L’ex presidente guida Bulgaria Progressista a un risultato storico, affluenza in crescita e sconfitta dei partiti tradizionali in un contesto di forte instabilità politica
Le elezioni parlamentari anticipate in Bulgaria hanno consegnato una vittoria nettissima a Bulgaria Progressista, il nuovo partito socialdemocratico guidato dall’ex presidente Rumen Radev, che ha ottenuto una maggioranza assoluta in parlamento e ha messo fine a cinque anni di instabilità politica quasi permanente. Con circa il 44–45 per cento dei voti, la formazione di Radev stacca di oltre trenta punti i principali avversari e si prepara a governare da sola o con un ruolo di forza in qualsiasi coalizione.
Un risultato superiore alle attese
La portata del successo di Bulgaria Progressista supera nettamente le aspettative della vigilia, quando i sondaggi accreditavano il partito di Radev intorno al 20–30 per cento, in leggero vantaggio, ma non vicino, alla soglia della maggioranza.
Alle sue spalle, ben distanziata, la coalizione riformista “Continuiamo il cambiamento – Bulgaria democratica” (PP‑DB) si ferma poco sopra il 13–14 per cento, mentre il partito di centrodestra GERB, guidato dall’ex primo ministro Bojko Borissov, non va oltre il 13%, registrando uno dei risultati peggiori della sua storia recente.
Secondo una proiezione dell’istituto Myara, con questi numeri Bulgaria Progressista potrebbe ottenere circa 135 seggi sui 240 dell’Assemblea nazionale, superando quindi da sola la soglia dei 121 deputati necessari per la maggioranza assoluta, ipotesi che segnerebbe una netta discontinuità rispetto alla stagione di Governi deboli e coalizioni instabili.
Affluenza in crescita dopo anni di sfiducia
Un altro dato rilevante di queste elezioni è l’aumento dell’affluenza, tornata sopra il 50 per cento, la più alta dal 2021 secondo l’istituto di sondaggi Market Links. Solo nel 2024 aveva votato appena il 39% degli aventi diritto, a testimonianza di una profonda sfiducia nei confronti della politica e delle élite tradizionali.
Per Radev, questo recupero di partecipazione conferma il carattere quasi plebiscitario del voto: rivolgendosi ai suoi sostenitori, ha parlato di «vittoria della speranza sulla sfiducia» e di «vittoria della libertà sulla paura», interpretando il risultato come un mandato popolare a cambiare radicalmente il sistema. «Abbiamo superato l’apatia», ha asserito, insistendo sul fatto che il suo movimento vuole riportare al centro il cittadino comune e rompere con le logiche clientelari.
Allo stesso tempo, l’aumento della partecipazione riflette la percezione diffusa che queste elezioni potessero rappresentare un punto di svolta per il Paese, dopo otto consultazioni parlamentari in cinque anni e una sequenza di Governi di breve durata incapaci di affrontare in modo strutturale crisi economica, inflazione e corruzione.
Chi è Rumen Radev e come è nato Bulgaria Progressista
Rumen Radev, 62 anni, è stato presidente della Repubblica bulgara dal 2017 fino a metà gennaio di quest’anno, quando ha scelto di dimettersi poco prima della fine del suo secondo mandato per poter guidare personalmente il nuovo partito Bulgaria Progressista alle elezioni. Si tratta di una mossa altamente inusuale nella politica della Nazione: il presidente è formalmente una figura con funzioni prevalentemente cerimoniali e, in teoria, sopra il confronto tra i partiti.
Ex generale dell’aeronautica e già comandante in capo dell’aeronautica militare bulgara, Radev mantiene forti legami con le forze armate, elemento che ha contribuito a rafforzarne l’immagine di figura di sicurezza e stabilità in un contesto di crisi. Il nuovo partito è il risultato della convergenza di funzionari della sua presidenza, pezzi dell’apparato del Partito socialista bulgaro e numerosi militari, molti dei quali attratti dalla promessa di un rinnovamento guidato però da un leader esperto e carismatico.
