Violenza sulle donne: prevenzione, diritti e tutela digitale

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Prevenzione, reati digitali, nuove norme sul consenso e il ruolo della cultura nel contrasto alla violenza di genere

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Questo appuntamento annuale, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, invita istituzioni, comunità e singoli cittadini a interrogarsi sulle radici culturali, sociali ed economiche che alimentano discriminazioni, abusi e femminicidi. Le iniziative proposte sono un invito a trasformare l’indignazione in cambiamento. Inoltre la celebrazione a livello internazionale sottolinea come la violenza contro le donne non sia un fatto privato ma un problema sociale.

Prevenzione ed educazione al rispetto

Il tema per la commemorazione di quest’anno è l’importanza della prevenzione e dell’educazione al rispetto. Le campagne di sensibilizzazione vogliono sottolineare come la violenza si manifesta sia attraverso atti fisici e sia tramite forme più subdole di controllo psicologico, economico e digitale.

La tecnologia in particolare negli ultimi tempi sta esponendo le donne a nuove modalità di persecuzione, come cyberstalking e revenge porn, che richiedono l’aggiornamento di strumenti legislativi e la diffusione di competenze specifiche per affrontarle. Sono queste le due forme più diffuse di violenza digitale attuale che si manifestano con rapidità, amplificando danni psicologici, sociali e anche economici per le vittime. Questi abusi ledono la dignità alla privacy e la sicurezza della persona coinvolta.

Revenge porn

Il revenge porn (espressione inglese composta dai termini revenge, vendetta e porn porno) ossia la diffusione non consensuale di immagini o video intimi nasce da relazioni tossiche, vendette personali e/o tentativi di ricatto. Il materiale pubblicato o anche solo condiviso che sfugge completamente alle vittime, le espone al giudizio, alla derisione finanche a minacce e persecuzioni. Gli effetti devastanti sono persistenti nel tempo, data la viralità dell’online e questo può influenzare l’intera vita di una persona nei suoi aspetti relazionali, di lavoro e psicologici.

Il revenge porn è un reato previsto dall’art 612 ter c.p. La Cassazione ha recentemente avuto modo di precisare che per configurare il reato in questione, la divulgazione può riguardare non solo immagini o video che ritraggono atti sessuali ovvero organi genitali, ma anche altre parti erogene del corpo umano in condizioni e contesti tali da evocarne la sessualità. Il reato punisce chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. La pena prevista per il reato di revenge porn è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

Denunciare il revenge porn

Per tutelarsi sicuramente la prima cosa da fare sarebbe evitare lo scambio di immagini di natura sessuale tramite le applicazioni di messaggistica: le foto scambiate in chat o sui social possono diventare virali in pochissimi secondi. La prevenzione, quindi, è la prima regola per non diventarne vittima.

Ma se si nota un post con un’immagine che ritrae qualche nostra parte intima, la prima cosa da fare è contattare immediatamente lo staff del social network. È inutile cercare di convincere il nostro ex a cancellare l’immagine, nella maggior parte dei casi non risponderà o cercherà delle scuse per non farlo. Tutte le principali piattaforme social offrono la possibilità di segnalare dei post con contenuti hard e che non rispettano le regole di comportamento del social network. Nella maggior parte dei casi, lo staff è molto veloce a eliminare le immagini e a sospendere l’account della persona che ha postato le immagini.

Dopo essere riusciti a far eliminare i post incriminati dai social network, è necessario andare dalla Polizia a denunciare l’accaduto. Questo è un passaggio fondamentale per proteggere altre donne dal revenge porn: una punizione esemplare convincerebbe molti uomini e donne a non pubblicare le immagini osé del proprio partner. Ma per poter denunciare l’accaduto è necessario realizzare un report con tutte le immagini dei post pubblicati e anche i commenti delle persone. Inoltre, si dovrà effettuare uno screenshot con tutti i messaggi ricevuti sui social network dopo che le immagini sono state pubblicate. In questo modo si potrà richiedere anche un risarcimento per i danni d’immagine.

Cyberstalking

Il cyberstalking utilizza invece gli strumenti digitali per perseguitare una persona con messaggi ossessivi, continuo controllo dei profili social, localizzazioni non autorizzate e incessanti tentativi di contatto. È una violenza che genera ansia, senso di vulnerabilità, paura e si insinua nel quotidiano. Se lo stalking  è limitato nello spazio, quello online non ha barriere e può colpire in qualsiasi momento rendendo persistente nella vittima il senso di mancanza di protezione.

Attraverso il mezzo elettronico il cyberstalker manifesta il suo bisogno di controllare la vittima. Un’indagine effettuata dai ricercatori McFarlane e Bocij, ha rilevato alcune caratteristiche ricorrenti. Si tratta di soggetti:

  • prevalentemente single (52.3%);
  • dotati di conoscenze informatiche medio-alte (60%);
  • con un’occupazione lavorativa stabile (50%);
  • in possesso di un diploma o di una laurea universitaria (50%).

