Recenti indiscrezioni di Reuters dimostrano che il Cairo starebbe sostenendo con attacchi aerei le SAF (Forze Armate Regolari Sudanesi)
A lungo ignorata dalla comunità internazionale, la guerra in Sudan ha prodotto dal 2023 15 milioni di sfollati e circa 150.000 morti. Oggi, potrebbe tornare prepotentemente sui primi titoli di giornale, perchè da faida nata tra due leader militari sudanesi rischia di tramutarsi in un vero e proprio scontro regionale per interessi geostrategici ed economici.
Come è ricominciata la guerra in Sudan e lo snodo del Kordofan
Le ostilità sono scoppiate nell’aprile del 2023 dopo che i “tentativi di transizione governativa” fra le due parti in questione sono fallite. Da un lato il generale Abdel Al-Burhan a capo delle SAF (Forze armate regolari sudanesi) e, dall’altro, il miliziano Hamdan Dagalo a capo delle RSF (Forze di supporto rapido) hanno cooperato, sia pure con reciproche diffidenze, dalla caduta del regime di Omar Al Bashir (1993-2019) fino al 2021.
Nel 2019, infatti, Al-Burhan si autoproclamava presidente, promettendo che il neonato Consiglio Sovrano del Sudan sarebbe stato di transizione. Nel 2021, un secondo colpo di Stato accentrava definitivamente il potere nelle mani dei due leader e dell’esercito. Diffidenze e intenzione di scalzare il contendente per dominare il Sudan sono maturate lungo l’intero 2022 per poi esplodere il 15 aprile 2023 con l’assedio di Khartum da parte delle RSF.
Oggi, dopo la riuscita controffensiva delle SAF nelle settimane successive al tentato golpe, la partita si è spostata nelle Regioni del Darfur e del Kordofan. In particolar modo, quest’ultimo sembra costituire il vero bivio strategico per le due fazioni. Se le milizie di Dagalo intendono riassediare il Sudan centrale, dovranno passare attraverso il Kordofan dal Darfur; mentre, se l’esercito regolare sudanese mira a spingere la guerra nel territorio interamente controllato dai loro rivali (il Darfur), dovrà ottenere una posizione di vantaggio nel Kordofan.
Ultimi sviluppi e le ragioni del conflitto
Sebbene sia difficile individuare una posizione prevalente, dopo mesi iniziali di ritirata sembra che le RSF abbiano gradualmente guadagnato un vantaggio strategico: a giugno scorso, infatti, si imponevano sul confine nord–occidentale, ottenendo accesso illimitato ai rifornimenti trasmessi lungo il triangolo frontaliero tra Sudan, Libia ed Egitto; in ottobre, conquistavano l’ultima roccaforte delle SAF nel Darfur (la città di Al-Fashir). Ad ogni modo, il Kordofan rimane conteso con una maggiore presenza delle SAF nella parte meridionale e delle RSF nella parte settentrionale.
Come si può ben comprendere, quella della transizione governativa ha tutti i tratti di una copertura a una spietata guerra di interesse. Soprattutto, non si può ignorare la crescente portata regionale del conflitto. Fin dal suo inizio, più attori nell’area hanno sostenuto le due parti. L’esercito sudanese ha ricevuto l’appoggio politico ed economico-logistico di Qatar, Arabia Saudita, Iran ed Egitto, mentre Emirati Arabi Uniti e Libia sono accusati da Onu e comunità internazionale (con prove più che concrete) di armare le RSF.
In ballo, gli importanti porti sudanesi e le ampissime riserve d’oro – il Sudan è decimo produttore al Mondo, il che pesa ancor di più se si tiene conto che oggi il prezzo dell’oro è in continua crescita.
L’entrata in gioco dell’Egitto
Proprio gli sviluppi impostisi sul campo da giugno a ottobre 2025 hanno innescato un effetto domino coinvolgendo militarmente l’Egitto.
Per il Cairo, infatti, un avanzamento così eclatante delle milizie di Dagalo ha comportato per più ragioni un radicale cambio di postura. Se le RSF riuscissero a radicarsi ulteriormente, potrebbero riassaltare la Capitale sudanese o dare vita a una «nuova entità parallela», rifiutata in toto dal Cairo. L’instabilità derivante comporterebbe una catastrofe migratoria colossale di cui il Cairo ne pagherebbe le conseguenze in quanto Paese di frontiera (1200 km) – dall’inizio delle ostilità sono già più di 1,5 milioni gli sfollati sudanesi in Egitto.
Nello specifico, secondo quanto rivelato dal NYT con immagini satellitari e interviste a funzionari americani e arabi, da almeno sei mesi, il Cairo starebbe utilizzando una base aerea segreta a confine col Sudan per condurre attacchi aerei tramite droni. Si tratterebbe della base di East Oweinat, posta in una remota regione desertica. In più, non è un mistero per nessuno che, per stessa ammissione di alcuni funzionari egiziani, anche il Cairo avrebbe inviato costantemente supporto logistico–militare alle forze armate sudanesi.
Il ruolo dell’Etiopia e le relazioni EAU/Egitto
Un altro fattore alla base del cambio di postura egiziano è stato il ruolo via via giocato dall’Etiopia. Recenti analisi satellitari di Reuters inquadrano con chiarezza la realizzazione di un campo segreto di addestramento per le RSF, posto nella limitrofa Regione occidentale di Benishangul-Gumuz, e lavori di ristrutturazione dell’aeroporto di Asosa (anch’esso a poche decine di km dal Sudan).
Il campo sarebbe dotato di una capacità fino a 10.000 combattenti, mentre l’attività sarebbe iniziata già a ottobre con l’arrivo di decine di convogli di Land Cruiser, camion pesanti, unità delle RSF e addestratori degli Emirati Arabi Uniti (finanziatori dell’iniziativa, secondo un alto funzionario del Governo etiope, il quale parla di un asse sempre più stretto tra Abu Dhabi e Addis Abeba).
L’aeroporto, invece, pare voglia essere utilizzato con una funzione simile alla base egiziana di East Oweinat.
In definitiva, se la strategia per la vittoria militare fra i due proxy appare chiara (la presa del Kordofan), paiono curiosamente interpretabili le relazioni diplomatiche tra i due attori regionali che combattono per procura: Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il Sudan appare come l’unico fronte su cui Cairo e Abu Dhabi divergono, ma finora non sembrano esserci stati particolari momenti di tensione. I due Paesi sono legati da una solidissima partnership strategica a trazione emiratina. Chissà che la lotta per l’oro di Khartum non la incrini.
Fabio Sinisi
Foto
Agenzia Nova, Radio Tamazuj, Egyptra Travel













