Bosnia-Croazia, Ue: risolvere contenzioso sul ponte di Peljesac

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Da Sarajevo, con forte opposizione di Zagabria, la richiesta alla Commissione di rivalutare la decisione di finanziare il progetto infrastrutturale croato

5 agosto 2018 | di | Europa - Politica

Con un comunicato, ripreso dal sito di informazione di Sarajevo “Vijesti“, la Commissione europea ha invitato Bosnia-Erzegovina e Croazia a risolvere il contenzioso sul progetto di costruzione del ponte di Peljesac per via bilaterale. Secondo la testata, dal comunicato si evince che l’esecutivo europeo respingerebbe un’eventuale richiesta, annunciata dal rappresentante musulmano nella presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegovic, di rivalutare la propria decisione di finanziare il grande progetto infrastrutturale croato.

Venerdì scorso il premier della Croazia Andrej Plenkovic ha dichiarato in conferenza stampa che «la Commissione europea ha esaminato l’intero progetto prima di decidere di finanziarlo». Secondo quanto riferisce l’emittente “N1“, Plenkovic ha inoltre affermato che «il progetto ha un’importanza strategica per la Croazia». Rispondendo a una domanda dei giornalisti sui timori dei bosniaci musulmani che il ponte precluderà l’accesso al mare aperto alla Bosnia, Plenkovic ha affermato che «il ponte avrà un’altezza di 55 metri con una distanza tra piloni di 200 metri e non vedo quale tipo di nave indirizzata verso la città bosniaca costiera di Neum potrebbe non passarci».

Nel corso della settimana, l’esponente serbo nella presidenza tripartita di Sarajevo Mladen Ivanic ha preso a propria volta le distanza da Izetbegovic nelle richieste di quest’ultimo di interrompere i lavori di costruzione del ponte. Ivanic ha affermato che «le autorità bosniache devono concordare una posizione “comune e ufficiale” sulla questione del progetto di costruzione del ponte di Peljesac in Croazia». Ivanic ha dichiarato che «non abbiamo ancora avuto informazioni serie riguardo al ponte e nessun documento scritto». Ivanic ha evidenziato che «c’è parecchia confusione al riguardo, dato che le questioni del ponte, del confine e dell’accesso al mare aperto della Bosnia sono temi relativamente separati». Ivanic ha inoltre affermato che la componente politica bosniaca musulmana «è rimasta sulla difensiva nell’approcciare questa tematica, senza esporre chiaramente le proprie richieste».

Secondo quanto riferito dal quotidiano “Nezavisne novine“, Izetbegovic ha invitato Bruxelles a «esprimersi su un progetto, finanziato dai contribuenti europei, che infrange le disposizioni del diritto internazionale». Izetbegovic ha evidenziato che «la Commissione europea non ha chiesto un parere ufficiale alla Bosnia nel momento in cui ha disposto il finanziamento del progetto, dimostrando in quell’occasione un approccio inaccettabile nei confronti di Sarajevo». Il premier bosniaco Denis Zvizdic ha chiesto in settimana all’omologo croato Andrej Plenkovic di fermare i lavori di costruzione del ponte di Peljesac, avviati ufficialmente lunedì. Secondo il sito web di informazione “Klix“, Zvizdic si è rivolto a Plenkovic con una lettera aperta in cui ha evidenziato che «la Croazia non ha mostrato l’apertura a cercare una soluzione che soddisfi entrambe le parti riguardo alla costruzione del ponte di Peljesac».

Zvizdic ha inoltre chiesto al capo dell’esecutivo di Zagabria di sospendere le attività di costruzione sino al raggiungimento di un accordo bilaterale sui diritti e gli obblighi di entrambi i Paesi balcanici, nello spirito del buon vicinato e nel rispetto delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto all’accesso al mare. Sono iniziati ufficialmente lo scorso lunedì 30 luglio i lavori di costruzione del ponte di Peljesac, che collegherà la città di Ragusa (Dubrovnik) al resto della costa croata. L’appalto è stato assegnato a Cbrc che sarà la prima società cinese a eseguire lavori infrastrutturali di grande portata sul territorio dell’Ue.

