Intelligenza artificiale in sanità: la strategia Ue

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Intelligenza artificiale sanità Ue

Dai progetti pilota alle cure quotidiane, Bruxelles spinge su regole, investimenti e formazione per portare l’IA nei sistemi sanitari europei

L’Unione europea sta costruendo un percorso strutturato per portare l’intelligenza artificiale dalla ricerca all’uso concreto, con investimenti complessivi indicati in 200 miliardi di euro e con un miliardo l’anno destinato ai programmi Horizon Europe e Digital Europe. Nel 2024 è stato approvato l’AI Act, il primo quadro giuridico organico al Mondo dedicato all’intelligenza artificiale, pensato per promuovere sistemi affidabili, sicuri e centrati sulla persona.

Accanto alla normativa, la Commissione ha istituito l’Ufficio europeo per l’IA, con il compito di sostenere l’attuazione uniforme delle regole negli Stati membri e di favorire la diffusione di soluzioni innovative nei settori strategici, sanità compresa.

Dalla norma alla pratica clinica

Il passaggio più delicato, oggi, riguarda la capacità di trasformare il potenziale tecnologico in applicazioni davvero utili nei sistemi sanitari. In questa direzione si colloca COMPASSAI, iniziativa avviata dalla Commissione europea nell’ottobre 2025 per promuovere un uso sicuro ed efficace dell’intelligenza artificiale in sanità, con particolare attenzione all’integrazione responsabile nei contesti clinici. Il progetto punta su una rete di esperti e su una piattaforma digitale per condividere buone pratiche, linee guida e soluzioni operative, con l’obiettivo di facilitare l’adozione dell’IA da parte di clinici, ospedali e pazienti.

Secondo l’esecutivo comunitario, l’iniziativa si concentrerà inizialmente su oncologia e assistenza sanitaria nelle aree remote, due ambiti in cui la tecnologia può incidere su diagnosi, prevenzione e continuità di cura. L’idea di fondo è: l’IA non deve sostituire il medico, ma affiancarlo, rendendo più rapido il lavoro clinico e più personalizzati i percorsi assistenziali.

La cornice europea

La strategia europea sull’IA si fonda su due principi complementari: da un lato la fiducia, dall’altro la competitività. L’Ufficio europeo per l’IA, istituito all’interno della Commissione, è il centro di competenza chiamato a sostenere l’uso di un’IA affidabile, a vigilare sull’applicazione dell’AI Act e a promuovere la cooperazione tra istituzioni, Stati membri, comunità scientifica e imprese. La struttura dell’ufficio comprende anche un’area dedicata all’IA nella salute e nelle scienze della vita, segno della priorità attribuita al settore sanitario. L’obiettivo è armonizzare le regole in tutta Europa e garantire che i sistemi ad alto impatto rispettino requisiti più stringenti, soprattutto nei campi più sensibili per cittadini e pazienti.

Prevenzione e medicina di base

Tra i progetti europei già conclusi o in fase avanzata, un caso significativo è Praesiidium, finanziato da Horizon Europe e dedicato alla previsione del rischio prediabetico nella medicina di base. Il progetto combina modelli matematici, algoritmi di machine learning e dati clinici per migliorare l’identificazione dei soggetti a rischio di diabete di tipo 2.
Secondo le informazioni disponibili, l’analisi di centinaia di migliaia di cartelle cliniche ha consentito di raffinare la capacità predittiva e di spingere verso interventi più precoci e personalizzati.

Accanto agli strumenti di previsione, Praesiidium ha sviluppato anche una piattaforma digitale per aiutare i pazienti a monitorare stile di vita e parametri di salute. Un approccio di questo tipo sposta il baricentro dalla cura alla prevenzione, con l’obiettivo di intercettare il rischio prima che si trasformi in malattia conclamata.

Robotica e decisione clinica

L’IA entra sempre più spesso anche in sala operatoria, soprattutto nella chirurgia robotica. Il progetto europeo Masterly punta a sviluppare sistemi robotici modulari capaci di integrare informazioni pre-operatorie e intra-operatorie, così da offrire al chirurgo un supporto decisionale più avanzato. L’obiettivo è rafforzare precisione, adattabilità e capacità di lettura dei dati durante gli interventi, in un contesto in cui l’innovazione tecnologica corre più veloce delle procedure di adozione.

Anche in Italia il tema è già entrato nel dibattito istituzionale. L’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) ha concluso nel novembre 2025 il primo ciclo di Health technology assessment sulla chirurgia robotica, valutando 21 procedure. Il bilancio ha portato a sei valutazioni positive, due negative e tredici collocate in un’area intermedia, raccomandate all’interno di protocolli di ricerca. Si tratta di un passaggio essenziale, perché conferma la necessità di accompagnare l’innovazione con criteri di efficacia, sostenibilità e appropriatezza clinica.

Competenze e formazione

Il nodo più rilevante, tuttavia, non è solo tecnologico ma anche culturale. Secondo un’indagine Datanalysis 2025 su 2.000 medici, l’83% degli specialisti e il 76% dei medici di medicina generale ritiene che l’intelligenza artificiale cambierà radicalmente la sanità nei prossimi cinque anni. La stessa rilevazione segnala però differenze significative sul piano delle competenze, della fiducia e dell’accesso agli strumenti digitali.

In Italia, il Pnrr destina circa 737 milioni di euro alla formazione di oltre 293.000 dipendenti del Servizio sanitario nazionale sulle competenze digitali. È un segnale rilevante, perché senza formazione l’innovazione rischia di restare confinata ai progetti pilota, senza impatto reale sui servizi. La Commissione europea, del resto, insiste proprio sulla necessità di aumentare l’alfabetizzazione sull’IA tra operatori sanitari, dirigenti ospedalieri e pazienti.

Il caso Alto Adige

Anche a livello locale emergono segnali di apertura, ma con una forte richiesta di garanzie. In Alto Adige, un’indagine dell’Astat ha mostrato che la popolazione è in generale favorevole all’uso dell’IA in sanità quando ne percepisce un beneficio diretto. Il 47% degli intervistati si è detto favorevole all’uso dell’IA a supporto della propria assistenza sanitaria, mentre il 75% la considera utile per la pianificazione e l’organizzazione degli appuntamenti medici.

Restano però timori legati al controllo umano e al rapporto con i professionisti. «L’IA non sostituisce i medici o il personale sanitario, ma è uno strumento che può aiutare a lavorare in modo più efficiente e ad aumentare ulteriormente la qualità dell’assistenza», ha sostenuto l’assessore provinciale alla sanità, Hubert Messner.

Intelligenza artificiale sanità Ue«All’interno dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige abbiamo istituito un centro di competenza per l’IA», ha aggiunto Messner, spiegando che la struttura valuta i possibili campi di applicazione e sceglie solo le soluzioni ritenute davvero utili e responsabili. È un’impostazione che riflette una tendenza più ampia: adottare l’IA sì, ma senza rinunciare alla supervisione clinica e al rapporto umano con il paziente.

Una sfida strutturale

L’Europa affronta una pressione sanitaria crescente, legata all’invecchiamento della popolazione, alla carenza di personale e all’aumento dei costi pubblici. In questo scenario, l’intelligenza artificiale viene proposta come leva per migliorare diagnosi, prevenzione, ricerca e organizzazione dei servizi, ma il vero banco di prova resta la capacità di passare dai progetti pilota all’adozione su larga scala. La sfida, per l’Unione e per i sistemi sanitari nazionali, non è soltanto tecnologica: è organizzativa, formativa e culturale.

 

Elodie Dubois

Foto © IA

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