Malta sull’orlo del baratro. L’importanza della libertà di stampa

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Come le rivelazioni delle ultime settimane sull’assassino della giornalista Daphne Caruana Galizia hanno portato la politica isolana verso il totale collasso morale

2 Dicembre 2019 | di | Attualità - Europa - Politica

Il terremoto politico in Malta è cominciato con una piccola scossa, il 19 di novembre. Quel giorno il primo ministro Joseph Muscat, capo del partito laborista, ha dichiarato d’avere firmato una lettera in cui si impegnava a ottenere un perdono presidenziale, per un soggetto di recente arrestato in connessione con l’assassinio della giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia; ma solo a condizione che avesse svelato tutto ciò che sapeva del caso alla polizia.Joseph Muscat

«La polizia ha svolto un’operazione coordinata con Interpol, dove fra le persone arrestate per riciclaggio di soldi, c’era un individuo connesso con l’omicidio di Daphne Caruana Galizia» ha dichiarato Muscat.

Il soggetto era Melvin Theuma, un tassista della località di Birkirkara, in passato implicato in vari casi di usura, secondo il registro del tribunale. Ora Theuma è imputato di avere fatto da intermediario fra i sicari e i mandanti dell’assassinio. Il suo avvocato ha chiesto un perdono in cambio della sua testimonianza, e del nome della persona che ha ordinato l’omicidio di Caruana Galizia. Per giunta i media maltesi hanno riferito che Theuma possiede delle prove, tra cui registrazioni audio, che corroborerebbero le sue affermazioni.

Nell’ottobre 2017 Caruana Galizia fu uccisa da una bomba che fece esplodere la sua automobile. Quindici giorni prima della sua morte la blogger fece una denuncia alla polizia per minacce ricevute contro la sua persona. Al tempo della sua morte era considerata una dei giornalisti più visibili, importanti, e intrepidi di Malta.

Nei mesi precedenti alla sua uccisione lei aveva lanciato dal suo blog, Running Commentary, delle accuse gravissime contro gli alti vertici del governo maltese: corruzzione, riciclaggio illecito di denaro, frode e manipolazione della magistratura e delle forze dell’ordine. Inoltre investigando i famigerati Panama Papers (una massa di documenti trapelati da una società legale con sede a Panama, che svelavano un mondo labirintico di società fantasma e prestanome usate da una schiera internazionale di ricchi e potenti per celare movimenti ambigui di denaro), Caruana Galizia scriveva di avere scoperto che due stretti alleati del primo ministro, il capo di Gabinetto Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi, avevano dei legami sospetti con due società fantasma panamensi, che hanno ricevuto considerevoli pagamenti d’origine dubbia.

L’omicidio di Caruana Galizia, così simile per tipologia a un assassinio mafioso, ha sgomentato non solo l’isola ma quasi tutto il mondo. Con voce unanime le associazioni giornalistiche avevano espresso, con parole nette e forti, il loro choc che nell’Unione europea del ventunesimo secolo, un giornalista dovesse ancora temere per la propria incolumità nell’esercizio del mestiere. Pertanto l’omicidio della giornalista è stato dichiarato un’onta non solo per Malta, ma per tutta l’Unione.

Nel dicembre dello stesso anno furono arrestati i fratelli Alfred e George Degiorgio, e Vincent Muscat, (omonimo, nessuna relazione col primo ministro) sotto accusa di essere i sicari che avevano messo e fatto esplodere la bomba nell’automobile di Caruana Galizia. I tre sospetti si sono dichiarati innocenti e hanno rifiutato di collaborare con la magistratura. L’indagine a quel punto si inceppò e tanti temettero che il nome del mandante dell’assassinio sarebbe rimasto ignoto. Vari gruppi di diritti umani europei, e gruppi della società civile maltese, tra cui i figli di Caruana Galizia, incolpavano il governo di deliberatamente rallentare e ostacolare le indagini.

Nel susseguirsi dei mesi frequenti veglie vennero organizzate in onore della memoria di Caruana Galizia. Ma anche iniziava quel triste alternarsi di tributi spontanei alla memoria della giornalista, e del loro rapido smantellamento da parte delle forze dell’ordine. Uno dei luoghi di più accesa contesa era il monumento opposto al tribunale di giustizia in Valletta, dove ogni settimana venivano deposti dei fiori, delle candele, e delle foto per commemorare Daphne, solo per essere quasi subito rimossi da agenti della polizia.

