Rischia di saltare l’intero negoziato. Le divergenze dei due blocchi sono limitate dagli interessi della pluralità degli attori coinvolti
Nel contesto geopolitico contemporaneo, la possibilità di incidere sugli equilibri internazionali dipende sempre di più dalla capacità di prendere decisioni coerenti e di agire come soggetti uniti, strategicamente allineati.
Il disordine globale tende infatti a esporre le fragilità degli attori collettivi.
Le tensioni emerse attorno al negoziato tra Unione europea e Mercosur ne fungono da esempio. Con le dovute differenze, entrambe rappresentano aggregazioni di Stati, economie e priorità nazionali differenti, chiamate a operare in un sistema internazionale che premia la rapidità decisionale, favorendo attori unitari e centralizzati.
I protagonisti
Il Sudamerica attraversa un momento da attenzionare nella sua storia. Alle porte del 2026 il Continente affronta due sfide:
- da un lato, le difficoltà nel raggiungimento dell’accordo tra Unione europea e Mercosur;
- dall’altro, la recente “blue wave”, l’ondata di vittorie conservatrici che ha riconfigurato il quadro politico. Questi fatti raccontano una trasformazione in atto profonda, che riguarda il futuro politico ed economico del Sudamerica nel nuovo panorama globale.
Anche l’Europa attraversa una fase di incertezza. L’Ue fatica a tradurre ambizioni comuni in azione politica coerente, costernata dall’esigenza di rafforzare la propria autonomia strategica e dal rallentamento che la sua divisione interna comporta.
Una questione spinosa
Il tema dell’accordo è tornato di attualità con toni caldi. A seguito del defilarsi di Giorgia Meloni e di Emmanuel Macron, le parole del presidente brasiliano Lula, secondo cui l’intesa «se non si chiude adesso, non firmeremo mentre io sarò presidente», registrano la tensione percepita nel lato sudamericano dell’accordo. Ursula von der Leyen ha ribadito l’importanza strategica dell’accordo, ma le resistenze intestine all’Unione restano forti.
Il progetto del Mercosur prende vita il 26 marzo 1991, ad Asunción (Paraguay) con un’ambizione chiara: costruire un Mercato comune sudamericano in grado di rafforzare l’autonomia economica della Regione rendendola attrice coerente a livello internazionale, riducendo la dipendenza esterna e aumentando il peso negoziale dei Paesi membri. Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay a cui si aggiungerà nel 2012 il Venezuela, seppur sospeso dal 1° dicembre 2016 per non aver rispettato gli obblighi democratici e i protocolli di adesione.
Moltepilici le difficoltà di realizzazione a distanza di 34 anni. Divergenze politiche interne, cicli economici asincroni, protezionismi nazionali, cambi di orientamento ideologico. Fra i fattori esterni, invece, ne è esempio emblematico la volatilità dello scenario geopolitico e la difficoltà della conciliazione degli interessi del mosaico dei Paesi Ue.
Chi è contrario
Francia
In Europa, la Francia ha guidato a lungo il fronte contrario all’accordo, ufficialmente per ragioni legate all’impatto delle importazioni sudamericane sul settore agricolo e zootecnico. Ma c’è dell’altro. Parigi difende una concezione strategica della sovranità alimentare ed ecologica europea, intesa come tutela degli agricoltori e presidio politico di un modello produttivo regolato, controllato, inserito in una cornice normativa concreta.
Aldilà delle argomentazioni ambientali inerenti alla questione amazzonica, la preoccupazione di fondo è che l’accordo rafforzerebbe economie percepite come concorrenti dirette, senza che l’Unione europea disponga di strumenti efficaci per implementare nel lungo periodo standard produttivi, sanitari e ambientali equivalenti a quelli europei. Una “concorrenza sleale” sul piano dei costi che penalizzerebbe il Vecchio Mondo.
Per la Francia, questa asimmetria ha anche una dimensione geopolitica. Accettare l’accordo significherebbe riconoscere al Mercosur un ruolo strategico nella catena del valore globale, contribuendo alla crescita di un polo economico autonomo nello spazio sudamericano, senza la certezza di un allineamento alle priorità strategiche europee.
