Alla Fondazione “Michalis Cacoyannis” è di scena Moni Ovadia

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Martedì 3 “Cantata Greca”, uno spettacolo da due poemi di Ghiannis Ritsos organizzato da Iic e Scuola Italiana di Atene

27 Febbraio 2015 | di | Costume - Cultura - Eventi

L’ Istituto italiano di Cultura (Iic) e la Scuola italiana di Atene, in collaborazione con la Fondazione Cacoyannis, organizzano lo spettacolo “Cantata Greca” di Moni Ovadia, che andrà in scena martedì 3 marzo alle ore 21, presso la Fondazione “Michalis Cacoyannis” (Pireos 206, Tavros) nella sala Teatro. Realizzata da due poemi di Ghiannis Ritsos l’esibizione è realizzata grazie alla traduzione di Nicola Crocetti e la messa in scena dello stesso Moni Ovadia con Elisa Savi, quest’ultima responsabile dell’ideazione video insieme a Tommaso Lagattolla. Le elaborazioni 3D sono di Vincenzo Caivano, la realizzazione video per merito di Andrea Bocca/logout studio Torino, il suono di Mauro Pagiaro. Lo spettacolo è dedicato a Piero Milesi.

MostraMariaCallas4Moni Ovadia incontrerà il pubblico nelle ore precedenti, precisamente dalle ore 12 presso l’Iic di Atene (Patission 47). Qui spiegherà la genesi dello spettacolo, sollecitato dalla sua profonda passione per la poesia neo ellenica e dalla recente crisi che ha coinvolto la Grecia riaprendo profonde riflessioni sulle ori­gini della cultura europea. Moni Ovadia riprende “Progetto Odissea” (uno spettacolo di qualche anno fa) e realizza un recital bilingue in forma di oratorio (greco/italiano), rinominato “Cantata greca”.

P1030637I poemi che compongono i due tempi della performance sono “Delfi” e “La sonata al chiaro di luna”. I personaggi che il poeta fa parlare e insieme descrive sono un vecchio custode delle rovine di Delfi, sfinito dalla routine del suo lavoro che vede estenuarsi la bellezza di un leggendario passato, le statue e gli edifici, nella banalità consumatrice del mortificante sguardo turistico e una donna di buona famiglia e colta le cui ambizioni e i cui sogni di grandezza sono stati frustrati, che affronta le inesorabili azioni del tempo, le erosioni, il suo riverberarsi su memorie, evocazioni, sugli oggetti, sulle cose che malinconicamente vivono trasformandosi e liricamente contemplano lo sfarinamento delle loro fibre intime. Entrambi i personaggi dei due poemi parlano in presenza di un interlocutore muto ed è proprio questo interlocutore muto il tratto comune dei due poemi.
Delfi si fa opera musicale grazie alla composizione di Piero Milesi, che elabora topos e frammenti musicali della tradizione greca in una poderosa ed efficacissima scrittura minimalista con la voce e la parola che si fanno strumento anche per mezzo del doppio registrolinguistico di italiano e neo ellenico.

Per maggiori informazioni: www.mcf.gr

 

Aphrotiti Papadopoulos

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