La scadenza per il termine dei lavori è di 36 mesi. Il progetto è finanziato per l’85 per cento dei “costi accettabili”, ovvero con 357 milioni di euro, dall’Unione europea. Il costo complessivo è pari a 526 milioni di euro. Il progetto ha attirato nel corso dell’ultimo anno dure critiche da parte dei rappresentanti politici bosniaci musulmani. Secondo quanto riferisce “Klix“, la componente politica musulmana in Bosnia potrebbe ricorrere a una denuncia alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere la sospensione dei lavori di costruzione. Il Partito d’azione democratica (Sda, leader della maggioranza bosniaca musulmana) ha indetto tre giorni fa una conferenza stampa a Sarajevo durante la quale è stato ribadito che «l’inizio, non annunciato, dei lavori di costruzione rappresenta un attacco contro la sovranità della Bosnia e un atto unilaterale contrario al diritto internazionale». La costruzione del ponte di Peljesac rappresenta “una mossa scorretta” da parte del governo croato.

Lo ha affermato precedentemente il premier della Bosnia Erzegovina Denis Zvizdic in una dichiarazione riportata dal sito del quotidiano croato “Jutarnji list“. Zvizdic ha annunciato di volere chiedere personalmente al primo ministro di Zagabria Andrej Plenkovic di «fermare il progetto prima di risolvere la disputa sui confini tra i nostri due Paesi». Zvizdic ha affermato inoltre di intendere «rivolgersi alla Commissione europea». Il capo del governo di Sarajevo ha affermato che la Croazia «si è comportata in modo scorretto, senza rispetto per i principi del buon vicinato». Zvizdic ha ricordato di essersi rivolto a Plenkovic, nonché al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, nel mese di settembre dello scorso anno dato che «nessun organismo bosniaco ha mai dato il proprio via libera al progetto di costruzione del ponte di Peljesac, visto che la demarcazione dei confini rappresenta il presupposto per realizzare un processo del genere».

Il progetto continua a essere criticato dalla componente politica musulmana in Bosnia, che nei mesi scorsi ha denunciato il pericolo di chiudere con il ponte l’accesso al mare aperto di Neum, l’unica città costiera bosniaca. Il rappresentante musulmano nella presidenza tripartita di Sarajevo Bakir Izetbegovic ha affermato recentemente che «il problema più immediato nei rapporti tra la Croazia e la Bosnia è quello della costruzione del ponte di Peljesac». Izetegovic ha detto che «da questo punto di vista, posso constatare con soddisfazione che la presidente Grabar Kitarovic ha ribadito la volontà di rispettare i diritti della Bosnia». Plenkovic ha affermato che il progetto del ponte di Peljesac «farà diventare unica la Croazia». Plenkovic ha anticipato che il progetto potrebbe essere completato «nei prossimi tre o quattro anni e risolvere la questione strategica dei collegamenti tra Ragusa e il resto del Paese».

Il premier ha inoltre affermato che «diventa in questo momento chiaramente visibile il vantaggio di fare parte dell’Unione europea e apriamo inoltre la porta a una cooperazione a lungo termine con la Cina». Secondo il presidente della regione di Dubrovnik-Neretva, Nikola Dobroslavic, si tratta «del più importante progetto geo-strategico e storico per la Croazia». Il ponte di Peljesac sarà lungo 2,4 chilometri e sarà alto 55 metri. Sarà dotato di quattro corsie di scorrimento e farà parte di un progetto più ampio, che sarà eseguito in quattro fasi, che si pone l’obiettivo di migliorare i collegamenti con la parte meridionale della costa croata.

 

Goran Marsich

Foto © Croatia Week, China Daily Hk, Semantic Scholar

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