Rete Lampedusa, una nuova narrazione sulle migrazioni

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Rete Lampedusa

Contrastare una propaganda informativa e politiche dannose e divisive: è questa la missione del network nazionale

Restituire realtà al racconto sulle migrazioni, troppo spesso deformato dalla paura e dai pregiudizi a fini propagandistici: è questa la spinta propulsiva che ha dato vita, nei giorni scorsi, alla Rete Lampedusa: un “collettivo” di associazioni, giornalisti, professionisti, attivisti che ha deciso di unire le forze per promuovere una narrazione fondata sui fatti reali, sui diritti umani e sul rispetto della dignità della persona. Un percorso condiviso, capitanato dal noto medico di Lampedusa ed ex parlamentare Pietro Bartolo, che vuole incentrare l’informazione su questa tematica complessa sul dialogo e la responsabilità invece delle notizie inesatte e fuorvianti, degli slogan urlati.

Con Rete Lampedusa prende così il via un percorso nazionale che mette in rete esperienze, competenze e buone pratiche, per contribuire a un dibattito sulle migrazioni più consapevole. Un’alternativa, che in un certo senso rappresenta un atto di resistenza doveroso in un contesto di allineamento diffuso del pensiero, di conflittualità crescenti, di fake news e di informazione “usa e getta” basata su fonti non sempre attendibili, obiettive e competenti. Una iniziativa ancor più necessaria in vista del voto della primavera 2027, in cui il tema dell’immigrazione sarà ancora una volta centrale nell’accesa campagna elettorale che si prospetta.

La spinta di Bartolo per la nascita di un’alleanza del Terzo Settore

Ho deciso, con Agostino Sella, di mettere a disposizione la mia esperienza e il mio impegno per un progetto che mira a costituire un’alleanza del Terzo Settore, una compagine di realtà di natura diversa unite dal comune impegno quotidiano per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti”, ha scritto Bartolo in un post su Facebook. “Il punto di partenza è semplice: le migrazioni vanno raccontate e affrontate come un’opportunità, non come un’emergenza. Per farlo servono canali regolari, sicuri, gestiti con serietà”, ha sottolineato l’ex europarlamentare siciliano, presidente di Rete Lampedusa.

Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000 – attiva nell’accoglienza e l’integrazione dei migranti dalla fine degli Anni Novanta – ne è invece il segretario. “Abbiamo deciso di costruire qualcosa di nuovo per riempire quel vuoto narrativo che c’è attualmente sul tema dell’immigrazione. Da una parte si affronta parlando di remigrazione, dall’altra non se ne parla come si deve” ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica.

L’atto di battesimo a Roma e il sostegno di personalità della cultura e società civile

L’atto di nascita di Rete Lampedusa è stato ufficializzato a Roma, il 15 luglio, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice delle Salesiane di Don Bosco. Al lancio ufficiale del movimento socioculturale trasversale, radicato nel territorio nazionale ma con una visione europeista, hanno preso parte numerose personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’informazione e dell’impegno civile, tra cui il cantautore Vinicio Capossela, l’attrice e regista Kasia Smutniak, il manager e saggista Carlo Borgomeo, lo scrittore Eraldo Affinati, o scrittore e attivista Nicolò Govoni, il procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio e Nello Scavo, giornalista.

«Migranti e reati? La devianza non dipende dalla nazionalità, ma dalla marginalizzazione sociale. È l’irregolarità non governata che produce insicurezza: l’integrazione regolata, invece, è uno strumento di prevenzione, legalità e coesione sociale», hanno affermato i fondatori.

I numeri dell’immigrazione

Durante l’evento di lancio ufficiale di Rete Lampedusa a Roma, sono stati forniti alcuni numeri chiave per far capire la posta in gioco quando si parla di immigrazione. Dal 1993 a oggi, oltre 48mila persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa; nel dettaglio, dal 2014 in poi sono oltre 34mila i morti e dispersi documentati, di cui almeno 3.500 erano bambini.

Rete LampedusaDue giorni fa, il XVI Rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – intitolato “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” – ha confermato il contributo crescente dei migranti. Nel 2025, gli occupati stranieri nel Belpaese erano quasi 2,6 milioni, pari al 10,7% del totale, contribuendo in maniera significativa alla crescita complessiva dell’occupazione. Restano, però, alcune criticità, tra cui la concentrazione nei settori meno qualificati (servizi collettivi e alla persona, 28,9% degli occupati; agricoltura, 21,5%; alberghi e ristoranti, 19,2%; costruzioni, 17,9%) e il forte divario occupazionale tra uomini e donne.

L’altro obiettivo di Rete Lampedusa: costruire un sistema di immigrazione sicuro

I fondatori di Rete Lampedusa hanno sottolineato, inoltre, l’inverno demografico che sta già vivendo l’Europa. Entro il 2050, per contrastare l’invecchiamento della popolazione, avrà bisogno di 44 milioni di lavoratori, rendendo sempre più necessaria la manodopera straniera, quindi l’incontro con l’Africa, il Continente giovane sull’altra sponda del Mediterraneo, visto come un “partner naturale”; già al centro del Piano Mattei del governo Meloni. «Basta propaganda e slogan: servono canali di migrazione legali, formazione e corridoi lavorativi. Un sistema che va costruito fornendo assistenza. Il nostro scopo è far arrivare in sicurezza i migranti, con dei documenti, provvedendo anche alla loro formazione e inserimento nella società italiana. Così si evita di fare gli interessi dei trafficanti”, ha argomentato il presidente di Rete Lampedusa.

La prima antenna in Sicilia. Tante possibilità di adesione alla Rete

Rete Lampedusa avrà un’organizzazione capillare, con la costituzione di una rappresentanza locale in ogni Regione italiana, con referenti esperti e radicati. La prima “antenna” ad essere presentata sarà quella siciliana, il prossimo 29 luglio a Catania. Il referente regionale di Rete Lampedusa Sicilia sarà Massimo Costanza, socio fondatore, che coordinerà le attività sull’isola, in prima linea nell’accoglienza. Il primo livello di adesione possibile riguarda le istituzioni, ovvero fondazioni, banche, imprese, enti filantropici, grandi donatori e partner strategici. Le realtà interessate diventeranno quindi firmatarie del Manifesto di Rete Lampedusa, assicurando il loro sostegno attivo.

Il secondo livello è quello territoriale e si rivolge ad associazioni, cooperative, gruppi informali, realtà sociali, culturali, educative e di volontariato, che saranno coinvolti nelle iniziative, nei percorsi condivisi della Rete. Infine un terzo e ultimo livello coinvolgerà i singoli cittadini, volontari, studenti e sostenitori individuali che condividono i valori della Rete. Sottoscrivendo al Manifesto, riceveranno aggiornamenti, materiali, inviti alle varie iniziative. Per maggiori informazioni: www.retelampedusa.org.

 

Véronique Viriglio

Foto © Facebook, Redattore Sociale

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