Per anni, Radev era stato sostenuto proprio dai Socialisti, forza tradizionalmente filorussa, ma davanti alla frammentazione del quadro politico ha preferito creare una propria formazione, in grado di parlare a un elettorato trasversale e scontento, al di là delle vecchie appartenenze ideologiche.
Una campagna contro corruzione ed élite, ma con un programma vago
La campagna elettorale di Bulgaria Progressista è stata in larga parte costruita attorno al tema della lotta alla corruzione e alla denuncia del «vecchio sistema politico», più che su un programma dettagliato di riforme. Radev ha fatto convergere su di sé il malcontento che, negli ultimi anni, aveva alimentato manifestazioni di piazza e proteste contro l’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari e la percepita impunità di una parte della classe dirigente.
«Combatteremo i corrotti e i loro complici», ha promesso, prendendo spesso di mira in
modo diretto Bojko Borissov e il suo partito GERB, accusati di aver costruito uno «Stato mafioso» e un’élite chiusa che blocca il ricambio generazionale e politico. Allo stesso tempo, Radev ha chiarito che il suo obiettivo è aumentare i redditi della classe lavoratrice, riformare i tribunali e rendere più trasparente l’uso delle risorse pubbliche, senza però entrare troppo nel merito degli strumenti concreti.
Sul piano economico, il leader ha alternato proposte considerate di sinistra – come il rafforzamento della protezione sociale e l’aumento dei salari minimi – ad altre di impronta più conservatrice, come la prudenza di bilancio e la difesa di alcuni settori strategici, in una strategia che punta a «pescare» contemporaneamente nell’elettorato popolare e in quello moderato. Una tattica che si è riflessa anche nella comunicazione: durante la campagna ha concesso pochissime interviste, evitando confronti diretti e privilegiando messaggi fortemente simbolici, come il video in cui decolla su un caccia MiG‑29, diventato virale sui social bulgari.
Posizioni su Europa, Russia e guerra in Ucraina
Uno degli aspetti più seguiti a livello internazionale riguarda la posizione di Radev sull’Unione europea e sul rapporto con la Russia, in particolare in relazione alla guerra in Ucraina. Negli anni scorsi, da presidente, aveva spesso espresso posizioni considerate filorusse: aveva definito la guerra un «conflitto», ridimensionandone la gravità, e aveva sostenuto che fosse impossibile per Kiev ottenere una vera vittoria militare.
Quando un Governo ad interim aveva firmato un accordo decennale di collaborazione militare con l’Ucraina, Radev lo aveva definito «illegittimo», entrando in rotta di collisione con una parte delle istituzioni bulgare e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in visita a Sofia nel 2023. Negli ultimi giorni ha ribadito che «non si deve prestare aiuto militare all’Ucraina», precisando però: «Non sono filo-russo, ho una posizione filo-bulgara, cioè realistica», e denunciando «decisioni avventate» prese a Bruxelles che, a suo dire, stanno trascinando la Bulgaria e l’Ue verso una nuova crisi.
Nella notte elettorale, Radev ha cercato di rassicurare i partner europei, spiegando che «la Bulgaria continuerà il suo percorso europeo», ma aggiungendo che «una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo». «L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere una guida morale in un Mondo governato da nuove regole», ha affermato, lasciando intendere che il suo Governo cercherà un posizionamento più autonomo, pur senza mettere in discussione i benefici economici e politici derivanti dall’adesione all’Unione dal 2007.
Reazioni internazionali: tra cautela e apertura
Le reazioni internazionali alla vittoria di Radev riflettono il delicato equilibrio tra la preoccupazione per le sue posizioni critiche verso Bruxelles e la volontà di mantenere la Bulgaria saldamente ancorata al progetto europeo. Dal Cremlino è arrivato un commento positivo: Mosca ha dichiarato di «accogliere con favore» la disponibilità del nuovo premier bulgaro al dialogo, pur sottolineando che è «troppo presto per trarre conclusioni» su un eventuale cambio di atteggiamento dell’Europa nei confronti della Russia sulla base dei risultati elettorali in Bulgaria e in altri Paesi.
