come componenti di una lista. E questo è intollerabile“.

La risposta della dirigente scolastica

La dirigente del Liceo Giulio Cesare, Paola Senesi, ha espresso una posizione netta sull’accaduto. La scuola, afferma, è fermamente ancorata ai valori costituzionali e si impegna quotidianamente a trasmetterli. In una nota ufficiale ha dichiarato: «a fronte degli ottusi graffiti vandalici apparsi nei servizi igienici, si ribadisce la condanna nei confronti di qualsivoglia stereotipo e violenza di genere, sia essa fisica, verbale, psicologica o digitale».

La dirigente ha aggiunto: «il nostro liceo non è aperto alla violenza; non vuol essere ricettacolo di intolleranza. La scuola non dimenticherà mai d’indicare quanto ci sia ancora da fare per concretizzare, de jure e de facto, la pari dignità tra donne e uomini».

Un richiamo importante, che sottolinea come la scuola sia uno dei fronti principali nella lotta culturale contro le discriminazioni e gli abusi.

Reazioni politiche

L’episodio ha suscitato reazioni anche a livello istituzionale. La capogruppo di Forza Italia in Campidoglio e membro della Commissione Pari Opportunità, Rachele Mussolini, ha definito la vicenda un atto di “orrore e follia”. «Una vicenda incredibile che restituisce un quadro allarmante sulla totale mancanza di consapevolezza di molti giovani su un tema delicato e complesso come la violenza sulle donne».

«Dinanzi a un tale scempio morale non si può far finta di nulla, prosegue. «Punire severamente i responsabili e far comprendere loro la gravità delle loro azioni è il minimo. In un’epoca in cui i femminicidi stanno diventando sempre più frequenti, fermare la cultura della violenza e l’idea della donnaoggetto è un dovere».

Un appello che richiama l’esigenza di interventi educativi strutturati, non solo la punizione dei responsabili.

Un fenomeno che non è isolato: i precedenti nei licei di Roma

L’episodio del Giulio Cesare si inserisce purtroppo in una serie di casi analoghi denunciati negli ultimi anni nelle scuole romane.

Il caso del Liceo Newton

Lista stupri liceo RomaLo scorso gennaio, il collettivo Assange del Liceo Newton aveva denunciato un episodio gravissimo. Le foto di quattro studentesse, tra cui una minorenne, e di un’insegnante erano state modificate attraverso un programma diffuso su Telegram per far apparire le donne nude. Le immagini erano state poi mostrate ad altri studenti come atto di bullismo sessuale e violenza digitale.

Un caso che mostrava già allora un uso perverso della tecnologia come strumento per umiliare e sessualizzare le donne senza il loro consenso.

Il caso del Liceo Ripetta

Poco prima, un altro episodio aveva colpito il Liceo Artistico Ripetta. Un membro del personale Ata avrebbe inviato messaggi sessualmente espliciti a una studentessa, rivolgendosi anche alle sue amiche. Tra le frasi riportate figuravano affermazioni come:

«Altro che caruccia, le darei du b***e»,
«
Ma quando me la fai s*****e».

Messaggi che testimoniano una deriva culturale che non riguarda solo gli studenti, ma talvolta anche gli adulti che dovrebbero rappresentare un punto di riferimento.

Cultura della violenza e responsabilità educativa: il significato di questo episodio

L’apparizione della “Lista stupri” al Giulio Cesare non può essere archiviata come un episodio isolato. È, al contrario, la manifestazione di un fenomeno molto più profondo: la persistenza di una cultura patriarcale che normalizza l’oggettivazione delle donne e la violenza come forma di linguaggio.

Questo avviene nonostante la crescente sensibilità pubblica sul tema, nonostante le campagne contro femminicidi e violenza domestica, nonostante l’attivismo di molte scuole e associazioni. Significa che il problema non è solo educativo, ma culturale. Le scuole, come ricorda il collettivo Zero Alibi, sono uno dei luoghi privilegiati per combattere questa mentalità, ma non possono farlo da sole. Serve un impegno congiunto tra famiglie, istituzioni e comunità scolastica.

Un episodio che deve trasformarsi in occasione di cambiamento

La “Lista stupri” trovata nel bagno del Liceo Giulio Cesare è un segnale allarmante, ma può diventare anche un punto di partenza. Gli studenti lo hanno capito, la dirigente lo ha ribadito, le istituzioni hanno reagito.

Serve però una risposta strutturale:

  • educazione affettiva e di genere nelle scuole;

  • programmi di sensibilizzazione permanenti;

  • coinvolgimento di esperti, psicologi ed educatori;

  • dialogo costante con le famiglie;

  • maggiore attenzione alla violenza digitale;

  • sistemi di segnalazione efficaci e sicuri.

Solo così sarà possibile prevenire episodi di questo tipo e trasformare una scuola ferita in un modello di rinascita culturale.

La scritta sul muro verrà cancellata, ma il messaggio che ha suscitato deve restare, per ricordare a tutti che la lotta contro la violenza di genere è un impegno quotidiano che non può essere rimandato.

 

Ginevra Larosa

Foto © Fondazione Felicita Morandi, Tuttoscuola, Socialists and Democrats

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui