La fuga rocambolesca dal Tunnel 29 realizzato da due studenti italiani

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Muro di Berlino: quando l’Europa era divisa da due ideologie – 2a parte – continuano i racconti di coloro che sono scappati dalla Germania est nel trentennale della Caduta

3 Novembre 2019 | di | Europa

Continua (vedi la prima parte)

La fuga più avventurosa e laboriosa fu quella progettata e messa in atto da due studenti italiani, Domenico Sesta e Luigi Spina studenti dell’Università di Berlino insieme a Hasso Herschell di Berlino Est che voleva ricongiungersi con la sua famiglia. Hasso era stato un campione giovanile di nuoto nella Germania dell’Est ma nel 1953 il suo nome entrò negli archivi della Stasi (polizia politica tedesca orientale), per aver partecipato a dimostrazioni di piazza con altri giovani che chiedevano maggiori libertà. Dopo essere stato rinchiuso per altri reati (mercato nero) nel carcere di Dresda per cinque anni, nel 1961 era riuscito a scappare grazie a un passaporto falso. A est era però rimasta la famiglia, fu così che Herschell nella primavera del 1962 entrò in contatto con i due studenti italiani.

Il progetto per la costruzione di un tunnel fu finanziato dall’americana Nbc che voleva avere le immagini della fuga in esclusiva. Vi parteciparono, allo scavo, decine di volontari tra operai e studenti. Il trio visionò mappe catastali per trovare un ingresso in zona est. I due italiani che in quanto stranieri potevano spostarsi liberamente tra i due territori, individuarono una cantina posta in Bernauer Strasse oltre il Muro nella zona est. La cantina apparteneva a un bulgaro che accettò di aiutare i giovani. Trovata la porta a Est, si concentrarono per lo sbocco a Ovest e decisero di sfruttare una enorme fabbrica in Wolgarstestrasse in parte bombardata e iniziarono a scavare. Il tunnel doveva essere lungo circa 170 metri e si trovava a sei metri sotto al livello del suolo. Realizzarono una linea elettrica per illuminare la galleria e una telefonica. Le spese da affrontare erano ingenti e presto i soldi finirono.

Un inviato a Berlino del network americano Nbc venne a conoscenza, non si sa come, della storia. Si offrì di finanziare la realizzazione dello scavo con 7.500 dollari in cambio della produzione di un film documentario. In questo modo un giornalista avrebbe raccontato al mondo la loro impresa. Tutto si complicò quando la Casa Bianca attraverso la sua intelligence di Berlino Ovest, venne informata del fatto. John F. Kennedy da poco era stato eletto presidente degli Stati Uniti e messo a conoscenza dello scavo finanziato dagli americani, temeva uno scandalo internazionale. Non si doveva diffondere la notizia che le televisioni americane incoraggiavano le fughe da Berlino est, né potevano essere ammesse provocazioni. Fu dato l’ordine di evitare azioni che avrebbero messo a repentaglio la sicurezza nazionale.

Il direttore della Nbc invece, non sentì ragioni, il suo inviato doveva fare il filmato. A un anno dall’inizio degli scavi i giovani fissarono la data della grande fuga per il 7 agosto 1962. Ma la Stasi era già stata allertata da un informatore segreto, un infiltrato che lavorava all’Ovest. Il risultato fu che, prima della fuga, dei novanta aspiranti profughi quaranta ne vennero arrestati. In quei giorni di agosto violente manifestazioni contro il regime comunista infiammarono le piazze di Berlino Est. La gente chiedeva a gran voce ai Paesi occidentali di intervenire. Il mondo fu ad un passo dalla guerra. Gli unici a non perdere la calma furono Herschell, Spina e Sesta che fissarono una nuova data per la fuga dei loro amici e parenti, il 14 settembre. Questa volta il colpo riuscì e ventinove fuggitivi raggiusero l’Ovest, rannicchiati, spaventati, sporchi di terra e di fango. Alla fine del tunnel rimasero abbagliati dalle luci dei riflettori della Nbc che riprendeva la scena. La Stasi non ci mise molto a scoprire il passaggio segreto che fu allagato, ma grazie alla ostinazione del trio decine di persone avevano acquistato la libertà.

Di gallerie sotterranee ne furono costruite ben 135 ognuna di esse fu ricordata a seconda del numero delle persone che erano riuscite a fuggire all’Ovest. Iltunnel di Thomasdeve la sua popolarità all’uomo più anziano che lo percorse: Max Thomas di 81 anni. I due più giovani uomini che lo seguirono furono un ragazzo di 18 anni e uno di 55, mentre le donne andavano dai 48 ai 65 anni. Il tunnel partiva da Est era lungo 32 metri largo 80 e alto 170cm. Riuscirono ad arrivare ad Ovest nella notte del 5 maggio del 1962.

Peter Fechter faceva il muratore a Berlino Est e aveva diciotto anni quando fu colpito nel tentativo di saltare il muro. Rimase per oltre un’ora agonizzante nella famigeratastriscia della morte”, il terreno che divideva i due muri paralleli. Nessuno delle guardie dell’Est chiamò i soccorsi il tutto sotto gli sguardi di giornalisti e cittadini occidentali che gridavano indignati contro i poliziotti. A sparare furono proprio loro quando si accorsero che Peter con l’amico Helmut Kulbeck stavano fuggendo. Il loro piano era semplice; dovevano nascondersi in un laboratorio di falegnameria, saltare dalla finestra e scavalcare i due muri per ritrovarsi nel quartiere Kreuzberg a Berlino Ovest. Helmut riuscì nell’impresa mentre Fechter fu colpito al bacino e cadde sotto gli occhi di tutti.

Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il governo della Germania Est, nella persona del ministro della Propaganda Gunther Schabowsky, annunciò che le visite a Berlino Ovest sarebbero state permesse. Migliaia di esultanti tedeschi dell’Est si diressero verso la barriera e iniziarono a demolirla mentre le guardie di frontiera, prive di ordini, guardavano allibite i loro concittadini senza intervenire. Nelle settimane successive parti del muro furono demolite e portate via dalla folla per farvi souvenir. Ancora oggi c’è un fiorente commercio di questi piccoli frammenti tutti però dichiaratamente falsi.

Per il periodo che va dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 molti furono i cittadini dell’Est che persero la vita sotto i colpi della polizia di frontiera nel tentativo di passare il Muro e raggiungere la libertà. Vi sono dati diversi. Per il “Centro di Ricerca sulla Storia Contemporanea” finanziato dallo Stato tedesco le vittime sarebbero state 138 tra cui otto soldati della polizia di frontiera in servizio, mentre secondo l’Associazione che gestisce il “Museo del Checkpoint Charlie” le vittime sarebbero state 245. Dopo la riunificazione della Germania furono processati vertici militari, politici e soldati della ex Germania Est. Vi furono 131 procedimenti contro 277 persone. Solo la metà si conclusero con sentenze di condanna.

Venerdì 8 novembre, a Roma presso Spazio EuropaEUROCOMUNICAZIONE realizzerà un workshop sul Trentennale della Caduta del Muro di Berlino: ecco qui il programma. Per maggiori informazioni scrivete a redazione@eurocomunicazione.com

 

Giancarlo Cocco

Foto © Berlinermauer3b, Wdr

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