Da Berlino, il ministero degli Esteri tedesco ha espresso l’auspicio che a Sofia «si possa formare rapidamente un Governo stabile», ricordando che «in tempi difficili, nell’Unione europea abbiamo bisogno di partner affidabili per affrontare insieme le numerose sfide». Anche le istituzioni europee hanno inviato messaggi di congratulazioni: il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha scritto di non vedere l’ora di «lavorare insieme» a Radev su un’agenda comune per «un’Europa prospera, autonoma e sicura», mentre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ricordato che «la Bulgaria è un membro orgoglioso della famiglia europea» e ha detto di voler collaborare con il nuovo Governo per la prosperità del Paese e dell’Ue.
Queste dichiarazioni indicano una linea di apertura prudente: Bruxelles e le principali Capitali europee sembrano intenzionate a mettere alla prova il nuovo esecutivo sul terreno concreto delle politiche, in particolare su stato di diritto, politica energetica e atteggiamento verso la Russia, prima di trarre conclusioni sul posizionamento di lungo periodo della Bulgaria.
Il tramonto dei conservatori e la crisi del Partito socialista
La vittoria di Bulgaria Progressista si accompagna al netto arretramento dei partiti che
hanno dominato la scena politica bulgara negli ultimi anni. Per il GERB di Borissov, che per oltre un decennio è stato il pilastro dei Governi di centrodestra, il voto di domenica rappresenta un vero e proprio crollo: dai vertici del potere si ritrova ora all’opposizione, con un consenso poco superiore al 13 per cento e un’immagine logorata da accuse di corruzione e pratiche clientelari.
L’altra grande novità è il possibile fuori dal Parlamento del Partito socialista (BSP), tradizionale forza della sinistra bulgara, che rischia di non superare la soglia di sbarramento del 4%. Sarebbe un evento storico, che confermerebbe quanto la scelta di Radev di costruire un nuovo movimento abbia svuotato lo spazio politico dei Socialisti, intercettando la parte più dinamica del loro elettorato e gran parte dell’apparato dirigente.
Nel complesso, il quadro che esce dalle urne è quello di un sistema politico profondamente riallineato, nel quale un leader personalistico e un movimento appena nato sono riusciti a catalizzare la domanda di cambiamento, relegando ai margini i partiti tradizionali e ridefinendo gli equilibri tra destra e sinistra.
Prospettive economiche e reazione dei mercati
Le elezioni arrivano in un momento di stallo economico e malessere sociale, aggravati dal caro vita e dalle tensioni legate all’introduzione dell’euro all’inizio dell’anno. Molti elettori hanno proiettato su Radev l’aspettativa di un miglioramento rapido delle condizioni materiali, in particolare per chi appartiene alla classe operaia e al ceto medio impoverito.
La reazione dei mercati è stata finora misurata: la Borsa di Sofia ha registrato una lieve flessione, con l’indice principale BSE SOFIX in calo intorno allo 0,1–0,2 per cento dopo la conferma della vittoria di Radev, un movimento contenuto che riflette più l’incertezza sul futuro orientamento economico che un allarme immediato. Molto dipenderà dalle prime decisioni del nuovo Governo su bilancio, politiche sociali e investimenti, nonché dall’atteggiamento rispetto ai fondi europei e alle riforme strutturali richieste da Bruxelles.
Se da un lato il mandato forte ricevuto alle urne offre a Bulgaria Progressista un ampio margine di manovra per impostare un’agenda di riforme, dall’altro la gestione di aspettative così elevate rappresenta un test delicato, soprattutto in un contesto internazionale segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla necessità di coordinare le politiche economiche con il resto dell’Unione.
Ginevra Larosa
Foto © NBC News, Balkan Insight, Vatican News