Ma a volte la giustizia arriva prima graduale e poi all’improvviso, come dimostrano queste ultime settimane. Dopo che a Theuma era stato promesso un perdono, evidentemente ha cominciato a parlare, perché la magistratura e la polizia hanno agito subito. E qui è iniziato quell’affannoso succedersi di eventi che hanno portato al quasi totale collasso della credibilità politica e morale del governo maltese.

Poco prima dell’alba di mercoledì 20 novembre Yorgen Fenech, ricchissimo imprenditore maltese, viene arrestato da membri delle forze armate di Malta a bordo del suo opulente yacht Gio, mentre tentava di fuggire dal Paese. Voci corrono, alcune dicono che la sua meta fosse l’Italia, altri la Tunisia. Lo stesso giorno l’ufficio del primo ministro conferma le speculazioni che Fenech sia stato arrestato in quanto “persona di interesse” nell’investigazione dell’omicidio di Caruana Galizia.

Pertanto emerge che Fenech è il titolare della società 17 Black, registrata a Dubai, che secondo le informazioni ricavate dai Panama Papers, effettuava regolari pagamenti di 5.000 euro al giorno verso due società registrate a Panama, Hearnville e Tillgate, che rispettivamente sono intitolate a Konrad Mizzi e Keith Schembri. Precisamente i due alleati di Muscat che Caruana Galizia aveva accusato di avere fondato delle società fantasma panamensi, per facilitare pagamenti illeciti e intraciabili in cambio di favori politici.

Gli esponenti dell’opposizione immediatamente dichiarano la posizione di Muscat insostenibile, chiedendo le sue istantanee dimissioni, e affermando la necessità che la giustizia segua il suo corso senza essere ostacolata. La stessa sera vengono indette proteste da vari gruppi della società civile maltese fuori dagli uffici del primo ministro, in piazza Castille a Valletta. Il seguente giorno Fenech viene rimesso in libertà provvisoria su cauzione, perché secondo la legge maltese dal momento in cui un soggetto viene detenuto la polizia ha quarantotto ore per incriminarlo o per rilasciarlo.

Venerdì 22 novembre Fenech viene arrestato e interrogato di nuovo. Il capo dell’opposizione Adrian Della apertamente dichiara il Paese in stato di crisi costituzionale e incontra il presidente della Repubblica George Vella, incoraggiandolo a esprimersi sulla situazione ormai ritenuta precipitosa. Una seconda protesta a piazza Castille attira una folla di migliaia di persone che rinnovano la richiesta per le immediate dimissioni del primo ministro.

Arriviamo quindi a sabato 23, quando il ministro dell’Economia Chris Cardona viene interrogato dalla polizia in relazione all’omicidio di Caruana Galizia. Mentre domenica 24 Fenech è arrestato e interrogato per la terza volta. Contemporaneamente il ministro dell’Educazione, in un post su Facebook, sollecita le dimissioni di Mizzi e Schembri scrivendo: «L’albero è più importante di qualunque dei suoi rami. Konrad Mizzi e Keith Schembri hanno la scelta di dimettersi nell’interesse della gente per cui il partito Laborista è stato formato. Altrimenti, se il partito Laborista non prende cura dell’albero si appassirà e morirà. Deve essere fatto prima che sia troppo tardi.»

Lunedì 25 novembre Mizzi dichiara ai giornalisti che lui non darà le dimissioni perché non è in nessun modo coinvolto nell’indagine sull’omicidio di Caruana Galizia. Parimenti Schembri declina di offrire qualsiasi commento pubblico. Poi, il diluvio. Martedì mattina le forze di polizia irrompono in casa di Schembri e lo interrogano in quanto soggetto coinvolto con l’indagine. Il primo ministro annuncia le sue dimissioni e nomina un nuovo capo di gabinetto. Anche Mizzi presenta le sue dimissioni, e Cardona si dichiara “auto sospeso” dal suo ufficio. Protestanti si radunano ancora a Vallette urlando gli slogan: “ladri” e “assassini”, tirando uova alle automobili dei ministri.

