Riscoprire Jorge Luis Borges a 40 anni dalla morte

0
349
Jorge Luis Borges

Nel 2026 celebrazioni globali e nuove riletture dell’autore argentino tra filosofia, infinito, memoria e immaginazione letteraria

Ricordare Jorge Luis Borges a 40 anni dalla morte non è solo un doveroso omaggio al grande scrittore, le cui opere continuano ad affascinare scrittori e letterati, ma anche all’intellettuale che seppe con la sua ironia e sensibilità attraversare l’inconscio dell’uomo contemporaneo.

Borges, nato a Buenos Aires nel 1899 e morto a Ginevra il 14 giugno 1986, ci ha lasciato un’eredità più complessa, come le sue narrazioni labirintiche, che riprendevano dallo studio della psicoanalisi. Ci saranno diverse celebrazioni in tutto il Mondo, ma soprattutto il 2026 sarà l’anno per una rilettura delle sue opere. Nel 1989 un’amica di Borges, Estela Canto, scrisse una riflessione intima e sincera sullo scrittore, uomo problematico e fragile, che nonostante le letture sterminate fosse rivolto solo ad alcuni autori, a quell’itinerario dantesco che influirà sul suo esprit narrativo.

Ma “Tanto clamore per nulla”, citando un’opera di Shakespeare, quando lo stesso Borges avrebbe percorso un’altra strada, quella dell’oblio.

“Ah se quell’altro destarmi, la morte,
recasse un tempo senza più memoria
del mio nome e di quanto sono stato!
Se mi portasse l’oblio quel mattino!”
(da Il risveglio, in L’altro, lo stesso, 1964)

Ma l’oblio non esiste per Borges, e lo ribadisce in due poesie gemelle, “Everness” ed “Ewigkeit”.

Il pensiero narrativo

Il pensiero narrativo di Borges è una lente filosofica attraverso cui la letteratura diventa uno strumento speculativo. I suoi racconti non sono semplici narrazioni, ma veri e propri esperimenti mentali ed enigmi che sfidano i concetti di tempo, infinito, identità e la natura stessa della realtà.

L’universo di Borges è un labirinto, fatto di immense biblioteche, anche multimediali e persino ricostruite dall’intelligenza artificiale: un caos, una “Biblioteca di Babele”, che rappresenta l’ossessione umana di dare un ordine al disordine dell’universo, sapendo che la totalità della conoscenza è inafferrabile.

Il tempo per Borges è un’invenzione o un’illusione. Nei suoi testi passato, presente e futuro coesistono, e l’eternità può essere racchiusa in un singolo istante, come nell’Aleph.

Riprendendo posizioni filosofiche scettiche, Borges suggerisce che non esiste un “io” unitario e sostanziale. L’identità è solo una maschera o una narrazione fittizia che costruiamo nel tempo. Spesso i confini tra ciò che è reale e ciò che è sognato si dissolvono: l’uomo stesso finisce per essere il sogno di qualcun altro.

La forma narrativa: saggio, racconto e paradosso

Lo stile di Borges è caratterizzato da una prosa rigorosa, quasi geometrica. Le sue opere eliminano i confini tra i generi: i saggi sembrano racconti fantastici e i racconti contengono citazioni di libri inesistenti, mescolando sapientemente filosofia, teologia e letteratura.

Borges gioca con il concetto di identità, del doppio e dell’inesistenza di un vero “io” continuo nel tempo.

Borges e la critica d’architettura

Jorge Luis BorgesCome ha scritto Bruno Arpaia nella prefazione al libro di Estela Canto, Borges ha incantato tutti «stuzzicando e affascinando nello stesso tempo fisici, matematici, semiologi, filosofi e architetti». Ebbe un grande interesse per l’architettura e ne divenne critico. Non solo costruì labirinti narrativi, ma intervenne anche nel dibattito culturale: «interviene distruttivamente nella materia, logora ciò che è stato fatto, critica le proprie condizioni, e in tal modo è il contrario di quella del dilettante, che sguazza nella creatività. L’opera del dilettante è innocua e pura», come scrive Walter Benjamin.

Borges, da scrittore fantasioso, diventa così anche scrittore di architettura. In un capitolo de “Le cronache di Bustos Domecq” (1967), osserva l’emergere dell’architettura funzionale e cita due nomi pionieri delle tendenze contemporanee: Adam Quincey e Alessandro Piranesi.

Le scelte architettoniche di Borges

Varie sono le fonti ispiratrici della concezione architettonica di Borges: da Piranesi al sincretismo di Otto Julius Manntoifle, costruttore del “Santuario delle Molte Muse”, che unisce casa-abitazione, palcoscenico rotante, biblioteca circolante, cappella evangelica e tempio buddista. Si aggiunge il maestro Verdussen, artefice di un gioiello architettonico con il primo piano pieno di scale, il secondo fatto di finestre, il terzo di soglie, in una successione degli elementi di un habitat moderno. In un’intervista contenuta nel libro di Cristina Grau, “Borges e l’architettura” (1998), lo scrittore dichiara di sapere quanto Frank Lloyd Wright fosse un grande inventore di spazi.

Eppure Borges, ormai quasi cieco, scrisse:

“Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e somiglia all’eterno”
(da Elogio dell’ombra)

 

Paolo Montanari

Foto © Il Libraio, Clarin, DeBaser

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui