Crisi libica, come deve rispondere l’Occidente

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Alla vigilia del vertice straordinario di Bruxelles, che dovrà sancire come bloccare gli sbarchi di migranti verso l’Europa, incontro all’Istituto Affari Internazionali

La Libia di oggi è notevolmente diversa dal Paese che nel 2011 affossò, con l’aiuto della Nato, il regime del Colonnello Gheddafi. Le potenze occidentali si illusero che attaccando la Jamahiria avrebbero avviato la Libia a diventare una democrazia di tipo occidentale. Ad un solo anno dalla morte del colonnello, Bengasi e Tripoli erano già ai ferri corti, sorgeva quindi un separatismo che ripristinava le diverse realtà etniche fra Cirenaica,Tripolitania e Fezzan, le stesse che Gheddafi con l’uso astuto del bastone e della carota era riuscito, per oltre quaranta anni, a tenere unite.

Alla vigilia del vertice straordinario europeo di Bruxelles che dovrà sancire come bloccare gli sbarchi di migranti verso l’Europa, si è parlato della crisi libica presso l’Istituto Affari Internazionali, nel corso di una conferenza presieduta da Riccardo Alcaro, responsabile di ricerca e con l’intervento del Prof. Roberto Aliboni, consigliere scientifico dell’Istituto e di Karim Mezran del Rafik Center for the Middle East dell’Atlantic Council di Washington. Erano presenti anche alcuni ambasciatori che nel passato hanno ricoperto la carica di rappresentanti d’Italia in terra libica e in Irak.

DSCN8898«Oggi la situazione è notevolmente peggiorata» – ha dichiarato Aliboni nel suo intervento – «ed è complicata dal fatto che in Libia agiscono oltre 200 milizie e 140 tribù». Due differenti governi si contendono la legittimità, uno fa capo a Tripoli e Misurata l’altro a Tobruk in Cirenaica. Il primo è una coalizione di milizie islamiste sponsorizzate dal Qatar e dalla Turchia, il secondo, presieduto dal generale Khalifa Haftar, riconosciuto ufficialmente a livello internazionale, è appoggiato dall’Arabia Saudita, dall’Egitto, dalla Russia e in un certo grado dal governo francese che auspicherebbe, con una divisione della Libia, il controllo del Fezzan, tutelando, di riflesso i propri interessi nel Sahel.

Il governo del Cairo intervenendo apertamente nella crisi libica con raid di cielo e terra all’indomani della decapitazione dei cristiani copti egiziani da parte dell’ISIS, ha cercato in ogni modo di coinvolgere nel conflitto le potenze occidentali chiamandole apertamente a schierarsi a favore del governo di Tobruk. Mezrak ha detto senza mezzi termini che con Gheddafi c’era una parte consistente di cittadini che lo appoggiavano e che disconoscerli, da parte delle potenze occidentali, è stato un grosso errore geo-politico. «Altro errore – sempre per Mezrak – è stato il ritiro della Nato che invece doveva restare sul territorio per pacificare e controllare tutte le milizie. Ora manca una leadership tra le due fazioni”.

DSCN8901Aliboni ha rivelato che l’Isis che ha preso in mano l’emigrazione clandestina, è composto in maggioranza da ex militari di Gheddafi l’Europa deve quindi farsi carico di una soluzione che faccia uscire quel Paese dalla guerra civile . Purtroppo fino a qualche giorno fa mancava una coesione politica e una fattiva adesione contro il terrorismo. E’ di ieri la notizia dell’arresto in Francia di un islamico che stava preparando un attentato contro due chiese. L’interesse dell’Egitto alla pacificazione è prioritario per contrastare la Fratellanza Musulmana. Uno degli ambasciatori, presenti alla conferenza, ha ipotizzato un piano B nel caso fallisse la mediazione dell’incaricato Onu, lo spagnolo Leon. L’Egitto potrebbe intervenire militarmente in Libia contro l’islamismo con mandato internazionale, per contrastare la potente criminalità organizzata, che si è estesa a tutto il territorio e che lucrando sugli immigrati – si parla di 4000 dollari per ogni persona accolta sui barconi – porterebbe la Libia fuori controllo per sempre.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco.

L’immagine d’apertura è uno striscione fotografato in Piazza Montecitorio dopo il naufragio dei migranti

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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