Italia
Anche altri Paesi europei hanno espresso riserve. In questo quadro frammentato, la posizione italiana ha recentemente assunto particolare rilievo. Roma si muove lungo una linea di equilibrio complessa:
- da un lato, riconosce nel Mercosur un mercato strategico per l’export manifatturiero e per la meccanica, settori nei quali il sistema produttivo italiano mantiene un vantaggio competitivo. Macchinari industriali, impiantistica, componentistica avanzata, tecnologie legate alla trasformazione agroalimentare rappresentano ambiti in cui l’apertura del mercato sudamericano potrebbe offrire opportunità concrete, soprattutto in vista di un rallentamento della domanda europea. Il versante sudamericano diverrebbe spazio di proiezione economica, rafforzando la presenza italiana in un’area già ricettiva verso il made in Italy industriale.
- Dall’altro lato, tuttavia, pesano le preoccupazioni legate ai settori agricoli più sensibili. L’agricoltura italiana è sotto pressione per l’aumento dei costi energetici, ma anche per l’inflazione e per la competizione globale. Essa teme l’impatto di importazioni a basso costo che potrebbero cambiare gli equilibri di mercato. L’idea che prodotti ottenuti secondo standard ambientali e sanitari differenti possano competere direttamente con produzioni italiane di qualità alimenta un senso di vulnerabilità economico-culturale.
Sostenere l’accordo senza garanzie solide su tracciabilità, reciprocità normativa e tutela delle indicazioni geografiche esporrebbe il Governo a critiche sul fronte della difesa del made in Italy, tema sensibile nell’opinione pubblica. Mentre un rifiuto netto potrebbe indebolire la posizione italiana nei confronti dei partner europei, riducendo il proprio margine di manovra economica verso il Sudamerica. Non tenendo conto del ruolo strategico della diaspora italiana, ivi concentrata.
Per questo l’Italia è spesso indicata come uno degli “aghi della bilancia” nel Consiglio Ue.
Chi è favorevole
Germania
Principale sponsor politico dell’accordo. Il sostegno di Berlino nasce da una necessità strutturale. Il modello economico tedesco, fondato sull’export manifatturiero, è entrato in una fase di vulnerabilità: il rallentamento della Cina, le tensioni commerciali e le conseguenze dell’attuale scenario geopolitico hanno eroso tre pilastri fondamentali della competitività tedesca.
Il Mercosur è per la Repubblica federale un mercato di compensazione strategica. Brasile e Argentina rappresentano sbocchi naturali per l’industria automobilistica, per la meccanica avanzata, per la chimica e l’impiantistica industriale tedesca. Non a caso, associazioni industriali tedesche hanno esercitato pressione sul Governo federale affinché l’accordo venga sbloccato, anche accettando compromessi politici e ambientali.
Spagna
Per la Spagna, il Mercosur è moltiplicatore di influenza. Madrid guarda al Sudamerica come a uno spazio di continuità storica e linguistico–culturale, dove le imprese spagnole sono già radicate. Fra i settori, l’energia, le infrastrutture, le telecomunicazioni, i servizi finanziari e le concessioni pubbliche.
Qui l’accordo è volano per istituzionalizzare una rendita geopolitica già esistente, rafforzando il ruolo della Spagna come ponte tra Europa e America latina, riaffermando per il regno una centralità strategica che vada oltre il Mediterraneo.
Portogallo
Il Portogallo condivide con la Spagna una visione favorevole all’accordo per via del rapporto privilegiato con il Brasile. Lisbona considera il Mercosur uno strumento per rafforzare una relazione bilaterale strategica, sfruttandone le affinità linguistiche, nonché la presenza consolidata nel territorio.
Per un’economia di dimensioni medio-piccole come quella portoghese, l’accordo rappresenta un’opportunità di internazionalizzazione nei settori dei servizi, dell’energia e delle infrastrutture. Lo Stato lusitano interpreta l’intesa come strategia atlantica, coerente con la sua collocazione geopolitica, garantendo un margine di manovra più ampio.
Paesi Bassi e Svezia
I Paesi Bassi e la Svezia sostengono l’accordo da una prospettiva di stampo liberale. Entrambi presentano economie altamente orientate all’export, con una bassa esposizione politica e identitaria dell’agricoltura. Di conseguenza, la competizione agricola sudamericana viene percepita come un rischio marginale.