Schembri viene arrestato. Arrestato anche il medico comune di Schembri e Fenech, Adrian Vella, sotto accusa di aver illegalmente scambiato dei messaggi tra di loro. L’Unione europea afferma l’intenzione di mandare un urgente “fact-finding mission” la settimana seguente a Malta. Intanto sia Schembri che Vella vengono rilasciati dalla polizia.

Venerdì 29 novembre, nel tribunale di  Valletta, Fenech dichiara ai  magistrati presenti che Schembri era l’originale ideatore e mandante dell’assassinio di Caruana Galizia.

Una miscela d’oltraggiose speculazioni e notizie seguono una l’altra durante tutta la giornata. Che Schembri avesse consigliato, tramite il loro comune medico Vella, a Fenech di prendere il suo yacht e fuggire verso la Tunisia, per poi recarsi a Dubai dove sarebbe stato al sicuro; che Muscat avesse presentato una denuncia alla polizia il giorno prima per ricatto, a causa di un messaggio ricevuto da Fenech informandolo che se non gli fosse stato offerto un perdono, avrebbe testimoniato di aver svolto due chiamate telefoniche con lui alcuni mesi prima; che Fenech e Schembri abbiano complottato per incastrare Cardona come l’originale mandante dell’assassinio, di nuovo scambiandosi lettere scritte a mano tramite Vella.

In una conferenza d’emergenza fra i massimi esponenti del partito Laborista, Muscat comunica che intende dare le dimissioni immediatamente. Però nel pomeriggio del stesso giorno, in una conferenza televisiva, annuncia che rimarrà in ufficio finche non sarà conclusa l’investigazione sull’omicidio di Caruana Galizia. Il partito Laborista inizia preparativi per l’elezione di un nuovo capo entro il 18 gennaio, ma non si sa se Muscat intenda rimanere al timone fino ad allora.

Sabato sera Fenech viene alla fine accusato ufficialmente: di complicità nell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia; di promuovere o finanziare un’organizzazione criminale; di cospirazione per commettere un reato. Lui si dichiara non colpevole di tutte le imputazioni.

Erano presenti il marito, i figli, i genitori, e la sorella di Caruana Galizia mentre l’ispettore Keith Arnaud ha letto tutte le accuse contro Fenech; Il quale dovrà apparire in tribunale entro i prossimi quindici giorni da l’imputazione. Dopo la fine della sessione la famiglia di Caruana Galizia richiede ufficialmente le dimissioni di Muscat. «Noi adesso esigiamo che il primo ministro lasci il suo ufficio, e che il Parlamento, con effetto immediato, permetta una libera a completa investigazione sul ruolo di lui e di Keith Schembri nell’assassinio di Daphne».

Due anni fa, quando fu brutalmente uccisa Caruana Galizia, l’appellativo “Stato mafia” era solo scandito da alcuni appartenenti all’opposizione politica. Ma ora dopo questi giorni affannosi, quell’appellativo rimane sotto gli occhi di tutti, e avvertire lo sguardo è pressoché impossibile. Al momento in cui pubblichiamo ancora non si sa se Muscat si dimetterà subito o pure no. A dire il vero non importa più di tanto.

Riepiloghiamo i fatti: in un Stato membro dell’Unione europea una giornalista che stava indagando di corruzione e malaffare ai vertici del governo è stata trucidata; flagranti accuse contro figure potenti sia del mondo politico sia del mondo imprenditoriale sono state continuamente sminuite e derise, dalle stesse persone il cui onere era di garantire la giustizia e difendere le liberta dei loro concittadini; e infine sotto il naso del primo ministro sembra fossero proprio alcuni suoi ministri ad aver congiurato insieme a nefasti imprenditori, e ordinato l’assassinio di una giornalista che tentava di mettere allo scoperto le loro malefatte.

Non c’è nessuna azione che il governo, partito Laborista, o primo ministro possano intraprendere, per cancellare quella insidiosa parola “Stato mafia” che è ormai ripetuta in buona parte del Paese. Forse è anche giusto cosi. Le cose vanno chiamate col loro vero nome. Giornalisti onesti e coraggiosi, come Caruana Galizia, non mirano a fare altro che esattamente questo. Dare i veri nomi alle cose, anche se ciò ci inorridisce. In nome della verità e della libertà di stampa.

 

Sikandar Amiji

Foto © Times of Malta, Wikimedia Commons, BBC.

 

 

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