Come uscire dalla rete del cyberstalker

Non tutti sono a conoscenza di questo fenomeno relazionale e legale “nuovo”. Molto spesso, chi dovrebbe essere informato sulla legislazione è influenzato da pregiudizi culturali che impediscono di riconoscere il cyberstalking in quanto reato e di rilevarne la gravità.

Per affrontare e contrastare il cyberstalking bisogna:

  • rompere il silenzio, dar voce alla paura e all’angoscia;
  • proteggersi: prendersi cura della propria vita, in tutti gli spazi, reali e virtuali;
  • denunciare: si tratta di un reato;
  • non isolarsi: i gruppi di auto mutuo aiuto possono aiutare;‍
  • scegliere: non siamo passivi, ma agenti attivi e in quanto tali ricchi di risorse per dare un significato a quanto sta accadendo e per affrontarlo.

Diventa dunque fondamentale oltre alla consapevolezza dei propri diritti e alla conoscenza degli strumenti di tutela anche l’educazione digitale. La prevenzione parte infatti da comportamenti responsabili.

Educazione digitale

Educazione digitale vuol dire infatti trasmettere conoscenze, competenze e atteggiamenti adeguati per l’utilizzo consapevole, sicuro e responsabile delle tecnologie e degli ambienti della rete. Il mondo digitale infatti è un vero e proprio spazio sociale dove le proprie parole e le azioni hanno un impatto. Comprendere questo è necessario, come pure capire l’importanza del rispetto dei confini altrui, non diffondendo contenuti senza consenso ed evitando comportamenti offensivi o persecutori che vengono amplificati dal web.

È necessario conoscere i propri diritti e doveri, come denunciare un abuso, come tutelarsi e come comportarsi responsabilmente negli spazi della rete. L’educazione digitale mette le persone in condizione di muoversi nel mondo dell’ online in modo competente, etico e sicuro. Riguarda soprattutto la capacità di comprendere rischi, opportunità e regole dell’universo digitale.

Legge sul consenso

La legge sul consenso attualmente in discussione in Parlamento sta ottenendo un ampio sostegno bipartisan. Si tratta di un cambiamento storico del codice penale italiano: la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge che introduce il concetto di “consenso libero e attualenei reati di violenza sessuale. La riforma prevede la riscrittura dell’articolo 609 bis del codice penale secondo la quale chiunque compie atti sessuali su un’altra persona senza che questa abbia espresso un consenso libero e attuale, potrà essere punito con una pena che va da sei a dodici anni di reclusione.

Il consenso è libero se ottenuto senza costrizione, minaccia, abuso di autorità, inganno o sfruttando una condizione di vulnerabilità fisica o psichica. Il consenso è attuale se espresso in quella circostanza per tutta la durata dell’atto e può essere revocato in qualsiasi momento.

Il testo approvato da Montecitorio nasce da un’intesa tra Partito democratico e Fratelli d’Italia; il dibattito è stato seguito direttamente da Elly Schlein e dal presidente del consiglio Giorgia Meloni. Con il passaggio al Senato il testo completerà il suo iter legislativo e se approvato in via definitiva potrà cambiare profondamente il modo in cui la giustizia italiana tratta i casi di violenza sessuale.

Le nuove leggi sul consenso, i progetti di educazione digitale nelle scuole, i fondi per i centri antiviolenza sono passi importanti e devono essere accompagnati da una reale volontà di cambiamento. Ogni scelta culturale, educativa e legislativa può contribuire a orientare un cambiamento sociale.

Condizione necessaria ma non sufficiente

Il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, intervenuta a Roma alla partenza di CorriLibera, la corsa podistica di 5 km organizzata in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ha ricordato che: «Per contrastare e prevenire le violenze sulle donne l’Italia ha un apparato normativo robusto. Le leggi sono una condizione necessaria ma non sufficiente se non accompagnata da una rivoluzione culturale, di costume e di mentalità e le campagne e le azioni di sensibilizzazione come questa favoriscono la battaglia infinita del cambiamento».

Il Sottosegretario ha sottolineato come eventi sportivi come CorriLibera assumano un ruolo determinante «per promuovere e diffondere la cultura del rispetto di genere e contrastare le violenze sulle donne. I dati ci dicono che l’impegno istituzionale e associativo è necessario, perché il fenomeno è massiccio e per lo più sommerso, quello che emerge è la classica punta dell’iceberg. Lo sport svolge un ruolo importante come motore di inclusione e coesione sociale e per educare al rispetto e ai sentimenti».

 

Veronica Tulli, Ginevra Larosa

Foto © ASL Gallura, Roma Today, Sondrio Today

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