Caso Orlandi: fibrillazione in Vaticano per l’apertura di due tombe

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Per la madre di Emanuela questo è il primo atto di verità dalla Santa Sede dopo anni di silenzio. Domani nel cimitero teutonico l’operazione davanti a molti presenti

10 Luglio 2019 | di | Attualità

Sono passati 36 anni da quando il 22 giugno del 1983 Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente vaticano, fu vista per l’ultima volta in Piazza S. Apollinare a Roma. Qualche giorno dopo la scomparsa, Roma fu tappezzata di manifesti con la fotografia in bianco e nero della ragazza con la fascetta sulla fronte. La famiglia Orlandi non si è mai data pace di conoscere la verità su quella “strana” scomparsa. La sera del 22 giugno Emanuela, che aveva appena terminato il secondo anno presso il liceo scientifico del Convitto nazionaleVittorio Emanuele II” (ove ha studiato per 10 anni chi vi scrive, ndr), finita la sua lezione di flauto presso la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, sita per l’appunto in P.zza S. Apollinare nel centro di Roma, chiamò la sorella per dirle che si sarebbe incontrata con un tizio che le aveva proposto un lavoro come promotrice di prodotti cosmetici. Fu l’ultima volta che la famiglia sentì la sua voce.

Negli anni la scomparsa di Emanuela Orlandi ha visto le indagini seguire numerose piste, alcune di queste hanno coinvolto lo Stato Vaticano, lo IOR – Istituto per le opere di religione – la Banda della Magliana, Il Banco Ambrosiano, Mehmet Alì Agca che attentò a Giovanni Paolo II, i servizi segreti di diversi Paesi. Questo caso si è intrecciato con quello di un’altra ragazza romana Mirella Gregori, anche lei quindicenne e scomparsa nel nulla il 7 maggio del 1983. La mamma della Orlandi e il figlio Pietro si battono da ben 36  anni per giungere alla verità. La scorsa estate gli Orlandi hanno dichiarato di aver ricevuto una lettera anonima alla quale era allegata la foto di una tomba e un messaggio, peraltro confermato dall’avvocato della famiglia Laura Sgrò, che diceva: ”cercate dove indica l’angelo”. Si tratta di una tomba sita nel Cimitero teutonico all’interno del Vaticano ove sono seppelliti insigni personaggi.

La statua dell’angelo ha in mano un foglio su cui è scritto “Requiescat in pacem”. Secondo Pietro, fratello della Orlandi, «Oltre Tevere ci sono persone informate della possibilità che i resti di mia sorella possano essere nascosti li. Abbiamo ricevuto segnalazioni in questo senso». Dopo la denuncia della famiglia alle autorità Vaticane, si sono rivolte al Segretario di Stato Vaticano Cardinale Parolin e l’Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale di Oltre Tevere, ha disposto di aprire le tombe. L’apertura è per giovedì 11 luglio saranno presenti i consulenti dei familiari, la Gendarmeria Vaticana, i parenti delle persone seppellite nelle tombe interessate, sono coinvolti anche operai della Fabbrica di San Pietro per le operazioni di demolizione e ripristino delle lastre lapidee, nonché il Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano. Saranno quindi aperte la “Tomba dell’Angelo” in cui è sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe morta nel 1836 e quella in cui è sepolta la principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo morta nel 1840. A occuparsi delle analisi dei reperti e del prelevamento dei campioni per il successivo esame del DNA, sarà il Prof. Giovanni Arcudi uno dei maggiori esperti di antropologia forense, professore di Medicina Legale all’Università di Tor Vergata, che sarà coadiuvato da due assistenti.

In proposito il collega Andrea Tornielli, direttore del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede lo ha intervistato alla vigilia dell’attesa apertura. Il Prof Arcudi ha spiegato come avverrà il riconoscimento: «Prendiamo osso per osso e vediamo quali sono le sue caratteristiche. Inizieremo a fare indagini sui due scheletri. I tempi di attuazione sono dalle quattro alle cinque ore, e dall’analisi delle ossa possiamo proporre sicuramente una datazione approssimativa per i periodi che a noi servono – 50, 100, o 200 anni. Possiamo distinguere se è un osso che è stato lì 50 anni o 150 anni, possiamo fare la diagnosi di sesso e se le strutture ossee risulteranno ben conservate. Dopo questo primo esame inteso a escludere l’ipotesi che i resti scheletrici appartengano a persone diverse rispetto a quelle che sono state sepolte lì. In ogni caso l’esame del DNA verrà fatto per raggiungere la certezza e per escludere in maniera definitiva che nelle due tombe ci sia qualche reperto attribuibile alla povera Emanuela».

Dopo l’estrazione del DNA bisognerà attendere da un minimo di 20 giorni fino a 60 giorni per l’esito dell’esame. Ricordiamo che Padre Gabriele Amorth (ora scomparso) definito nel 2012 dal  quotidiano La Stampa come “capo mondiale degli esorcisti” dichiarò al giornale che la giovane Emanuela Orlandi sarebbe morta in un’orgia di pedofili tenutasi in Vaticano. Nelle Sacre Stanze aleggia un certo scetticismo circa la possibilità di trovare in territorio vaticano i resti della giovane. Monsignor Gianfranco Girotti già reggente della Penitenzieria Apostolica, da sempre interessato al caso ha dichiarato che: «la decisone di aprire le due tombe è stata presa per farla finita con questa storia. Capisco e rispetto il dolore della famiglia come rispetto il desiderio di sapere dove stia questa ragazza. Ma dopo tutti questi anni insistere con caparbietà mi sembra fuori posto».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Cruxnow, 9News, BBC, New York Times

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