Commissione europea
Per Ursula von der Leyen il Mercosur è un test di credibilità: un fallimento definitivo rappresenterebbe una dimostrazione di incapacità europea di trasformare ambizioni geopolitiche in decisioni operative.
Bruxelles legge il Sudamerica come spazio conteso, fra le braccia degli investimenti di Pechino e il rinnovato interesse della Casa Bianca. L’Ue rischierebbe di essere marginalizzata in una Regione chiave per le catene del valore globali.
Posizioni sudamericane
Se dal versante del Vecchio Continente l’accordo appare come una questione di equilibrio interno tra protezione e apertura, da quello sudamericano il quadro è in verità anch’esso frammentato. Il Mercosur, nato come progetto di integrazione regionale, oggi funziona più come arena negoziale tra interessi nazionali divergenti che come blocco compatto. L’accordo con l’Unione europea ha accentuato queste divergenze, rendendo visibili quelle tra i Paesi membri.
Brasile
Principale promotore dell’accordo nonché motore politico del Mercosur. Per il Governo brasiliano, in particolare sotto la presidenza Lula, l’intesa è sinonimo di riposizionamento strategico internazionale:

- da un lato, permette all’”Impavido colosso” di rafforzare la propria immagine come attore affidabile, capace di dialogare con l’Europa su commercio, ambiente e sviluppo sostenibile;
- dall’altro, offre una soluzione alternativa alla crescente dipendenza economica dalla Cina, oggi primo partner commerciale del Paese, ma anche dalle attenzioni Usa verso il Continente.
Sul piano economico è un’opportunità per consolidare l’export agricolo e agroindustriale, attraendo investimenti europei nei settori industrial-tecnologici. Sbloccare l’accordo equivarrebbe a sancire la leadership nel Continente.
Argentina
Posizione ambigua. Buenos Aires sostiene formalmente l’accordo, ma in modo tattico, più che strategico. L’economia argentina ha sofferto per anni di fragilità strutturali e inflazione elevata. Con la presidenza Milei una trasformazione è in atto e in questo contesto l’accordo si trasforma in potenziale fonte di stabilizzazione, capace di attrarre investimenti e migliorare l’accesso ai mercati.
Tuttavia, esiste una forte preoccupazione per l’impatto dell’apertura commerciale sul tessuto industriale nazionale, storicamente protetto. Per questo, l’Argentina tende a sostenere l’accordo chiedendo periodi di transizione lunghi, includendo clausole di salvaguardia e flessibilità regolatoria. Cercando di non patire l’isolamento all’interno del blocco.
Uruguay
Caso critico. Tradizionalmente favorevole all’apertura dei mercati, Montevideo considera l’accordo come priorità strategica, ma al contempo denuncia i limiti del blocco regionale, accusato di essere troppo rigido e dominato dagli interessi di Brasile e Argentina.
L’Uruguay ha manifestato la sua volontà di negoziare accordi commerciali in autonomia, anche al di fuori del quadro Mercosur. Il sostegno all’accordo è leva politica: o il blocco si dimostra capace di produrre risultati concreti, oppure perde legittimità.
Paraguay
Posizione più defilata, allineandosi a Brasile e Argentina, ma favorevole all’accordo. La sua economia dipende dall’export agricolo e dall’energia: Asunción vede nell’intesa con l’Ue un’opportunità per consolidare l’accesso a mercati stabili e attrarre investimenti esteri.
La sua priorità resta la stabilità del blocco. Il sostegno all’accordo è quindi pragmatico, privo di una visione geopolitica.
Lezione appresa
In un sistema internazionale caratterizzato da competizione accelerata, la pluralità resta una risorsa. Eppure, il rapporto tra Unione europea e Mercosur dimostra come, nella geopolitica contemporanea, la frammentazione interna non costituisca necessariamente una debolezza in senso assoluto, ma rappresenti un fattore di rallentamento. Senza strumenti efficaci di sintesi rischia di trasformarsi in un elemento di frizione interna, limitando il margine di manovra di chi non può parlare con una sola voce.
Alessandro Bonifazi
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