L’Italia perde il gasdotto South Stream?

Gazprom porta il terminal finale in Austria: motivi economici alla base della decisione, ma potrebbe trattarsi della prima ritorsione russa alle sanzioni Ue

Il gasdotto South Stream, la colossale infrastruttura progettata per trasportare il gas dal Caucaso russo all’Europa occidentale by-passando l’Ucraina, non avrà più lo sbocco in Italia: il gigante energetico statale Gazprom ha firmato la scorsa settimana un memorandum d’intesa con la compagnia energetica di Stato austriaca OMV per la costruzione della sezione finale del gasdotto dall’Ungheria ai sobborghi di Vienna, e ciò, secondo quanto dichiarato alla Reuters da fonti molto vicine a Gazprom (e per questo ritenute molto attendibili) porterà automaticamente alla cancellazione del terminal di smistamento in Italia, che nel progetto originario avrebbe dovuto essere costruito al Tarvisio: «Il gas proveniente dalla Russia si fermerà in un hub nei pressi della capitale austriaca, da dove poi raggiungerà le varie destinazioni di consegna attraverso gasdotti già esistenti».

Stando sempre a quanto riferito dalla misteriosa fonte, la motivazione di questa improvvisa variante di progetto sarebbe di natura economica: «Il consumo di gas in Italia è calato in modo significativo rispetto agli anni in cui il progetto venne ipotizzato per la prima volta: per questo consegnare il gas all’hub austriaco rappresenta un’opzione di più elevata efficienza, anche perché – continua la fonte – con l’eliminazione dello sbocco in Italia il costo del progetto, del valore di quasi 40 miliardi di dollari, si ridurrà almeno di un miliardo».

Ma è difficile ipotizzare la totale assenza di motivazioni politiche dietro la decisione russa, che arriva al termine di un convulso periodo per le relazioni tra l’Ue e Mosca sullo sfondo della crisi ucraina. Sebbene sia Gazprom che il suo boss Aleksej Miller (uomo vicinissimo a Vladimir Putin) non siano stati colpiti dalle sanzioni che Bruxelles ha promosso contro la Russia, il Cremlino sembra aver messo in atto la prima delle minacciate ritorsioni contro l’Ue. Di certo, non deve essere piaciuto a Mosca l’annuncio del governo italiano (poi subito smentito) di un possibile “congelamento” del progetto South Stream a favore del Trans Adriatic Pipeline (TAP), il gasdotto che attraverso l’Adriatico porterà il gas dall’Azerbaijan fino in Puglia, e l’ITGI, il gasdotto d’interconnessione tra Italia, Turchia e Grecia.

Come pure, sembra non casuale che questa fuga di notizie sia avvenuta all’indomani delle dichiarazioni di Paolo Scaroni, AD uscente di Eni, su di un ruolo attivo della compagnia energetica italiana in Ucraina al posto della Gazprom: il che farebbe ipotizzare ad una frizione molto seria tra i due principali azionisti e fautori di South Stream, di cui Eni detiene il 20 per cento del progetto.

Alessandro Ronga

Foto © European Community, 2014

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