Papa Francesco a Camerino tra i terremotati

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Nell’omelia del pontefice nelle Marche c’è l’invito a farsi ciascuno «costruttori di bene e consolatori di cuori, senza aspettare che siano gli altri a cominciare»

16 Giugno 2019 | di | Religione

Visita lampo di Bergoglio questa domenica in cui la Chiesa celebra la SS Trinità, a Camerino nelle Marche, per portare conforto ai tanti che hanno sofferto il sisma del 2016. La presenza di Papa Francesco è il segno che la Chiesa non dimentica coloro che da tre anni vivono momenti di difficoltà. «Il Santo Padre viene qui per curare le ferite della gente in questo “ospedale da campo”» ha dichiarato Monsignore Francesco Massara, dall’ottobre dello scorso anno alla guida dell’arcidiocesi di Camerino, commentando la bella notizia ai cittadini camerti.

Storicamente i camerti erano una tribù umbra che valicò l’Appennino e incontrò in questa terra un piccolo popolo, gli Umbri Camerti per l’appunto. Fondarono qui una nuova città che chiamarono dapprima Cameria e in seguito Camerino. Nel 309 a.C. strinsero un trattato con i Romani ed ebbero il privilegio della cittadinanza romana, confermata da Gaio Mario nel 101 a.C. e da Settimio Severo nel 210 d.C. Nel IV secolo i Camerti erano considerati forti guerrieri e durante la seconda guerra punica 600 di essi combatterono con Roma.

Il cristianesimo si diffuse gradualmente quando i primi apostoli penetrarono a Camerino dall’Umbria attraverso la Via Flaminia. Subì le invasioni barbariche, in particolare dei Goti. Secondo una leggenda fu il santo patrono Venanzio a impedire, nel VI secolo, che Camerino fosse presa, combattendo a fianco dei camerinesi. Sconfitti i Goti nel 552, la città appartenne ai bizantini fino al 592. Anche i Longobardi vennero dall’Umbria e dal 601 fu sede di marchesato e di ducato talora incorporato, talora disgiunto, da quello di Spoleto.

Di origine longobarda fu un grande vescovo dell’epoca Sant’Ansovino. Questo nome longobardo deriva da Ans (Dio) e Win (Amico) quindi Ansovino significa “amico di Dio”. Fu eletto vescovo di Camerino e morì nell’868, dimostrandosi, durante la sua esistenza, vero padre dei poveri e degli afflitti ed è uno dei patroni della città. La penetrazione monastica iniziò dal IX secolo, sorsero  complessi monastici a San Lorenzo in Doliolo, a Santa Maria di Rambona nei pressi di Pollenza. Nel periodo feudale (1050) il marchese Bonifacio occupò la città per poi trasferirla alla figlia contessa Matilde che la donò alla Chiesa nel 1077.

Già nell’anno 1000 Camerino fu comune fiorente e indipendente, furono coniate monete raffiguranti San Venanzio  e Sant’Ansovino. Divenuta roccaforte guelfa e sede della legislazione pontificia, nel 1259 fu distrutta dalle truppe imperiali di Manfredi. Gran parte della popolazione fu uccisa, ma alcuni si salvarono fuggendo da un buco delle mura che conduceva in aperta campagna. C’è da dire che in molti paesi delle Marche che furono assediate nel passato, non è raro incontrare nelle cantine delle vecchie abitazioni, cunicoli che portano all’esterno delle mura cittadine, vere e proprie vie di fuga contro i briganti, ma anche utilizzate nella seconda guerra mondiale per sfuggire ai rastrellamenti delle truppe tedesche.

Ritornando alla storia  di Camerino, nel XIII secolo fu Gentile da Varano che stabilì le basi per la signoria della sua famiglia su questa cittadina. Nel 1382 Giovanni da Varano costruì una barriera lunga dodici chilometri di torri, fossi e sbarramenti per difendere la città.  Sotto questa Signoria, che si prolunga fino alla metà del 500,  Camerino conobbe una intensa vitalità politica e culturale, interrotta, nel 1502, dallo spodestamento di Giulio Cesare da Varano da parte di Valentino Borgia. Nel 1545 la città ritorna sotto il dominio della Santa Sede come Delegazione Apostolica. Nel 1809, in età napoleonica la città venne inglobata con le altre Marche di Fermo e Ancona divenendo capoluogo di distretto. Nel 1860, a seguito di plebiscito fu annessa al Regno d’Italia.

Tornando alla visita del Papa, non a caso è stata scelta la solennità della SS.Trinità in quanto in questo giorno, prima domenica dopo la Pentecoste, la Chiesa invita tutti a non abbandonarsi alla rassegnazione. I cittadini di Camerino e delle Marche hanno accolto il Papa con grandi striscioni “Ridateci la nostra dignità” e l’Arcivescovo Massari nel suo discorso ha ricordato al Papa, ma principalmente agli organi di governo che: «questo era un territorio pieno di luce e di colori, ricco di storia, spazio di accoglienza e di libertà, ma un brutto giorno la cecità ossia il terremoto ha deturpato questo territorio e lo sconforto ha intaccato i cuori delle persone confinandoli ai bordi della strada. Ha sventrato le case e ha dato vita a un ulteriore terremoto, quello delle promesse, la ricostruzione è ingabbiata dai lacci della burocrazia generando sconforto e delusione, specie tra le nuove generazioni derubate del loro futuro».

L’arcivescovo ha proseguito ringraziando il Santo Padre per la sua visita «segno tangibile che Ella è ora qui per dare coraggio a tutti noi dopo il dramma. La sua concreta vicinanza ci rammenta che Dio chiama sempre e ciò significa che Dio ci ama e che ognuno è chiamato a rispondere all’Amore di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo». Papa Francesco prima della messa in Piazza Cavour allestita su un palco in quanto la cattedrale è stata gravemente lesionata dal sisma, ha incontrato nelle casette prefabbricate, alcuni anziani, ognuno aveva preparato per il Santo Padre, come è d’uso nelle contrade marchigiane accogliere ospiti di riguardo,  un dolce.

Nonna Maria, 92 anni, dopo l’incontro nella sua casa con Bergoglio che la ha confortata, in quanto nel sisma ha perduto tutto ciò che aveva, ha dichiarato ai giornalisti «non scorderò mai questo giorno, il più bello della nostra vita». Papa Francesco ha visitato, munito di un casco bianco offertogli dai Vigili del Fuoco, l’interno della cattedrale sventrata dal sisma e ha donato alla statua della Madonna lesionata, della quale è rimasta solo il volto, un fascio di fiori. Nella sua omelia durante la messa Papa Francesco  ha detto: «Dio si ricorda di noi pur con le nostre fragilità, perché gli stiamo a cuore. Mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta Dio, non ci lascia nel dimenticatoio. Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare, per riconciliarsi e andare d’accordo. Chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti, ricomincia, riprova, ricostruisce».

Papa Francesco con le sue parole dà poi una strigliata a chi dovrebbe provvedere a queste popolazioni che hanno perduto tutto nel terremoto e prosegue: «Sono passati quasi tre anni e il rischio è che l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore spinge invece a ricordare, riparare, ricostruire e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre» ha concluso. Papa Francesco dopo la visita a Loreto, ha voluto con questa suo intervento a Camerino, rincuorare le popolazioni sulla  vicinanza della Chiesa e bacchettare “chi di dovere” a darsi da fare per aiuti concreti senza interferenze della burocrazia.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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